mercoledì 23 dicembre 2009
circolo della stampa, una mostra su palatucci
Al Circolo della stampa dal 23 dicembre 2009 al 10 gennaio 2010 mostra per il centenario della nascita di Giovanni Palatucci organizzata dall'Amministrazione Provinciale e dall'Ordine dei Giornalisti. Il 30 dicembre intervista pubblica al prefetto Carlo De Stefano sui suoi 40 anni di carriera ai vertici della polizia di Stato. “Per essere liberi Come Giovanni” è il titolo di una mostra realizzata in occasione del centenario della nascita di Giovanni Palatucci, l’eroico questore di Fiume italiana originario di Montella che con il suo sacrificio salvò la vita a migliaia di ebrei negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. La mostra, al termine di un lungo giro in numerose città italiane, arriva ad Avellino per iniziativa della Provincia di Avellino e dell’Ordine regionale dei giornalisti, ospitata nei locali del circolo della Stampa di Corso Vittorio Emanuele. L’inaugurazione è fissata per mercoledì 23 dicembre alle 17, alla presenza del presidente della Provincia Cosimo Sibilia, del presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti Ottavio Lucarelli e del segretario regionale dell’Assostampa Gianni Colucci. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 10 gennaio con orario dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.
venerdì 4 dicembre 2009
il contratto secondo Morabito
Anche a me capita di tenere lezioni ai praticanti che si apprestano all'esame.Mi capita da mesi, e m'è successo proprio in concomitanza del rinnovo contrattuale. Per la verità distribuisco dispensine, un po' depurate, tratte dal sito dell'fnsi. Mi riservo il commento "a voce", ed è un commento che deriva dalla per me traumatica vertenza del giornale per cui lavoro che - in qualche modo - ha aperto la stagione degli stati di crisi dell'editoria italiana. Un nuovo contratto (e le contraddizioni e le polemiche e gli scontri che ne hanno accompagnato la nascita, compreso il referendum ex post) e una crisi aziendale vissuta in prima persona dovendo applicare anche nuovi strumenti ultra-416, sono stati una bella esperienza. Ma quando ho letto quelle dispense che si distribuiscono ai corsi dell'ordine di Fiuggi firmate da Morabito (seduto accanto a me nella vertenza al ministero del lavoro di cui sopra), i sensi di colpa che mi vengono mentre commento il nuovo contratto ai praticanti campani, beh mi passano.Quindi vi invito a leggere quel che Morabito scrive,non vedo a che serva la censura quando finanche criticare la carta costituzionale in Italia è diventato sport nazionale...
il link al sito di Abruzzo:
http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4771
il link al sito di Abruzzo:
http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4771
lunedì 23 novembre 2009
Circolo Avellino, diamolo ai giovani
Lavorare ad un progetto per il circolo dela stampa di Avellino. Da oggi, dopo l'inaugurazione dei locali (ore 16,30, corso Vittorio Emanuele) mettiamoci al lavoro. Dobbiamo ricostruire l'attività sociale sostanzialmete, per dare a questo circolo un senso ed un ruolo.
Il paradosso? La Provincia ha dovuto costruire una relazione con l'Ordine regionale, trovando l'inteligente sensibilità del presidente Ottavio Lucarelli, per aprire la sede. Ad Avellino non c'era - anche per responsabiltà di un'associazionr regionale troppo concentrata sulle tematiche napolicentriche - ormai da un ventennio nessuna istitizione che raccogliesse i colleghi. Ora che c'è il contenitore, potranno fiorire le idee? Se non si farà come al solito a gara per mettere cappello sul circolo ed alimentare scontri perdonali, forse sì. Che siano i giornaisti più giovani a prenderne la gestione, quelli di una certa età hanno altro da fare.
Il paradosso? La Provincia ha dovuto costruire una relazione con l'Ordine regionale, trovando l'inteligente sensibilità del presidente Ottavio Lucarelli, per aprire la sede. Ad Avellino non c'era - anche per responsabiltà di un'associazionr regionale troppo concentrata sulle tematiche napolicentriche - ormai da un ventennio nessuna istitizione che raccogliesse i colleghi. Ora che c'è il contenitore, potranno fiorire le idee? Se non si farà come al solito a gara per mettere cappello sul circolo ed alimentare scontri perdonali, forse sì. Che siano i giornaisti più giovani a prenderne la gestione, quelli di una certa età hanno altro da fare.
La prima proposta per il Circolo della stampa
Avellino, 21 novembre 2009. “Un Master in critica giornalistica cinematografica da inserire tra le future attività dell’ex Eliseo sia uno dei primi progetti concreti da realizzare in sinergia con il Circolo della stampa di Avellino”.
Alla vigilia della riapertura della storica sede del circolo dei giornalisti in città, il presidente della Commissione Cultura del Comune di Avellino Luca Cipriano avanza una proposta per mettere in sinergia le istituzioni e l’Ordine dei Giornalisti della Campania.
“Sarebbe opportuno che la casa dei giornalisti irpini diventi il motore per iniziative di qualità, oltre che un presidio di servizi amministrativi e sindacali utili alla categoria – spiega Cipriano -. Come Amministrazione comunale stiamo discutendo del futuro dell’Eliseo, nell’obiettivo di creare ad Avellino una Casa del Cinema che possa valorizzare tutte le espressioni artistiche locali, dalla storia del Laceno d’oro di Camillo Marino e della tradizione di Cinema Sud all’impegno delle associazioni e degli appassionati di cinema in città.
Perché allora non immaginare di lavorare in sinergia con l’Ordine dei Giornalisti per l’istituzione di un Master in giornalismo cinematografico che possa formare critici e operatori della comunicazione nel campo del cinema, del teatro, dello spettacolo e della televisione ? Si tratta di figure professionali di alta specializzazione, richieste dal mercato.
Il Master sarebbe un’iniziativa di qualità, da concordare con il mondo universitario e che garantirebbe ad Avellino una sua unicità nel campo della formazione e nel mondo del lavoro.
In questo il Circolo della stampa potrebbe avere un ruolo cardine, facendo da cerniera tra i giornalisti, gli esperti e le istituzioni per la realizzazione del progetto”.
Lunedì 23 novembre, alle 15.30, il consigliere Cipriano effettuerà con il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli un sopralluogo presso l’ex Eliseo per illustrare le caratteristiche della struttura e il progetto di istituzione del Master universitario.
“L’inaugurazione del Circolo della Stampa – conclude Cipriano – potrebbe essere anche l’occasione per rendere omaggio alla figura di Antonio Aurigemma, uno dei giornalisti irpini più prestigiosi e autorevoli, scomparso due anni fa. Intitolare ad Aurigemma il Circolo della Stampa sarebbe un atto dovuto per ricordare l’impegno, la professionalità e la passione di un uomo che è stato da esempio per i giornalisti e gli avellinesi”.
Alla vigilia della riapertura della storica sede del circolo dei giornalisti in città, il presidente della Commissione Cultura del Comune di Avellino Luca Cipriano avanza una proposta per mettere in sinergia le istituzioni e l’Ordine dei Giornalisti della Campania.
“Sarebbe opportuno che la casa dei giornalisti irpini diventi il motore per iniziative di qualità, oltre che un presidio di servizi amministrativi e sindacali utili alla categoria – spiega Cipriano -. Come Amministrazione comunale stiamo discutendo del futuro dell’Eliseo, nell’obiettivo di creare ad Avellino una Casa del Cinema che possa valorizzare tutte le espressioni artistiche locali, dalla storia del Laceno d’oro di Camillo Marino e della tradizione di Cinema Sud all’impegno delle associazioni e degli appassionati di cinema in città.
Perché allora non immaginare di lavorare in sinergia con l’Ordine dei Giornalisti per l’istituzione di un Master in giornalismo cinematografico che possa formare critici e operatori della comunicazione nel campo del cinema, del teatro, dello spettacolo e della televisione ? Si tratta di figure professionali di alta specializzazione, richieste dal mercato.
Il Master sarebbe un’iniziativa di qualità, da concordare con il mondo universitario e che garantirebbe ad Avellino una sua unicità nel campo della formazione e nel mondo del lavoro.
In questo il Circolo della stampa potrebbe avere un ruolo cardine, facendo da cerniera tra i giornalisti, gli esperti e le istituzioni per la realizzazione del progetto”.
Lunedì 23 novembre, alle 15.30, il consigliere Cipriano effettuerà con il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli un sopralluogo presso l’ex Eliseo per illustrare le caratteristiche della struttura e il progetto di istituzione del Master universitario.
“L’inaugurazione del Circolo della Stampa – conclude Cipriano – potrebbe essere anche l’occasione per rendere omaggio alla figura di Antonio Aurigemma, uno dei giornalisti irpini più prestigiosi e autorevoli, scomparso due anni fa. Intitolare ad Aurigemma il Circolo della Stampa sarebbe un atto dovuto per ricordare l’impegno, la professionalità e la passione di un uomo che è stato da esempio per i giornalisti e gli avellinesi”.
lunedì 16 novembre 2009
a proposito di circoli
sul Mattino,edizione di Avellino,ho pubblicato questo articolo
Il 23 novembre saranno riaperte le sale storiche del Circolo della stampa di Avellino nella sede prestigiosa dal palazzo di Governo. Un’occasione per riflettere sulla necessità di riempire quelle stanze di un impegno concreto a favore della categoria dei giornalisti. I tentativi, anche recenti, di intimidazione nei confronti dei colleghi, se non altro, significano che rimaniamo sempre al centro dei fatti, che riusciamo a documentare, anche in situazioni difficili, la vita quotidiana. Siamo insomma testimoni di una provincia che cambia, delle sue contraddizioni, della sua vicenda politica e civile (spesso ce ne dimentichiamo noi stessi nel flusso quotidiano del lavoro). Un confronto senza retorica sulla professione, dovrebbe essere il cuore della giornata in cui si inaugura la sede del Circolo. E se la città che ha avuto almeno tre sindaci-giornalisti a guidarla, ha già tributato un riconoscimento, come dire, finanche elettorale alla nostra categoria, ora toccherebbe a noi. Come? Innanzitutto, ricostruendo un brano di vita associativa, ma sopratutto facendo del circolo una grande stanza sulla città, aperta ai giovani, alla cultura, all’arte. Una stanza aperta anche sulla professione che muta, fatta molto più di giornalisti free lance, con contratti da precario, occupati anche negli uffici stampa delle istituzioni, che lavorano con le nuove tecnologie (come si sa, il giornale non è solo di carta). Ricordandosi che i giornalisti documentano ciò che avviene nei palazzi della politica, delle istituzioni, dell’economia ma non ne fanno parte, andiamo al Circolo con l’orgoglio ferito di una categoria che un po’ di smalto ha perso, dilaniata dalle troppe differenze che ha al suo interno. Lungi dal chiedere un riconoscimento istituzionale, attraverso una sede in un palazzo istituzionale, i giornalisti avellinesi occupino quello spazio pubblico per tenere in piedi un forte legame con la comunità cittadina. Dimentichiamoci il quadretto d'antan del fumoso circolo dopolavoristico, con il nobile tressette e i giornali affastellati, e immaginiamoci una luminosa stanza della cultura aperta alla città. Ai giovani che fanno questo lavoro, Ordine dei giornalisti e Sindacato non possono proporre un "santuario" della professione, ma uno spazio dei servizi (assistenza sindacale, ordinistica e assicurativa) oggi purtroppo centralizzati nelle sedi di Napoli di Ordine e Assostampa. Il prefetto Blasco, il presidente della Provincia Sibilia, hanno colto questa esigenza della categoria, pretendano che i giornalisti offrano stimoli alla città utilizzando al meglio questa opportunità. Una nuova Associazione dei giornalisti avellinesi ha, oggi, un motivo in più per rinascere.
* Segretario regionale sindacato dei giornalisti della Campania
Il 23 novembre saranno riaperte le sale storiche del Circolo della stampa di Avellino nella sede prestigiosa dal palazzo di Governo. Un’occasione per riflettere sulla necessità di riempire quelle stanze di un impegno concreto a favore della categoria dei giornalisti. I tentativi, anche recenti, di intimidazione nei confronti dei colleghi, se non altro, significano che rimaniamo sempre al centro dei fatti, che riusciamo a documentare, anche in situazioni difficili, la vita quotidiana. Siamo insomma testimoni di una provincia che cambia, delle sue contraddizioni, della sua vicenda politica e civile (spesso ce ne dimentichiamo noi stessi nel flusso quotidiano del lavoro). Un confronto senza retorica sulla professione, dovrebbe essere il cuore della giornata in cui si inaugura la sede del Circolo. E se la città che ha avuto almeno tre sindaci-giornalisti a guidarla, ha già tributato un riconoscimento, come dire, finanche elettorale alla nostra categoria, ora toccherebbe a noi. Come? Innanzitutto, ricostruendo un brano di vita associativa, ma sopratutto facendo del circolo una grande stanza sulla città, aperta ai giovani, alla cultura, all’arte. Una stanza aperta anche sulla professione che muta, fatta molto più di giornalisti free lance, con contratti da precario, occupati anche negli uffici stampa delle istituzioni, che lavorano con le nuove tecnologie (come si sa, il giornale non è solo di carta). Ricordandosi che i giornalisti documentano ciò che avviene nei palazzi della politica, delle istituzioni, dell’economia ma non ne fanno parte, andiamo al Circolo con l’orgoglio ferito di una categoria che un po’ di smalto ha perso, dilaniata dalle troppe differenze che ha al suo interno. Lungi dal chiedere un riconoscimento istituzionale, attraverso una sede in un palazzo istituzionale, i giornalisti avellinesi occupino quello spazio pubblico per tenere in piedi un forte legame con la comunità cittadina. Dimentichiamoci il quadretto d'antan del fumoso circolo dopolavoristico, con il nobile tressette e i giornali affastellati, e immaginiamoci una luminosa stanza della cultura aperta alla città. Ai giovani che fanno questo lavoro, Ordine dei giornalisti e Sindacato non possono proporre un "santuario" della professione, ma uno spazio dei servizi (assistenza sindacale, ordinistica e assicurativa) oggi purtroppo centralizzati nelle sedi di Napoli di Ordine e Assostampa. Il prefetto Blasco, il presidente della Provincia Sibilia, hanno colto questa esigenza della categoria, pretendano che i giornalisti offrano stimoli alla città utilizzando al meglio questa opportunità. Una nuova Associazione dei giornalisti avellinesi ha, oggi, un motivo in più per rinascere.
* Segretario regionale sindacato dei giornalisti della Campania
il libro di Pirozzi
Curato dal giornalista e studioso della shoah Nico Pirozzi sarà ripubblicato, per i tipi della casa editrice napoletana Cento Autori, il pamphlet elaborato da Maurizio Valenzi Ebrei Italiani di fronte al “razzismo”. Scritto dall’ex sindaco di Napoli nel 1938 a Tunisi, il lavoro è una testimonianza inedita del Valenzi ebreo, che da spettatore ebbe modo di assistere alla svolta razzista impressa da Mussolini all’Italia, a conclusione di un lungo processo di avvicinamento alla Germania. Un processo che tendeva ad annullare tutte le dissonanze esistenti tra fascismo e nazismo. Un’opera che è anche una puntuale denuncia di un italiano che vedeva avvicinarsi i lampi di una nuova terribile guerra, conclusasi con lo sterminio di sei milioni di ebrei.
“Si tratta – anticipa Nico Pirozzi, che ha curato la riedizione del volume - di un Valenzi inedito, quello che emerge dalle pagine del suo saggio. A denunciare la politica razzista dell’Italia di Mussolini, in quel lontano 1938, non è il Valenzi comunista, ma il Valenzi ebreo, preoccupato per la sorte che il fascismo ha riservato a migliaia di altri ebrei, indipendentemente dalla casacca politica che, in passato, hanno indossato”.
“È un libro – spiega Pietro Valente, fondatore della casa editrice Cento Autori, che il prossimo mese di gennaio porterà in libreria il volume di Valenzi - che vuole essere anche un omaggio postumo a una persona che ha creduto nella democrazia e nei valori dell’uomo. Che a testa alta ha percorso un intero secolo, senza mai inciampare”.
La pubblicazione del libro Ebrei Italiani di fronte al “razzismo” è stata nei giorni scorsi nel corso delle celebrazioni organizzate dalla Fondazione Valenzi per ricordare i cento anni dell’ex sindaco di Napoli, al Maschio Angioino.
“Si tratta – anticipa Nico Pirozzi, che ha curato la riedizione del volume - di un Valenzi inedito, quello che emerge dalle pagine del suo saggio. A denunciare la politica razzista dell’Italia di Mussolini, in quel lontano 1938, non è il Valenzi comunista, ma il Valenzi ebreo, preoccupato per la sorte che il fascismo ha riservato a migliaia di altri ebrei, indipendentemente dalla casacca politica che, in passato, hanno indossato”.
“È un libro – spiega Pietro Valente, fondatore della casa editrice Cento Autori, che il prossimo mese di gennaio porterà in libreria il volume di Valenzi - che vuole essere anche un omaggio postumo a una persona che ha creduto nella democrazia e nei valori dell’uomo. Che a testa alta ha percorso un intero secolo, senza mai inciampare”.
La pubblicazione del libro Ebrei Italiani di fronte al “razzismo” è stata nei giorni scorsi nel corso delle celebrazioni organizzate dalla Fondazione Valenzi per ricordare i cento anni dell’ex sindaco di Napoli, al Maschio Angioino.
domenica 8 novembre 2009
Ma perchè i giornalisti?
(ANSA) - NAPOLI, 8 NOV - L'Ordine dei Giornalisti della Campania esprime, in una nota, solidarietà
alla collega Barbara Ciarcia e all'operatore Francesco Lignite di Canale 58, aggrediti a Monteforte
Irpino mentre raccoglievano notizie sull'uxoricidio-suicidio di un agente della polizia penitenziaria di Bellizzi Irpino che ha assassinato la moglie e si è ucciso.
I giornalisti erano nei pressi dell'abitazione dell'agente quando sono stati circondati e aggrediti da una trentina di abitanti del quartere periferico di Monteforte. L'Ordine invita tutte le forze di polizia della Campania a tutelare i giornalisti e gli operatori in ogni area di una regione in cui fare cronaca è ogni giorno più rischioso.(ANSA).
Mi chiedo se di quei trenta almeno uno sarà identificato.
alla collega Barbara Ciarcia e all'operatore Francesco Lignite di Canale 58, aggrediti a Monteforte
Irpino mentre raccoglievano notizie sull'uxoricidio-suicidio di un agente della polizia penitenziaria di Bellizzi Irpino che ha assassinato la moglie e si è ucciso.
I giornalisti erano nei pressi dell'abitazione dell'agente quando sono stati circondati e aggrediti da una trentina di abitanti del quartere periferico di Monteforte. L'Ordine invita tutte le forze di polizia della Campania a tutelare i giornalisti e gli operatori in ogni area di una regione in cui fare cronaca è ogni giorno più rischioso.(ANSA).
Mi chiedo se di quei trenta almeno uno sarà identificato.
mercoledì 7 ottobre 2009
Media.Ecosistema in cambiamento
PARLA GURU MEDIA OSPITE A FESTIVAL GIORNALISMO FERRARA DAL 2/10 (di Titti
Santamato) (ANSA) - ROMA, 30 SET - «Il cambiamento è già in atto e riguarda la
diversificazione dell'ecosistema dei media: più voci, più prospettive, piattaforme differenti e in
evoluzione.
Abbiamo ancora redazioni tradizionali e giornalisti, ma queste saranno sempre più integrate
da un largo network di blogger professionisti, amatoriali, esperti, organizzazioni no profit,
semplici cittadini»: così Steven Berlin Johnson, giornalista e guru dei media, spiega all'ANSA la
sua visione del futuro dei media. Johnson sarà al festival del giornalismo di Ferrara, quest'anno
alla sua terza edizione, dedicata alla comunicazione ai tempi dei new media. La
manifestazione, che si terrà dal 2 al 4 ottobre, ospiterà anche Roberto Saviano e assegnerà il
premio di giornalismo d'inchiesta dedicato ad Anna Politkovskaja.
«I social network, in particolare, avranno un ruolo sempre maggiore sia sulle notizie che sulla
scelta delle stesse. La selezione della storia principale, invece che dai direttori dei giornali, sarà
sempre più influenzata dai vostri amici di Twitter e Facebook», aggiunge Johnson, 41 anni,
americano, autore di 'Tutto quello che fa male ti fa benè e di altri libri di successo che esplorano
le interrelazioni tra scienza, tecnologia, media e mondo reale. Sarà anche a Milano il 5 ottobre
per Meet the Media Guru, il programma di incontri con i protagonisti internazionali della cultura
digitale.
Cosa ne pensa del pagamento delle news online, proposta lanciata da Rupert Murdoch su cui
l'editoria mondiale dibatte?
«Al contrario di quello che dicono alcuni miei colleghi secondo me vale la pena provare -
afferma Johnson -. Tutti pensavano che pagare per la musica non potesse più funzionare
nell'era digitale, invece Apple ha trasformato iTunes in un registratore di cassa. Penso che sia
giusto provare, ovviamente sarebbe stato meglio se le micro transazioni fossero entrate
nell'architettura del web dall'inizio».
In Italia e non solo, in questo momento Google è al centro dell'attenzione degli editori, che ne
pensa? «Sono un grande fan di Google Books, è stato di grande aiuto nella ricerca del mio
ultimo libro The Invention of Air - dice Johnson -. Penso che sia molto importante per la nostra
società assicurare che i libri siano digitalizzati e diventino parte di una piattaforma web sui cui le
persone possano lavorare. Ovviamente, trovo anche giusto che gli autori siano compensati per il
loro lavoro anch'io vivo di questo. Ma in generale penso che è molto importante che i libri
diventino parte del network digitale».
Qual è secondo Johnson, il fenomeno mediatico attuale più interessante? «La localizzazione -
risponde -. Il web geografico è un campo affascinante e dà informazioni su tutto quello che
accade grazie anche a mappe online e mezzi come gli Iphone. Stiamo costruendo, e molto
velocemente, una sovrapposizione digitale della realtà. È la cosa che mi interessa di più al
momento e infatti sarà l'argomento del mio prossimo libro». (ANSA).
Santamato) (ANSA) - ROMA, 30 SET - «Il cambiamento è già in atto e riguarda la
diversificazione dell'ecosistema dei media: più voci, più prospettive, piattaforme differenti e in
evoluzione.
Abbiamo ancora redazioni tradizionali e giornalisti, ma queste saranno sempre più integrate
da un largo network di blogger professionisti, amatoriali, esperti, organizzazioni no profit,
semplici cittadini»: così Steven Berlin Johnson, giornalista e guru dei media, spiega all'ANSA la
sua visione del futuro dei media. Johnson sarà al festival del giornalismo di Ferrara, quest'anno
alla sua terza edizione, dedicata alla comunicazione ai tempi dei new media. La
manifestazione, che si terrà dal 2 al 4 ottobre, ospiterà anche Roberto Saviano e assegnerà il
premio di giornalismo d'inchiesta dedicato ad Anna Politkovskaja.
«I social network, in particolare, avranno un ruolo sempre maggiore sia sulle notizie che sulla
scelta delle stesse. La selezione della storia principale, invece che dai direttori dei giornali, sarà
sempre più influenzata dai vostri amici di Twitter e Facebook», aggiunge Johnson, 41 anni,
americano, autore di 'Tutto quello che fa male ti fa benè e di altri libri di successo che esplorano
le interrelazioni tra scienza, tecnologia, media e mondo reale. Sarà anche a Milano il 5 ottobre
per Meet the Media Guru, il programma di incontri con i protagonisti internazionali della cultura
digitale.
Cosa ne pensa del pagamento delle news online, proposta lanciata da Rupert Murdoch su cui
l'editoria mondiale dibatte?
«Al contrario di quello che dicono alcuni miei colleghi secondo me vale la pena provare -
afferma Johnson -. Tutti pensavano che pagare per la musica non potesse più funzionare
nell'era digitale, invece Apple ha trasformato iTunes in un registratore di cassa. Penso che sia
giusto provare, ovviamente sarebbe stato meglio se le micro transazioni fossero entrate
nell'architettura del web dall'inizio».
In Italia e non solo, in questo momento Google è al centro dell'attenzione degli editori, che ne
pensa? «Sono un grande fan di Google Books, è stato di grande aiuto nella ricerca del mio
ultimo libro The Invention of Air - dice Johnson -. Penso che sia molto importante per la nostra
società assicurare che i libri siano digitalizzati e diventino parte di una piattaforma web sui cui le
persone possano lavorare. Ovviamente, trovo anche giusto che gli autori siano compensati per il
loro lavoro anch'io vivo di questo. Ma in generale penso che è molto importante che i libri
diventino parte del network digitale».
Qual è secondo Johnson, il fenomeno mediatico attuale più interessante? «La localizzazione -
risponde -. Il web geografico è un campo affascinante e dà informazioni su tutto quello che
accade grazie anche a mappe online e mezzi come gli Iphone. Stiamo costruendo, e molto
velocemente, una sovrapposizione digitale della realtà. È la cosa che mi interessa di più al
momento e infatti sarà l'argomento del mio prossimo libro». (ANSA).
ma guarda se devo citare Feltri....
(ANSA) - ROMA, 21 SET - «La crisi della carta stampata è stata molto aggravata dalla crisi
economica generale, qualche intervento può servire. Ma non credo che il futuro dei quotidiani
sia segnato. Prima o poi si riprenderanno, così potranno continuare a sopravvivere nonostante
internet, che è una discarica, e la tv, che è invadente ma comunque funziona»: così il direttore de
Il Giornale Vittorio Feltri commenta l'apertura del presidente americano Barack Obama a
interventi legislativi che aprano la strada al salvataggio dei giornali.
Obama, aggiunge, «con il suo governo ha aiutato un pò tutti. Quindi non ci vedo niente di
strano nel fatto che estenda gli aiuti anche ai giornali in crisi». Per Feltri «ormai le notizie
vengono triturate dalla televisione. Ad esempio, nel caso della morte dei nostri soldati a Kabul,
siamo arrivati 24 ore dopo, e in effetti i quotidiani non hanno registrato neanche un soprassalto
nelle vendite. Anzi, sono diminuite di qualche copia rispetto alla solita diffusione. Significa che la
concorrenza forte è quella della televisione. Ma non non possiamo ucciderla, l'abbiamo voluta e
ce la teniamo».
La soluzione, per Feltri, è «correggere il tiro, dedicarci di più alle opinioni, agli
approfondimenti e alle interpretazioni, piuttosto che a dare notizie. Dobbiamo renderci conto
che la musica è cambiata. Molti di noi stentano a capirlo. La fatica c'è, ma possiamo
sopportarla».
Per quanto riguarda Il Giornale in particolare, «abbiamo dimostrato che non rimaniamo legati
alla notizia nuda e cruda, cerchiamo di fare qualcosa di più, cerchiamo di trovare notizie inedite,
altrimenti non si capisce perchè la gente dovrebbe comprare i giornali. Anche Libero è nato con
quei concetti e i risultati si sono visti. Non sono il Padreterno, mi affido anche ai bilanci. E -
conclude - , se i conti tornano, vuol dire che hai lavorato bene». (ANSA).
economica generale, qualche intervento può servire. Ma non credo che il futuro dei quotidiani
sia segnato. Prima o poi si riprenderanno, così potranno continuare a sopravvivere nonostante
internet, che è una discarica, e la tv, che è invadente ma comunque funziona»: così il direttore de
Il Giornale Vittorio Feltri commenta l'apertura del presidente americano Barack Obama a
interventi legislativi che aprano la strada al salvataggio dei giornali.
Obama, aggiunge, «con il suo governo ha aiutato un pò tutti. Quindi non ci vedo niente di
strano nel fatto che estenda gli aiuti anche ai giornali in crisi». Per Feltri «ormai le notizie
vengono triturate dalla televisione. Ad esempio, nel caso della morte dei nostri soldati a Kabul,
siamo arrivati 24 ore dopo, e in effetti i quotidiani non hanno registrato neanche un soprassalto
nelle vendite. Anzi, sono diminuite di qualche copia rispetto alla solita diffusione. Significa che la
concorrenza forte è quella della televisione. Ma non non possiamo ucciderla, l'abbiamo voluta e
ce la teniamo».
La soluzione, per Feltri, è «correggere il tiro, dedicarci di più alle opinioni, agli
approfondimenti e alle interpretazioni, piuttosto che a dare notizie. Dobbiamo renderci conto
che la musica è cambiata. Molti di noi stentano a capirlo. La fatica c'è, ma possiamo
sopportarla».
Per quanto riguarda Il Giornale in particolare, «abbiamo dimostrato che non rimaniamo legati
alla notizia nuda e cruda, cerchiamo di fare qualcosa di più, cerchiamo di trovare notizie inedite,
altrimenti non si capisce perchè la gente dovrebbe comprare i giornali. Anche Libero è nato con
quei concetti e i risultati si sono visti. Non sono il Padreterno, mi affido anche ai bilanci. E -
conclude - , se i conti tornano, vuol dire che hai lavorato bene». (ANSA).
venerdì 21 agosto 2009
inchiostro elettronico
Negli Usa la carta stampata si anima, quasi come i giornali dei film di Harry Potter. I lettori del mensile Entertainment Weekly potranno infatti vedere immagini in movimento sulle pagine del numero in edicola a partire da metà settembre negli Stati Uniti, grazie a uno schermo ultra sottile, simile a quello dei cellulari, realizzato grazie alla tecnologia dell«inchiostro
elettronico».
Per vedere il video pubblicitario, con spot della Pepsi e del network televisivo Cbs sulla prossima stagione tv, basterà aprire la pagina del giornale, attivando così le immagini sullo schermo inserito nella rivista.
La tecnologia e-ink è stata già utilizzata l'anno scorso per «movimentare» la copertina della rivista 'Esquire', ma questa è la prima volta che viene usata per spot pubblicitari e su questa scala. I primi a poter 'leggere gli spot' saranno, dal 18 settembre, gli abbonati di Entertainment Weekly di New York e Los Angeles, ma visti i costi di produzione degli schermi e dell'allestimento, difficilmente la copia con il video verrà inviata a tutti gli 1,8 milioni di abbonati.
Secondo quanto scrive oggi il Financial Times, anche se le compagnie coinvolte nell'operazione non hanno voluto rivelare i costi della promozione, un esperto del settore ha stimato che per sole centomila copie raggiungono già cifre nell'ordine delle sette cifre.(ANSA)
elettronico».
Per vedere il video pubblicitario, con spot della Pepsi e del network televisivo Cbs sulla prossima stagione tv, basterà aprire la pagina del giornale, attivando così le immagini sullo schermo inserito nella rivista.
La tecnologia e-ink è stata già utilizzata l'anno scorso per «movimentare» la copertina della rivista 'Esquire', ma questa è la prima volta che viene usata per spot pubblicitari e su questa scala. I primi a poter 'leggere gli spot' saranno, dal 18 settembre, gli abbonati di Entertainment Weekly di New York e Los Angeles, ma visti i costi di produzione degli schermi e dell'allestimento, difficilmente la copia con il video verrà inviata a tutti gli 1,8 milioni di abbonati.
Secondo quanto scrive oggi il Financial Times, anche se le compagnie coinvolte nell'operazione non hanno voluto rivelare i costi della promozione, un esperto del settore ha stimato che per sole centomila copie raggiungono già cifre nell'ordine delle sette cifre.(ANSA)
venerdì 10 luglio 2009
Capezzuto va
L'undicesima sezione penale del tribunale di Napoli, giudice Carlo Spagna, ha condannato Luigi Giuliano, appartenente all'omonima famiglia camorristica di Forcella e sua moglie Carmela De Rosa (genitori di Salvatore Giuliano, condannato come l’autore dell’omicidio della giovane Annalisa Durante) per il reato di violenza privata, rispettivamente a 2 anni e 6 mesi di reclusione e 2 anni e 2 mesi, e al risarcimento del danno nei confronti del cronista Arnaldo Capezzuto. Capezzuto era stato minacciato dai coniugi Giuliano, denunciando gli atti intimidatori. Luigi Giuliano e sua moglie Carmela De Rosa sono stati condannati anche al
risarcimento del danno a favore delle parti civili: il cronista Arnaldo Capezzuto e l'Ordine dei giornalisti della Campania rappresentati in aula dal presidente Ottavio Lucarelli andranno
rispettivamente le somme di 10 e 25 mila euro. Giuliano e De Rosa sono stati condannati per violenza privata esercitata nei confronti di Capezzuto e consistito nell'averlo minacciato in più occasioni per il contenuto degli articoli scritti sul quotidiano Napoli più relativi al processo per l'omicidio di Annalisa Durante tra maggio e novembre 2005.
risarcimento del danno a favore delle parti civili: il cronista Arnaldo Capezzuto e l'Ordine dei giornalisti della Campania rappresentati in aula dal presidente Ottavio Lucarelli andranno
rispettivamente le somme di 10 e 25 mila euro. Giuliano e De Rosa sono stati condannati per violenza privata esercitata nei confronti di Capezzuto e consistito nell'averlo minacciato in più occasioni per il contenuto degli articoli scritti sul quotidiano Napoli più relativi al processo per l'omicidio di Annalisa Durante tra maggio e novembre 2005.
Da l'Aquila
«Lei è sicuro di essere un giornalista? E' sicuro di sentirsi bene?». Quasi credeva alle sue orecchie Berlusconi. Doveva essere la conferenza stampa più dura della sua carriera politica, il big match con la stampa internazionale, Silvio contro il quarto potere mondiale. E invece le Monde, il Guardian, il Sunday Times sono rimasti in silenzio. Meno male che c'era la gloriosa stampa italiana, sentinella dei lettori contro il potere, a tenere alta la bandiera dela categoria.
«Presidente, lei e Obama siete i leader di maggiore successo mondiale: se lo aspettava?», esordisce l'inviato di Qn. Segue Antonio Preziosi (Giornale Radio).: «Lei ha creato un momento storico...». L'inviata di Rainews 24 Simonetta Guidotti: «La sua scommessa è stata vinta, io c'ero quando lei ebbe questo momento di lucida follia...».
Mario Prignano di Libero: «Lei parla di governance mondiale: sta pensando di riformare l'Onu?». Ambrosini dell'Ansa: «I risultati di questo vertice che lei definisce eccellenti...».
Franco Gizzi, si qualifica come ufficio stampa dell'Enel: «Volevo ringraziale per la favolosa intuizione che ci ha fatto sognare di dedicare le sue preziose ferie all'Aquila...». E qui il Cavaliere trasecola: «Ma lei si sente bene?». Forse pensa di stare su scherzi a parte.
(dal sito dell'Adusbef)
«Presidente, lei e Obama siete i leader di maggiore successo mondiale: se lo aspettava?», esordisce l'inviato di Qn. Segue Antonio Preziosi (Giornale Radio).: «Lei ha creato un momento storico...». L'inviata di Rainews 24 Simonetta Guidotti: «La sua scommessa è stata vinta, io c'ero quando lei ebbe questo momento di lucida follia...».
Mario Prignano di Libero: «Lei parla di governance mondiale: sta pensando di riformare l'Onu?». Ambrosini dell'Ansa: «I risultati di questo vertice che lei definisce eccellenti...».
Franco Gizzi, si qualifica come ufficio stampa dell'Enel: «Volevo ringraziale per la favolosa intuizione che ci ha fatto sognare di dedicare le sue preziose ferie all'Aquila...». E qui il Cavaliere trasecola: «Ma lei si sente bene?». Forse pensa di stare su scherzi a parte.
(dal sito dell'Adusbef)
sabato 23 maggio 2009
Pagare le news
Ne leggo tante su come fare soldi con le news, su internet e sui giornali. A Borgo Bagnaia per il convegno Crescere tra le righe, organizzato dall'Osservatorio permanente giovani-editori di Andrea Ceccherini. la posizione più interessante m'è sembrata quella del segretario della Fnsi Franco Siddi: «ègiusto che il dibattito si apra, perchè l'informazione professionale ha un valore e costa. Nessuno ha la soluzione in tasca su come procedere: quella dei micropagamenti è un'ipotesi che cresce. Tuttavia forse ci sono anche altre strade: penso a una normativa internazionale sul diritto d'autore e a formule da agganciare a nuovi modelli di business editoriale. Un esempio potrebbe essere agganciare all'acquisto del giornale tradizionale l'accesso diretto ad una parte dei contenuti on line, garantiti dallo stesso marchio e dalla stessa redazione, e formule privilegiate di pagamento per archivi, documenti e altro materiale di pregio. Peraltro se serve un nuovo modello di business, è necessario anche ripensare come arricchire la qualità dei giornali, la diversificazione dell'informazione tra piattaforme diverse di comunicazione, evitando anche la decadenza di uno sfrenato copia e incolla».
giovedì 14 maggio 2009
giovedì 7 maggio 2009
Kindle
NEW YORK – Un dispositivo di facile utilizzo, simile a Kindle di Amazon, per accedere, a pagamento, aslle testate dell'impero News Corp., dal Wall Street Journal al Times di Londra al New York Post. È la rivoluzionaria proposta del re australiano dei media Rupert Murdoch, che ha chiamato a rapporto i dirigenti della sua News Corp di Londra, Sydney e New York, chiedendogli di mettere a punto al più presto un sistema per far pagare agli utenti l'accesso alle sue news via web. Col solito tempismo degno del suo leggendario acume finanziario, Murdoch dà così un segnale importante agli editori di giornali di tutto il mondo, in crisi a causa dell'esodo dei lettori – e degli inserzionisti – verso il Web. «Per Murdoch - scrive Peter Lauria sul Post - si tratta di una netta rottura con la tesi secondo cui le notizie online debbano essere offerte gratis e monetizzate soltanto attraverso la pubblicità».
NEWS A PAGAMENTO - E se fino ad oggi i gruppi multimediali, non solo americani, continuano ad incontrare ostacoli nel convincere gli utenti a «pagare per leggere online», presto questi ultimi potrebbero non avere scelta. Soprattutto se vogliono continuare ad accedere a news di qualità, confezionate da reporter e inviati professionisti, con costi non indifferenti per le loro aziende. E a giudicare dalle reazioni della blogosfera all'articolo, la maggior parte dei lettori si dice «pronta ad aprire il portafoglio».
IL PROGETTO - Per mettere a punto il nuovo «gadget» Murdoch ha riunito una squadra di dirigenti d'alto calibro che include il figlio James Murdoch, oggi dirigente della News Corp, il Ceo della Dow Jones Les Hinton e Jonathan Miller, ex numero uno della AOL, oggi responsabile di tutte le operazioni digitali del gruppo. All'indomani dell'acquisto del Journal, solo due anni fa, Murdoch aveva contemplato l'idea di aprire gratuitamente l'accesso al sito. Ma più tardi cambiò idea dopo aver realizzato che, una volta eliminati gli introiti generati dagli abbonamenti online, non avrebbe potuto colmare l'inevitabile deficit. A dargli ragione è stata la chiusura a catena, nell’ultimo anno, di alcune delle testate americane più storiche e longeve, da Seattle a Denver e da Chicago a Los Angeles.
Alessandra Farkas
06 maggio 2009
NEWS A PAGAMENTO - E se fino ad oggi i gruppi multimediali, non solo americani, continuano ad incontrare ostacoli nel convincere gli utenti a «pagare per leggere online», presto questi ultimi potrebbero non avere scelta. Soprattutto se vogliono continuare ad accedere a news di qualità, confezionate da reporter e inviati professionisti, con costi non indifferenti per le loro aziende. E a giudicare dalle reazioni della blogosfera all'articolo, la maggior parte dei lettori si dice «pronta ad aprire il portafoglio».
IL PROGETTO - Per mettere a punto il nuovo «gadget» Murdoch ha riunito una squadra di dirigenti d'alto calibro che include il figlio James Murdoch, oggi dirigente della News Corp, il Ceo della Dow Jones Les Hinton e Jonathan Miller, ex numero uno della AOL, oggi responsabile di tutte le operazioni digitali del gruppo. All'indomani dell'acquisto del Journal, solo due anni fa, Murdoch aveva contemplato l'idea di aprire gratuitamente l'accesso al sito. Ma più tardi cambiò idea dopo aver realizzato che, una volta eliminati gli introiti generati dagli abbonamenti online, non avrebbe potuto colmare l'inevitabile deficit. A dargli ragione è stata la chiusura a catena, nell’ultimo anno, di alcune delle testate americane più storiche e longeve, da Seattle a Denver e da Chicago a Los Angeles.
Alessandra Farkas
06 maggio 2009
giovedì 16 aprile 2009
Un euro e tre centesimi
(ANSA) - ROMA, 16 APR - «Sarebbe stato un gran bel gesto se, nelle sue 27 cartelle di relazione, il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, avesse trovato tre righe per richiamare alcuni editori a comportamenti rispettosi per il lavoro dei giornalisti»: è il commento di Enzo Iacopino, segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, all'intervento del presidente degli editori all'assemblea annuale della Fieg.
«È facile, nella attuale contingenza, doveroso e giusto segnalare le gravi difficoltà del settore - afferma Iacopino in una nota - ma l'invito all'assunzione di responsabilità non può essere rivolto solo al governo, reclamando misure adeguate, e tanto meno ai giornalisti. Dov'è la responsabilità di quegli editori che pagano fino ad 1,03 (sì, 1 euro e 3 centesimi) a pezzo; quelli di quanti ne versano poco più di 3 e così via insultando la professionalità di migliaia di precari? I richiami al senso di responsabilità sono più credibili quando si ha la capacità di guardare per primi in casa propria. E sono doverosi - conclude - in una situazione di emergenza». (ANSA).
«È facile, nella attuale contingenza, doveroso e giusto segnalare le gravi difficoltà del settore - afferma Iacopino in una nota - ma l'invito all'assunzione di responsabilità non può essere rivolto solo al governo, reclamando misure adeguate, e tanto meno ai giornalisti. Dov'è la responsabilità di quegli editori che pagano fino ad 1,03 (sì, 1 euro e 3 centesimi) a pezzo; quelli di quanti ne versano poco più di 3 e così via insultando la professionalità di migliaia di precari? I richiami al senso di responsabilità sono più credibili quando si ha la capacità di guardare per primi in casa propria. E sono doverosi - conclude - in una situazione di emergenza». (ANSA).
mercoledì 15 aprile 2009
Piccoli (grandi) colleghi in prima linea
(ANSA) - CAMEROTA (SALERNO), 15 APR - Minacce di morte da Facebook: la magistratura indaga. Vittima delle minacce, un giornalista di Camerota (Salerno), Vincenzo Rubano, autore nelle scorse settimane di una serie di articoli, apparsi sui quotidiani La Città e La Repubblica, a proposito del fenomeno dell'abusivismo edilizio nella nota località balneare della costa cilentana. Al centro dell'indagine ignoti che, con nomi fittizi, attraverso il social network Facebook, avrebbero minacciato di morte il giornalista campano. L'indagine è scattata in seguito alla denuncia presentata alla magistratura dallo stesso Rubano per minacce e diffamazione.(ANSA).
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Minacce di morte per Lucio Rossomando. Il 34enne direttore di radio Castelluccio, ieri mattina, ha trovato una lettera minatoria nella buca postale di casa, lungo la statale 19. “Stavo rientrando a pranzo, mi sono fermato a controllare la posta. Nell’aprire una busta ho trovato un coltello a serramanico, con una lama di 9 centimetri”. Nella busta c’era anche una lettera con frasi minacciose. (da Il Mattino).
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Minacce di morte per Lucio Rossomando. Il 34enne direttore di radio Castelluccio, ieri mattina, ha trovato una lettera minatoria nella buca postale di casa, lungo la statale 19. “Stavo rientrando a pranzo, mi sono fermato a controllare la posta. Nell’aprire una busta ho trovato un coltello a serramanico, con una lama di 9 centimetri”. Nella busta c’era anche una lettera con frasi minacciose. (da Il Mattino).
lunedì 13 aprile 2009
fatevi da parte
Tre giorni fa il presidente della Repubblica Napolitano, all'Aquila, infastidito dalla ressa di fotografi e giornalisti, li aveva rimbrottati:"Fatevi da parte" -lo leggo sull'Andn Kronos, non l'ho visto sull'Ansa -. Ieri e oggi ancora, a Napoli, durante le sue passeggiate, giornalisti e fotografi sono stati tenuti a distanza dal presidente. Poi finisce finanche che al parco Virgiliano durante la passeggiata del presidente di stamattina- lo leggo sull'Ansa- due o tre giornalisti sono stati fermati e identificati. Pazienza ragazzi....
sabato 4 aprile 2009
Morabito, 25 risposte
incontro Fabio Morabito
Presidente dell'Associazione Stampa Romana
a Corso Vittorio Emanuele e mi racconta che....
1. E' positivo che il governo abbia stanziato dei soldi per finanziare gli
stati di crisi e ristrutturazione dei giornali?
E' positivo che sia lo Stato a pagare gli eventuali prepensionamenti, e non
più l'Inpgi, per il bene delle casse del nostro istituto di previdenza. E'
stato istituito un Fondo statale per i prepensionamenti dei giornalisti con
dotazione annua di 20 milioni di euro (10 milioni per i quotidiani e 10
milioni per i periodici).
2. E' un bene che siano stanziati tanti soldi?
No, perché sapendo che c'è un capitale così elevato a disposizione, gli
editori si sono messi in corsa per "assalire la diligenza" dei
finanziamenti. Se si dovesse "sforare" il tetto annuale, è prevista la
possibilità che siano gli editori a pagare per alimentare il Fondo. Ma è
chiaro che, toccato il "tetto", gli editori non saranno più così interessati
a cacciare i giornalisti. Venti milioni di euro all'anno basteranno per
cacciare 332 giornalisti. A carico degli editori, è previsto "un contributo
straordinario a capo di ciascuna azienda che farà ricorso a pensionamenti
anticipati a far data dall' entrata in vigore del presente accordo e sulla
base delle intese sindacali sottoscritte. Tale contributo è pari al 30% del
costo di ciascun pensionamento anticipato così come quantificato dall’ Inpgi
all'atto delle dimissioni del singolo giornalista interessato". Solo questa
norma potrebbe rappresentare un deterrente per gli editori.
3. Qual è stato il ruolo della Fnsi in questa decisione?
La Fnsi ha appoggiato la Fieg, che da sola non ce l'avrebbe fatta, perché
venissero stanziati questi fondi
4. Perché la Fnsi non si è battuta, al contrario, perché ci fosse un "tetto"
più basso?
Il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ha spiegato che alzando il
"tetto" per i prepensionamenti gli editori avrebbero concesso più soldi nei
minimi del nuovo contratto, e per questo lui ha appoggiato la Fieg.
5. L'Inpgi, e quindi le nostre pensioni, sarà danneggiata dai
prepensionamenti?
Sì, nonostante i soldi dello Stato. Si tratta sempre di entrate (i
contributi) che si trasformano in uscite (pensioni anticipate).
6. Gli stati di crisi creeranno nuovi posti di lavoro?
No. Il primo provvedimento che gli editori prendono, in una richiesta di
stato di crisi, è di non rinnovare i contratti a tempo determinato. E la
parola d'ordine è: blocco del turn over. Quindi i primi ad essere
danneggiati saranno i giovani. Del resto, per accedere ai prepensionamenti
gli editori devono presentare una richiesta di attivazione della Cassa
integrazione straordinaria per ristrutturazione e riorganizzazione in
presenza di crisi aziendale. Si tratta di ricorso a denaro pubblico, e se lo
Stato concede soldi per cacciare degli occupati, non può accettare che
vengano fatte assunzioni.
7. Quali sono le ripercussioni sul mercato del lavoro nei prossimi anni?
Negative, perché le redazioni che subiscono uno stato di crisi ne usciranno
irrimediabilmente ridimensionate
8. Negli stati di crisi gli editori chiedono solo prepensionamenti?
No, ne approfittano per ottenere altro. Vengono ridimensionati gli stipendi
(il Mattino di Napoli ha tolto gli straordinari, contingentato le domeniche
e tolta la maggiorazione delle domeniche al servizio sportivo), accorpati
servizi, chiuse redazioni (il Gazzettino e il Mattino vogliono chiudere gli
uffici nella Capitale, dove lavorano 9 articoli 1).
9. Quanti posti di lavoro sono in ballo?
Per i prossimi due o tre anni, fino al dieci per cento dei giornalisti
attualmente in attività.
10. Chi può essere prepensionato con gli "stati di crisi"?
I giornalisti che compiono 58 anni con almeno 18 di contributi nel biennio
dello stato di crisi. Se viene richiesto oggi, il prepensionamento può
riguardare quindi anche un collega che ha solo 56 ann, ma che ne compirà 58
(con i 18 anni di contributi) in due annii.
11. Con che pensione si va in prepensionamento a 58 anni?
Con una pensione circa il 30% più povera di quella che si avrebbe avuto a 65
anni. Poi però la pensione cresce a scalare.
12. Fino a che età si ottiene lo scivolo?
Dopo i trent'anni di contributi non si riceve niente, ma si ha un taglio
sulla pensione fino a 65 anni. Ad esempio, chi ha 62 anni di età e 32 anni
di contributi non riceve nessuno scivolo. Questo per gli uomini. Per le
donne, la pensione di vecchiaia matura già a 60 anni.
13. Il prepensionamento è obbligatorio?
No, è volontario. Ma se non lo si accetta si può venire messi in Cassa
integrazione in previsione del licenziamento.
14. Ma nessun collega avrà vantaggi dai prepensionamenti?
Un vantaggio lo hanno i giornalisti già garantiti che con il
prepensionamento di un "superiore" potranno sperare di anticipare
un'eventuale promozione. Questo vantaggio ipotetico, e certo poco solidale,
sta dividendo i colleghi nelle redazioni per le quali è stata avanzata
richiesta di stato di crisi. I giovani vedono un ostacolo nei più anziani,
che considerano privilegiati anche perché meglio retribuiti. Un vantaggio,
poi, lo hanno i colleghi che hanno almeno 18 anni di contributi, 58 anni di
età, e in pensione ci vogliono andare. Per loro c'è la possibilità di uno
"scivolo" che altrimenti difficilmente l'azienda offrirebbe loro.
15. E per i disoccupati e i precari c'è un vantaggio?
No. Chi aspetta di essere assunto resterà ancora alla porta, per il blocco
del turn over, chi ha un contratto a tempo rischia che questo non venga
confermato. Ma il danno sarà anche nelle pensioni. Lorenzo Bini Smaghi,
componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea, sostiene che
soprattutto in Italia bisogna evitare misure come i prepensionamenti. Perché
soprattutto in una situazione come quella italiana "un aumento della massa
pensionistica peggiorerebbe drammaticamente la condizione dei più giovani,
che già si trovano gravati dagli oneri contributivi destinati a finanziare
l'attuale sistema".
16. Cosa stabilisce il nuovo articolo 33 del contratto?
Che chi ha compiuto 59 anni nel 2009 e ha 35 anni di contributi, può essere
mandato via anche senza il suo assenso.
17. Cosa prevedeva prima l'articolo 33 del contratto?
Prevedeva anche allora casi di pensionamento anticipato, ma limitati nel
tempo, e quindi l'articolo era "esaurito". Il segretario della Fnsi, Franco
Siddi, aveva garantito che non sarebbe stato riproposto l'art.33. E invece è
saltato fuori dopo l'annuncio dell'intesa sul contratto.
18. Nei 35 anni dei contributi previsti dall'articolo 33 per essere mandati
sono previsti anche quelli "figurativi" (cioè il riscatto della laurea,
ecc), che il giornalista ha pagato di tasca sua?
Sì. E' una beffa per chi ha speso quasi un capitale per riscattare gli anni
del praticantato e gli anni del corso di laurea. Il contratto non fa una
distinzione tra i vari tipi di contributi. E anche se sembra illeggittimo,
si intende evidentemente che i contributi figurativi si
considerano compresi.
19. Ma come fa l'azienda a venire a conoscenza dei contributi figurativi?
L'Inpgi si è impegnata a comunicare alle aziende la situazione retributiva
dei singoli giornalisti. Infatti l'Inpgi ha firmato un accordo con Fnsi e
Fieg in cui l'Istituto si dichiara disponibile "a fornire alle aziende
interessate i nominativi dei possibili beneficiari del prepensionamento, il
relativo costo nonché ogni ulteriore notizia utile a tal fine ivi comprese
quelle relative all’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 33 del
contratto di lavoro giornalistico".
20. L'editoria in Italia è davvero in crisi?
L'editoria è in crisi nel mondo, ma in Italia sono in tanti a millantare. E
la Caltagirone Editore, ad es., che ha macinato profitti impressionati, per
un primo anno di bilancio in rosso vuole prepensionare con i soldi dello
Stato, e cioè denaro pubblico, una cinquantina di giornalisti tra il Mattino
e il Gazzettino.
21. Quando si può concedere lo stato di crisi e di ristrutturazione?
La Fieg e la Fnsi hanno firmato un protocollo d'intesa che stabilisce i
requisiti.
22. La Fnsi è riuscita ad imporre regole certe?
Al contrario, il protocollo è un via libera indiscriminato. E' passata la
linea più favorevole agli editori, e cioè che non c'è neanche bisogno del
bilancio in rosso per dare l'assalto ai soldi dello Stato. I requisiti
richiesti sono così vaghi e approssimativi che potranno chiedere i
finanziamenti anche giornali che sono in attivo e hanno una storia di
bilanci in salute.
23. Quali sono questi requisiti richiesti?
I requisiti, secondo la Fnsi d'accordo con la Fieg, non devono essere
rilevabili "unicamente dai bilanci aziendali ma anche da riscontrabili
indicatori oggettivi, presenti e prospettici esterni che abbiano incidenza
su una critica situazione dell’impresa e possano pregiudicarne il buon
andamento operativo. Tali indicatori in particolare dovrebbero registrare un
andamento involutivo tale da rendere necessari interventi per il ripristino
dei corretti equilibri economico-finanziari e gestionali". E quindi per
chiedere uno stato di crisi basta pochissimo, "un andamento involutivo" che
rende necessari "interventi". "L'andamento involutivo" può essere perfino il
calo temporaneo della pubblicità.
24. Cosa fa la Fnsi per contrastare questa devastazione?
Nulla, per ora. Il protocollo sugli stati di crisi è stato siglato
contestualmente all'intesa con il contratto. L'accordo con gli editori è
complessivo.Durante la trattativa però la Fnsi ha ottenuto che il 30% di
costo sui prepensionamenti sia a carico degli editori, e questo dovrebbe
rappresentare un freno.
25. Senza questo accordo tra Fnsi e Fieg ci sarebbero state tante richieste
di stati di crisi?
No. Il contesto della crisi mondiale crea confusione, e fa pensare che ci
sia una crisi epocale anche per l'editoria. Invece c'è un periodo difficile
dopo anni di grandi profitti. Ma c'è il rischio di stati di crisi richiesti
uno dopo l'altro. La Gazzetta del Mezzogiorno intenderebbe fare due
richieste di prepensionamenti nell'arco di tre anni).
Presidente dell'Associazione Stampa Romana
a Corso Vittorio Emanuele e mi racconta che....
1. E' positivo che il governo abbia stanziato dei soldi per finanziare gli
stati di crisi e ristrutturazione dei giornali?
E' positivo che sia lo Stato a pagare gli eventuali prepensionamenti, e non
più l'Inpgi, per il bene delle casse del nostro istituto di previdenza. E'
stato istituito un Fondo statale per i prepensionamenti dei giornalisti con
dotazione annua di 20 milioni di euro (10 milioni per i quotidiani e 10
milioni per i periodici).
2. E' un bene che siano stanziati tanti soldi?
No, perché sapendo che c'è un capitale così elevato a disposizione, gli
editori si sono messi in corsa per "assalire la diligenza" dei
finanziamenti. Se si dovesse "sforare" il tetto annuale, è prevista la
possibilità che siano gli editori a pagare per alimentare il Fondo. Ma è
chiaro che, toccato il "tetto", gli editori non saranno più così interessati
a cacciare i giornalisti. Venti milioni di euro all'anno basteranno per
cacciare 332 giornalisti. A carico degli editori, è previsto "un contributo
straordinario a capo di ciascuna azienda che farà ricorso a pensionamenti
anticipati a far data dall' entrata in vigore del presente accordo e sulla
base delle intese sindacali sottoscritte. Tale contributo è pari al 30% del
costo di ciascun pensionamento anticipato così come quantificato dall’ Inpgi
all'atto delle dimissioni del singolo giornalista interessato". Solo questa
norma potrebbe rappresentare un deterrente per gli editori.
3. Qual è stato il ruolo della Fnsi in questa decisione?
La Fnsi ha appoggiato la Fieg, che da sola non ce l'avrebbe fatta, perché
venissero stanziati questi fondi
4. Perché la Fnsi non si è battuta, al contrario, perché ci fosse un "tetto"
più basso?
Il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ha spiegato che alzando il
"tetto" per i prepensionamenti gli editori avrebbero concesso più soldi nei
minimi del nuovo contratto, e per questo lui ha appoggiato la Fieg.
5. L'Inpgi, e quindi le nostre pensioni, sarà danneggiata dai
prepensionamenti?
Sì, nonostante i soldi dello Stato. Si tratta sempre di entrate (i
contributi) che si trasformano in uscite (pensioni anticipate).
6. Gli stati di crisi creeranno nuovi posti di lavoro?
No. Il primo provvedimento che gli editori prendono, in una richiesta di
stato di crisi, è di non rinnovare i contratti a tempo determinato. E la
parola d'ordine è: blocco del turn over. Quindi i primi ad essere
danneggiati saranno i giovani. Del resto, per accedere ai prepensionamenti
gli editori devono presentare una richiesta di attivazione della Cassa
integrazione straordinaria per ristrutturazione e riorganizzazione in
presenza di crisi aziendale. Si tratta di ricorso a denaro pubblico, e se lo
Stato concede soldi per cacciare degli occupati, non può accettare che
vengano fatte assunzioni.
7. Quali sono le ripercussioni sul mercato del lavoro nei prossimi anni?
Negative, perché le redazioni che subiscono uno stato di crisi ne usciranno
irrimediabilmente ridimensionate
8. Negli stati di crisi gli editori chiedono solo prepensionamenti?
No, ne approfittano per ottenere altro. Vengono ridimensionati gli stipendi
(il Mattino di Napoli ha tolto gli straordinari, contingentato le domeniche
e tolta la maggiorazione delle domeniche al servizio sportivo), accorpati
servizi, chiuse redazioni (il Gazzettino e il Mattino vogliono chiudere gli
uffici nella Capitale, dove lavorano 9 articoli 1).
9. Quanti posti di lavoro sono in ballo?
Per i prossimi due o tre anni, fino al dieci per cento dei giornalisti
attualmente in attività.
10. Chi può essere prepensionato con gli "stati di crisi"?
I giornalisti che compiono 58 anni con almeno 18 di contributi nel biennio
dello stato di crisi. Se viene richiesto oggi, il prepensionamento può
riguardare quindi anche un collega che ha solo 56 ann, ma che ne compirà 58
(con i 18 anni di contributi) in due annii.
11. Con che pensione si va in prepensionamento a 58 anni?
Con una pensione circa il 30% più povera di quella che si avrebbe avuto a 65
anni. Poi però la pensione cresce a scalare.
12. Fino a che età si ottiene lo scivolo?
Dopo i trent'anni di contributi non si riceve niente, ma si ha un taglio
sulla pensione fino a 65 anni. Ad esempio, chi ha 62 anni di età e 32 anni
di contributi non riceve nessuno scivolo. Questo per gli uomini. Per le
donne, la pensione di vecchiaia matura già a 60 anni.
13. Il prepensionamento è obbligatorio?
No, è volontario. Ma se non lo si accetta si può venire messi in Cassa
integrazione in previsione del licenziamento.
14. Ma nessun collega avrà vantaggi dai prepensionamenti?
Un vantaggio lo hanno i giornalisti già garantiti che con il
prepensionamento di un "superiore" potranno sperare di anticipare
un'eventuale promozione. Questo vantaggio ipotetico, e certo poco solidale,
sta dividendo i colleghi nelle redazioni per le quali è stata avanzata
richiesta di stato di crisi. I giovani vedono un ostacolo nei più anziani,
che considerano privilegiati anche perché meglio retribuiti. Un vantaggio,
poi, lo hanno i colleghi che hanno almeno 18 anni di contributi, 58 anni di
età, e in pensione ci vogliono andare. Per loro c'è la possibilità di uno
"scivolo" che altrimenti difficilmente l'azienda offrirebbe loro.
15. E per i disoccupati e i precari c'è un vantaggio?
No. Chi aspetta di essere assunto resterà ancora alla porta, per il blocco
del turn over, chi ha un contratto a tempo rischia che questo non venga
confermato. Ma il danno sarà anche nelle pensioni. Lorenzo Bini Smaghi,
componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea, sostiene che
soprattutto in Italia bisogna evitare misure come i prepensionamenti. Perché
soprattutto in una situazione come quella italiana "un aumento della massa
pensionistica peggiorerebbe drammaticamente la condizione dei più giovani,
che già si trovano gravati dagli oneri contributivi destinati a finanziare
l'attuale sistema".
16. Cosa stabilisce il nuovo articolo 33 del contratto?
Che chi ha compiuto 59 anni nel 2009 e ha 35 anni di contributi, può essere
mandato via anche senza il suo assenso.
17. Cosa prevedeva prima l'articolo 33 del contratto?
Prevedeva anche allora casi di pensionamento anticipato, ma limitati nel
tempo, e quindi l'articolo era "esaurito". Il segretario della Fnsi, Franco
Siddi, aveva garantito che non sarebbe stato riproposto l'art.33. E invece è
saltato fuori dopo l'annuncio dell'intesa sul contratto.
18. Nei 35 anni dei contributi previsti dall'articolo 33 per essere mandati
sono previsti anche quelli "figurativi" (cioè il riscatto della laurea,
ecc), che il giornalista ha pagato di tasca sua?
Sì. E' una beffa per chi ha speso quasi un capitale per riscattare gli anni
del praticantato e gli anni del corso di laurea. Il contratto non fa una
distinzione tra i vari tipi di contributi. E anche se sembra illeggittimo,
si intende evidentemente che i contributi figurativi si
considerano compresi.
19. Ma come fa l'azienda a venire a conoscenza dei contributi figurativi?
L'Inpgi si è impegnata a comunicare alle aziende la situazione retributiva
dei singoli giornalisti. Infatti l'Inpgi ha firmato un accordo con Fnsi e
Fieg in cui l'Istituto si dichiara disponibile "a fornire alle aziende
interessate i nominativi dei possibili beneficiari del prepensionamento, il
relativo costo nonché ogni ulteriore notizia utile a tal fine ivi comprese
quelle relative all’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 33 del
contratto di lavoro giornalistico".
20. L'editoria in Italia è davvero in crisi?
L'editoria è in crisi nel mondo, ma in Italia sono in tanti a millantare. E
la Caltagirone Editore, ad es., che ha macinato profitti impressionati, per
un primo anno di bilancio in rosso vuole prepensionare con i soldi dello
Stato, e cioè denaro pubblico, una cinquantina di giornalisti tra il Mattino
e il Gazzettino.
21. Quando si può concedere lo stato di crisi e di ristrutturazione?
La Fieg e la Fnsi hanno firmato un protocollo d'intesa che stabilisce i
requisiti.
22. La Fnsi è riuscita ad imporre regole certe?
Al contrario, il protocollo è un via libera indiscriminato. E' passata la
linea più favorevole agli editori, e cioè che non c'è neanche bisogno del
bilancio in rosso per dare l'assalto ai soldi dello Stato. I requisiti
richiesti sono così vaghi e approssimativi che potranno chiedere i
finanziamenti anche giornali che sono in attivo e hanno una storia di
bilanci in salute.
23. Quali sono questi requisiti richiesti?
I requisiti, secondo la Fnsi d'accordo con la Fieg, non devono essere
rilevabili "unicamente dai bilanci aziendali ma anche da riscontrabili
indicatori oggettivi, presenti e prospettici esterni che abbiano incidenza
su una critica situazione dell’impresa e possano pregiudicarne il buon
andamento operativo. Tali indicatori in particolare dovrebbero registrare un
andamento involutivo tale da rendere necessari interventi per il ripristino
dei corretti equilibri economico-finanziari e gestionali". E quindi per
chiedere uno stato di crisi basta pochissimo, "un andamento involutivo" che
rende necessari "interventi". "L'andamento involutivo" può essere perfino il
calo temporaneo della pubblicità.
24. Cosa fa la Fnsi per contrastare questa devastazione?
Nulla, per ora. Il protocollo sugli stati di crisi è stato siglato
contestualmente all'intesa con il contratto. L'accordo con gli editori è
complessivo.Durante la trattativa però la Fnsi ha ottenuto che il 30% di
costo sui prepensionamenti sia a carico degli editori, e questo dovrebbe
rappresentare un freno.
25. Senza questo accordo tra Fnsi e Fieg ci sarebbero state tante richieste
di stati di crisi?
No. Il contesto della crisi mondiale crea confusione, e fa pensare che ci
sia una crisi epocale anche per l'editoria. Invece c'è un periodo difficile
dopo anni di grandi profitti. Ma c'è il rischio di stati di crisi richiesti
uno dopo l'altro. La Gazzetta del Mezzogiorno intenderebbe fare due
richieste di prepensionamenti nell'arco di tre anni).
martedì 3 marzo 2009
Padula
Ecco un'altra scuola di alta formazione alle comunicazioni, si terrà dalle parti della certosa di Padula, uno splendido monumento campano (A3, uscita Padula) che merita una visita. Una nuova iniziativa seminariale. organizzata da istituzioni locali, con il patrocinio di altre istituzioni locali e rivolta alle istituzioni, ovviamente. Il tema è la comunicazione, il marketing e quant'altro. Nobile finalità se non mancasse un'essenziale attore come l'ordine professionale dei giornalisti. C'è per la verità un giornalista in pensione che tiene una relazione tra le altre, ma la grande parte degli interventi è affidata a rispettabilissimi uomini delle istituzioni che parleranno da par loro della materia. Non sto difendendo la corporazione, ma so anche che alcuni di coloro che sono chiamati a tenere le conferenze, anzi il programma le chiama lectio, svolgono - devo dire abusivamente - l'attività giornalistica e dirigono senza averne titolo professionale uffici stampa e comunicazione di enti pubblici.
Noi crediamo che ci sia una legge dello stato da far applicare, la legge 150, e che chi la viola si metta in cattedra e insegni come si fa comunicazione e marketing sia come minimo in contraddizione con se stesso.
Detto questo - visto che si pagano 50 euro per partecipare al corso (che è uno di quei corsi "dal bando ingannevole", secondo me, contro i quali si scaglia il presidente dell'ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli) - invito vivamente tutti a risparmiarsi quei soldi e a spenderli con la propria fidanzata per una cena romantica, dopo una visita alla Certosa di Padula.
Noi crediamo che ci sia una legge dello stato da far applicare, la legge 150, e che chi la viola si metta in cattedra e insegni come si fa comunicazione e marketing sia come minimo in contraddizione con se stesso.
Detto questo - visto che si pagano 50 euro per partecipare al corso (che è uno di quei corsi "dal bando ingannevole", secondo me, contro i quali si scaglia il presidente dell'ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli) - invito vivamente tutti a risparmiarsi quei soldi e a spenderli con la propria fidanzata per una cena romantica, dopo una visita alla Certosa di Padula.
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