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martedì 2 marzo 2010

Precari in Campania

Siamo a oltre cento giornalisti precari a Napoli, ma direi che il numero raddoppia se si assume come riferimento l'intera regione. E se non si distingue tra professionisti e pubblicisti il fenomeno appare un'onda senza possibilità di fermarsi.
E intanto il digitale terrestre promette di fare nuove vittime tra i colleghi delle tuv locali...



Napoli 26 febbraio 2010. Un questionario per fotografare la realta' del precariato in Campania, un mini-documentario interpretato da giornalisti, testimonianze e storie di cronisti senza contratto. E' partito cosi', a Napoli, il Coordinamento giornalisti precari della Campania. Un centinaio di partecipanti, si legge in una nota, ha preso parte alla prima assemblea pubblica del Coordinamento. Presenti, all'evento, promosso negli spazi della libreria 'Ubik', il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli; il presidente dell'Assostampa Campania, Vincenzo Colimoro; il presidente dell'Unione Cronisti campani, Renato Rocco e il consigliere del Corecom Campania, Gianni Russo, tra gli altri L'indagine condotta dal Coordinamento, su un campione di oltre cento giornalisti, ha portato alla luce una realtà drammatica: il 36% degli intervistati non percepisce nemmeno un rimborso spese, il 37% non guadagna piu' di 500 euro al mese. Soltanto l'11% degli intervistati risulta contrattualizzato, il 66% risulta ''abusivo'' o con collaborazione ''a progetto'', mentre il 23% del campione risulta disoccupato.Dal dibattito e' emersa la volontà di costituire un'associazione che raccolga le istanze e formalizzi proposte operative per aiutare i colleghi che si affacciano a questa professione e supporti i professionisti con sportelli informativi, seminari e approfondimenti sul giornalismo. Ordine e sindacato hanno dato piena disponibilità ad instaurare un dialogo e una collaborazione con la nascente associazione. Il coordinamento e' anche on line, sul sito www.cronisti.info. (ANSA).

venerdì 4 dicembre 2009

il contratto secondo Morabito

Anche a me capita di tenere lezioni ai praticanti che si apprestano all'esame.Mi capita da mesi, e m'è successo proprio in concomitanza del rinnovo contrattuale. Per la verità distribuisco dispensine, un po' depurate, tratte dal sito dell'fnsi. Mi riservo il commento "a voce", ed è un commento che deriva dalla per me traumatica vertenza del giornale per cui lavoro che - in qualche modo - ha aperto la stagione degli stati di crisi dell'editoria italiana. Un nuovo contratto (e le contraddizioni e le polemiche e gli scontri che ne hanno accompagnato la nascita, compreso il referendum ex post) e una crisi aziendale vissuta in prima persona dovendo applicare anche nuovi strumenti ultra-416, sono stati una bella esperienza. Ma quando ho letto quelle dispense che si distribuiscono ai corsi dell'ordine di Fiuggi firmate da Morabito (seduto accanto a me nella vertenza al ministero del lavoro di cui sopra), i sensi di colpa che mi vengono mentre commento il nuovo contratto ai praticanti campani, beh mi passano.Quindi vi invito a leggere quel che Morabito scrive,non vedo a che serva la censura quando finanche criticare la carta costituzionale in Italia è diventato sport nazionale...


il link al sito di Abruzzo:
http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4771

lunedì 16 novembre 2009

a proposito di circoli

sul Mattino,edizione di Avellino,ho pubblicato questo articolo


Il 23 novembre saranno riaperte le sale storiche del Circolo della stampa di Avellino nella sede prestigiosa dal palazzo di Governo. Un’occasione per riflettere sulla necessità di riempire quelle stanze di un impegno concreto a favore della categoria dei giornalisti. I tentativi, anche recenti, di intimidazione nei confronti dei colleghi, se non altro, significano che rimaniamo sempre al centro dei fatti, che riusciamo a documentare, anche in situazioni difficili, la vita quotidiana. Siamo insomma testimoni di una provincia che cambia, delle sue contraddizioni, della sua vicenda politica e civile (spesso ce ne dimentichiamo noi stessi nel flusso quotidiano del lavoro). Un confronto senza retorica sulla professione, dovrebbe essere il cuore della giornata in cui si inaugura la sede del Circolo. E se la città che ha avuto almeno tre sindaci-giornalisti a guidarla, ha già tributato un riconoscimento, come dire, finanche elettorale alla nostra categoria, ora toccherebbe a noi. Come? Innanzitutto, ricostruendo un brano di vita associativa, ma sopratutto facendo del circolo una grande stanza sulla città, aperta ai giovani, alla cultura, all’arte. Una stanza aperta anche sulla professione che muta, fatta molto più di giornalisti free lance, con contratti da precario, occupati anche negli uffici stampa delle istituzioni, che lavorano con le nuove tecnologie (come si sa, il giornale non è solo di carta). Ricordandosi che i giornalisti documentano ciò che avviene nei palazzi della politica, delle istituzioni, dell’economia ma non ne fanno parte, andiamo al Circolo con l’orgoglio ferito di una categoria che un po’ di smalto ha perso, dilaniata dalle troppe differenze che ha al suo interno. Lungi dal chiedere un riconoscimento istituzionale, attraverso una sede in un palazzo istituzionale, i giornalisti avellinesi occupino quello spazio pubblico per tenere in piedi un forte legame con la comunità cittadina. Dimentichiamoci il quadretto d'antan del fumoso circolo dopolavoristico, con il nobile tressette e i giornali affastellati, e immaginiamoci una luminosa stanza della cultura aperta alla città. Ai giovani che fanno questo lavoro, Ordine dei giornalisti e Sindacato non possono proporre un "santuario" della professione, ma uno spazio dei servizi (assistenza sindacale, ordinistica e assicurativa) oggi purtroppo centralizzati nelle sedi di Napoli di Ordine e Assostampa. Il prefetto Blasco, il presidente della Provincia Sibilia, hanno colto questa esigenza della categoria, pretendano che i giornalisti offrano stimoli alla città utilizzando al meglio questa opportunità. Una nuova Associazione dei giornalisti avellinesi ha, oggi, un motivo in più per rinascere.
* Segretario regionale sindacato dei giornalisti della Campania

giovedì 12 febbraio 2009

Un sindacato, non una cafetteria

Il presidente dell'Assostampa Campania Enzo Colimoro comunica: nel decennale "dello sfratto dei giornalisti della Campania dalla Casina del Boschetto in Villa Comunale (novembre 1999)" di voler mobilitare le coscienze per tornare alla villa comunale. Insomma: riprendiamoci il Circolo della Stampa di Napoli, "una sede naturale - argomenta - dove potere fare vivere la cultura e le culture senza alcuna distinzione". Colimoro puntualizza: "I giornalisti, è bene ribadire, furono mandati via per finita locazione e non per morosità come ancora qualcuno si ostina a sostenere senza, evidentemente, conoscere i fatti".
Allora ci hanno sfattati o no? E se non ci stiamo più là dentro qual è la ragione? E' una domanda retorica; io la risposta la so: e se il Comune di Napoli portasse a termine la vicenda giudiziaria potrebbe finire ancora peggio di com'è andata...
A Colimoro - il quale farebbe bene a convocare una bella riunione prima di annunciare iniziative su un tema controverso come quello del circolo della stampa che a disoccupati e precari frega davvero poco (scusate il populismo, frega poco davvero) -, dico quel che mi muove dentro solo l'ipotesi di un nuovo circolo della stampa...
Il mio ricordo di giovane giornalista che quel circolo della stampa frequentava di striscio, era di luogo di separazione tra colleghi e colleghi e finanche tra giornalisti e città. Gli anni Ottanta non vorrei tornassero. Ho visto Montanelli e Biagi in quel circolo e non a discutere con i colleghi giovani ma solo a pranzo. Era un luogo fighetto dove credo che finanche ci facessero matrimoni e party, un business che con la professione non aveva niente a che spartire. Il piano terra elegante e ovattato, cozzava con il piano superiore dove c'era la Cajenna di Trevisan (lo dico con simpatia) e ci aspettava il girone (per noi ragazzi) delle signore che raccoglievano le quote. Un luogo a cui avvicinarsi con l'ironia con cui si guarda un presepe alla buona, fatto in casa.
Colimoro annuncia: "La situazione Circolo della Stampa è approdata anche su Facebook dove è stato aperto un gruppo 'Riprendiamoci il Circolo della Stampa' al quale, in poche ore, hanno dato la loro adesione oltre duecento persone tra colleghi intellettuali e cittadini", il che non mi pare che sia un fatto. E' un fenomeno virtuale che non può superare un confronto nei luoghi deputati... magari anche via Skype.
Quindi quando dice che "L'Assostampa Campania, insieme a tutte le strutture della professione, organizzerà per fine mese una mobilitazione pubblica, aperta a tutti, proprio all'esterno del Circolo per sensibilizzare istituzioni e cittadini regionali affinchè venga restituito alla città di Napoli il Circolo della Stampa in linea l'esigenza di consentire alla città di riappropriarsi di spazi culturali e intellettuali, eccetra eccetera'', rappresenta il suo punto di vista (e quello di Facebook, con tutto il rispetto).
Sui conti dell'Assostampa e del Circolo da due anni stiamo battendo la testa assorbendo le migliori energie del direttivo Assostampa. Non sono convinto che i cattivoni siano Bassolino e quelli del Comune che ci hanno cacciato per fine locazione; ma, come sanno bene i colleghi, la vicenda è assai più complessa e - assieme a quella della gestione del circolo della stampa - ha messo pesantemente in crisi i conti economici di tutta la struttura sindacale campana.
Ecco, mettiamoci a lavorare assicurando ai dipendenti dell'Assostampa un sicuro posto di lavoro e ai colleghi servizi in linea con un sindacato moderno; mettiamoci al lavoro per sistemare il disastrato conto economico. Non abbiamo bisogno di operazioni di facciata o di club house da gestire: siamo un sindacato non una cafetteria.

venerdì 6 febbraio 2009

a proposito della legge 150

Incontro due colleghi che hanno problemi convergenti e distinti. Il primo si è trovato di fatto a essere a capo dell'ufficio stampa di un ente pubblico senza essere iscritto all'ordine dei giornalisti, e mi chiede come potrà fare per iscriversi all'ordine. Difficile se non comincia una sua collaborazione giornalistica autonoma rispetto all'attività che egli svolge di comunicatore di un ente pubblico. La situazione riguarda anche i suoi collaboratori che sono due e uno solo di essi è pubblicista. Quello che aspira a diventare giornalista pubblicista di fatto non potrà maturare il periodo di collaborazione necessario non avendo il suo "capo" i requisiti. L'altro che invece publicista è, se non collabora (e non è detto che il suo contratto di lavoro glielo permetta) a qualche giornale, potrebbe finanche vedersi cancellato dall'albo non avendo appunto pubblicato negli ultimi anni.
E veniamo al caso di un altro collega che, giornalista professionsita, è stato assunto a tempo indeterminato con mansioni impiegatizie da un ente pubblico presso il quale prestava la sua opera da anni. Il collega avendo acceso anche un contratto di collaborazione ex articolo 2 con una testata giornalistica si vede - per paradosso - impedito dall'azienda pubblica che l'ha finalmente assunto a prestare regolarmente la sua attività giornalistica (evidentemente non può essere dipendente pubblico e di un privato contemporaneamente). A cosa rinuncerà il collega? Ai contributi previdenziali Inps (publici) o a quelli dell'Inpgi (a cui ha diritto per la sua attività giornalistica?). Nel giorno in cui presso la Sala della Loggia al Maschio Angioino c'è la presentazione del libro "Del Comunicare e dell'Informare - L'informazione e la Comunicazione Istituzionale dalla Costituzione italiana alla legge 150/2000", di Pasquale Di Benedetto, presidente Gruppo Uffici Stampa Campania (alla presentazione Enzo Colimoro, presidente Assostampa Campania; Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto FNSI; Gino Falleri, Presidente nazionale GUS; Ottavio Lucarelli, presidente Ordine Giornalisti Campania; Domenico Falco, vicepresidente Ordine Giornalisti Campania), dico: cari colleghi meditate.

giovedì 8 gennaio 2009

calendario

Contratto, a gennaio tocca al governo. Per riformare la 416
Per sbloccare la trattativa fra Fnsi e Fieg scende in campo anche il governo. Berlusconi ha annnunciato l'apertura di un tavolo a Palazzo Chigi per i primi giorni di gennaio. L'idea è quella di accelerare sulla riforma della 416 magari spostando sulla fiscalità generale una parte degli oneri che attualmente pesano sui bilanci Inpgi per quanto riguarda pre-pensionamenti e cassa integrazione. C'è anche una commissione della Fieg che, a quanto risulta, sta delineando vari scenari per la crisi che i giornali si apprestano ad affrontare per il 2009. Gli ultimi dati sulle vendite di novembre sono allarmanti (anche se secondo quanto dichiarato dal direttore nel nostro ultimo incontro, il Mattino ha mantenuto le sue posizioni. Vedremo quello che lunedì dirà l'azienda).
Sempre per tornare a quello che si muove a livello di governo, c'è anche l'intenzione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Banaiuti, di arrivare fra febbraio e marzo alla convocazione degli stati generali sull'editoria. Sarà molto probabilmente quella l'occasione per studiare un'eventuale riforma dell'attuale sistema degli ammortizzatori sociali per i giornalisti.
Ma gli ostacoli per un allargamento della platea dei prepensionamenti non mancano. Qualche giorno fa la Poligrafici Editoriali ha chiuso l'accordo per l'ennesimo stato di crisi. Dovrebbe riguardare circa 50 colleghi. Ma, sempre secondo fonti bene informate, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, non vede di buon occhio una escalation di cassa integrazione e di prepensionamenti. Non a caso nel governo c'è chi pensa a realizzare una sorta di organismo di controllo che vigili sull'erogazione degli ammortizzatori. Il timore, espresso anche dai sindacati, è che molte aziende potrebbero sfruttare l'occasione per effettuare ristrutturazioni selvagge.

venerdì 2 gennaio 2009

la summa

premetto che i comitati di redazione de grandi giornali hanno la tendenza ad egemonizzare la riflessione sindacale, mettendo in secondo piano non solo l'esperienza dei piccoli giornali e relativi cdr, ma finanche quella della Fnsi. Il Corsera ha fatto una battaglia interna - anche abbastanza esplicita, alla segreteria Fnsi nella fase di approccio con la Fieg per la ripresa delle trattative, nella passata primavera - degna di miglior causa. I risultati conseguiti nei giornali più grandi dal sindacato interno, in materia di contrattazione aziendale, si tende a metterli in mostra come fossero medaglie, mentre si dimentica che la realtà composita delle singole aziende è il valore da tutelare nella contrattazione collettiva.
Detto questo,la lettera che segue, mi pare una buona summa dei problemi del sindacato nei giornali e delle nuove sfide in materia di multimedialità (per tacere del rapporto con gli editori-non-editori).



Paola Pica, Elisabetta Soglio, Claudio Colombo e Pietro Lanzara, membri del
CDR del Corriere della Sera, hanno scritto questa "LETTERA AGLI AZIONISTI
DEL CORRIERE" pubblicata sull'edizione del 31 dicembre.
*******

Come azionisti del patto di sindacato, che controlla il 63,5 per cento diRcs Mediagroup, avete deliberato in Consiglio di amministrazione, il 16 dicembre, di dismettere il piano industriale triennale che avevate approvato nel 2007 e di rinviarne alla seconda metà del 2009 la revisione o
“rimodulazione”. Lo avete deciso nella convinzione che il piano sia ormai superato, a causa della grave crisi economica internazionale, e nella speranza che il quadro del mercato sia più stabile e rassicurante nel medio periodo.

Tuttavia, la crisi dell’Azienda non è dovuta soltanto all’erompere, negli ultimi mesi, di una congiuntura sfavorevole e di una recessione sferzante,che hanno fatto cadere verticalmente la raccolta pubblicitaria.

L’azzardo di acquisizioni rivelatesi per il momento disastrose, come quelle effettuate in Spagna proprio alla vigilia del crollo del mercato dei quotidiani (meno 42 per cento in nove mesi), ha già portato l’indebitamento del gruppo a sfiorare il valore dell’intero patrimonio.

La Rcs sconta ogni giorno l’inadeguatezza di un azionariato che non ha saputo disegnare una prospettiva affidabile per il futuro e che non ha avuto il coraggio di guardare avanti pianificando un “new deal” editoriale basato su investimenti, anche e soprattutto quelli tecnologici, adeguati ai tempi nuovi.

Adesso annunciate l’intenzione di “puntare su un notevole sviluppo della multimedialità”, ma l’Azienda ha latitato per anni e accumulato gravi ritardi per il rifiuto incomprensibile a discuterne con la Redazione e il CdR del Corriere.

Forse anche voi, come gli altri editori, attendete che un annunciato, miope contratto nazionale di lavoro azzeri ogni possibilità di trattativa e di programmazione condivisa. Mentre, al contrario, è evidente che nessuna forma di multimedialità potrà essere introdotta nella nostra testata senza passare attraverso il confronto e l’accordo con la Redazione.

Avete deciso di sostenere il management in “una forte azione di contenimento ad ogni livello dei costi e di recupero di efficienza”.

Ci saremmo aspettati una rigorosa e saggia strategia diretta a tagliare gli sprechi di gestione e di amministrazione così come gli sperperi della produzione e della diffusione gratuita mirata ad alzare il numero presunto dei lettori, a migliorare il livello di prodotti collaterali scelti e
imposti dal marketing in una crescente disaffezione del pubblico, a bloccare i giri di valzer di dirigenti che entrano ed escono giusto in tempo per raccogliere superliquidazioni d’oro.

Invece di salvaguardare l’autorevolezza del Corriere , minata tra l'altro dal preoccupante asservimento del giornale al marketing e ad una pubblicità sempre più invasiva degli spazi, della titolazione, degli articoli; invece di rilanciare i ricavi editoriali, erosi dal calo delle copie vendute, il piano di risparmi prospettato da Azienda e Direzione rischia proprio di penalizzare la qualità e la completezza del servizio ai lettori riducendo gli spazi dell'informazione.

I redattori del Corriere della Sera, riuniti in assemblea, hanno comunque confermato la disponibilità a fare la propria parte con un surplus di impegno e con senso di responsabilità, per il bene del giornale, accettando temporaneamente gli interventi che incidono più direttamente sulla loro attività.

In quanto azionisti, avete anche auspicato “un contesto di maggiore sensibilità istituzionale per il settore dell’editoria”. Una formula elegante per sollecitare più ampie provvidenze a carico della collettività e nuovi aiuti pubblici,da aggiungere ai fondi dei quali già beneficiate.

E’ vero, fra voi azionisti di Rcs non c’è nessun editore puro, che abbia nei giornali e nei media il proprio “core business”. Siete banchieri, imprenditori, finanzieri e capitani d’azienda che hanno altrove i propri principali interessi.

Non ci meraviglia, perciò, che bussiate al governo e ai partiti per farvi aprire le casse dello Stato, ma ci preoccupa e ci inquieta perché questo non vi renderà più liberi ma semmai più obbedienti.

In una fase confusa e delicata, la Redazione continua ad avere chiaro che il Corriere della Sera non è uno strumento nelle mani degli azionisti e vi ricorda ancora una volta che la missione di un giornale è di assicurare un’informazione libera, pluralista e, sempre e ovunque, indipendente.

mercoledì 17 dicembre 2008

Giornalisti assunti? Mai!

Al Comune di Salerno il sindaco Vincenzo De Luca stabilizza alcuni dipendenti precari. Ci sono anche dei giornalisti, lo denuncia un consgiliere comunale dell'opposizione, Fausto Morrone, sottolineando che avviene illegittimamente. Si sarebbero dovuti svolgere concorsi.
"11 assunzioni illegittime. Ci sono anche giornalisti televisivi»,
denuncia Morrone: «La delibera 813 prevede la stabilizzazione di ex collaboratori del Comune di Salerno. Ci sono anche nomi noti di emittenti tv». Lo scandalo secondo me sta nel fatto che non viene applicata la legge 150 sugli uffici stampa semmai (sono infatti stati stabilizzati assumendoli come impiegati di concetto, o come dirigenti - come giornalisti? non sia mai!).
Che al comune di Salerno avessero negli uffici dei dipendenti a tempo pieno pagati come collaboratori era già di per se un malcostume; che questi poi fossero dei giornalisti, è un dettaglio: la categoria al lavoro nero è abituata!

martedì 2 dicembre 2008

Gli ultimi dei manager

Il dialogo si potrebbe spezzare. Fnsi e Fieg fanno emergere le contraddizioni, urge il confronto conla base,forse finanche il referendum. Sicuramente c'è diffidenza. In redazione mai come in questo momento sirespira un'aria di tensione e certo lo status giurdico dei direttori o di certi capiredattori che - come ho sentito dire in una assemblea - sono "gli ultimi dei manager più che i primi trai redattori", non è esattamente l'argomento sul quale la sigla del contratto può naufragare.

lunedì 10 novembre 2008

Venti giorni

Entro una ventina di giorni la Fnsi conta di chiudere con gli editori il primo «giro» complessivo sul nuovo contratto di lavoro giornalistico. Lo ha detto stasera a Trieste il segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi, intervenendo a una assemblea del quotidiano "Il Piccolo". In particolare, il sindacato insisterà sul punto che il giornalismo sia «su qualunque piattaforma», ha precisato Siddi, il quale ha aggiunto che «la multimedialità non deve essere un'operazione aggiuntiva all'attività professionale ma uno dei campi di lavoro dei redattori, nel rispetto di orari, organici, organizzazione del lavoro, qualifiche e - ha concluso -autonomia
professionale».

domenica 2 novembre 2008

Legge 150, Di Benedetto torna a parlarne

Ma la legge 150 qui si applica? Provate a chiedere in un ufficio stampa di qualsiasi ente pubblico e vedrete cosa vi dicono. Un tema sconttantissimo quello di una legge che si applica a discrezione. Un giornalista se lavora in un ente pubblico deve far causa per vedersi riconoscere lo status di addetto stampa (i contributi e lo stipendio), altrimenti finisce per essere archivista, impiegato di concetto, addetto all'ufficio relazioni con il pubblico (come è acaduto di recente ad un collega di Benevento, Billy Nuzzolillo).Pasquale Di Benedetto, giornalista, già Presidente del GUS Campania (Gruppo di Specializzazione della FNSI per gli Uffici Stampa), componente della Giunta Nazionale del GUS e membro del Direttivo Nazionale Associazione Stampa Medica Italiana (ASMI), ritorna a trattare di Uffici Stampa e Comunicazione istituzionale con il suo ultimo lavoro “Del Comunicare e dell’Informare – L’Informazione e la Comunicazione Istituzionali – La Legislazione dalla Costituzione Italiana alla Legge 150 del 2000”. Il volume, con contributi di Franco Abruzzo e Giovanni Rossi, ripercorre tutta la normativa prodotta, a partire dall’art. 21 della Costituzione fino ai recentissimi dettami in materia di Editoria di specifico interesse degli Uffici Stampa. Un’attenta disamina e valutazione dell’autore, quindi, di tutte le incongruenze, le contraddizioni e l’inefficacia normativa per l’effettiva applicazione dell’Informazione e Comunicazione Istituzionali.

giovedì 30 ottobre 2008

A Casale all'università della legalità

Imma Fedele vice prefetto ci riceve all'università della legalità e dello sviluppo.Il sindaco Cipriano Chianese dice che dire "casalesi" deve essere segno di orgoglio. Chiede aiuto ai giornalisti "per uscire dal pantano".
Un bagno di realtà.

Casal di Principe, ci siamo

Liberiamo l'informazione sono all'appuntamento dell'Fnsi a Caserta, una giornata dedicata all'impegno di molti colleghi che lavorano in prima linea. Ci sono i vertici del sindacato e dell'ordine. stamani a Caserta poi a Casal di Principe. Sta parlando il presidente della Provincia De Franciscis, che chiede di essere aiutato dalla stampa,”aiutateci a raccontare una terra che soffre”.

Tutti impegnati, siamo con Rosaria Capacchione, che siede con noi in sala.

Iacopino (Ordine dei giornalisti): "Non dobbiamo essere tutti come Siani,ma fare pulizia anche tra noi giornalisti non è difficile".
Franco Siddi: "Nessun giornalista minacciato deve essere lasciato solo"

martedì 28 ottobre 2008

Deontologia anticlan

Mi ha scritto il collega Ciro Pellegrino, mi associo alla sua proposta

Modesta proposta: una carta deontologica anti-clan per i giornalisti.
Gentili colleghi,mi chiamo Ciro Pellegrino, vivo e lavoro a Napoli per il gruppo E Polis e faccio parte del comitato di redazione.Vi disturbo solo per portare una modestissima proposta, anzi una bozza di proposta che chiunque può integrare e "far sua", in uno spirito di collaborazione ritengo fondamentale quando si parla di lotta alla camorra e tutela dei giornalisti.Il 30 la Giunta Fnsi e la Consulta dei Presidenti delle Associazioni regionali di Stampa si riuniranno a Caserta per «dare una risposta della categoria agli attacchi della camorra e della criminalità organizzata ai giornalisti e agli intellettuali che ne denunciano misfatti, tragedie e violenze di ogni tipo».La mia proposta, che vi giro via e-mail, è quella di pensare ad una sorta di "carta deontologica" che riprende in parte la "Carta dei Doveri" del 1993 ma si focalizza sulle sempre più frequenti situazioni difficili per redattori, collaboratori, freelance che operano in contesti difficili.
Son poche righe che nascono dall'esperienza diretta; non hanno la pretesa di risolvere nulla, solo di far arrivare un contributo da un piccolo cronista napoletano.
BOZZA DI CARTA DEONTOLOGICA
Particolare attenzione e rigore nell'indicare i precedenti penali di boss dei parenti di boss o affiliati che per particolari motivi finiscono sulle pagine dei giornali. Esempio: non dovrà mai più succedere che la moglie del boss finisce sul giornale con la solita lettera «mio marito muore in carcere» e non vengono indicate le ragioni che hanno portato il soggetto in galera o eventuali procedimenti a carico della consorte.
Impegno rigoroso nel fornire una tempestiva replica alle accuse verso servitori dello Stato. Esempio: non dovrà mai più accadere di leggere di accuse scagliate contro persone vive o defunte che hanno sfidato i clan, senza che si possa leggere, sullo stesso giornale, nello stesso giorno, un ampio contraddittorio.
Impegno dei giornali a non enfatizzare nei titoli gli "alias" (i nomignoli) spesso in uso ai malavitosi.
Impegno dei giornali - fatto salvo il diritto a valutare in autonomia l'importanza di ogni notizia da pubblicare - a dare risalto a tutte manifestazioni e alle commemorazioni contro la malavita organizzata.

Impegno dei giornalisti a denunciare dettagliatamente alle forze dell'ordine e non solo agli organismi di categoria (Fnsi e Odg) ogni tentativo di intimidazione.
Prevedere con le Prefetture, nell'ambito dei periodici comitati per l'ordine e la sicurezza, uno spazio di discussione fisso dedicato al monitoraggio di eventuali problemi, minacce, intimidazioni, subìti dai cronisti nell'esercizio delle loro funzioni.
Impegno dei comitati di redazione, di concerto con gli organismi preposti, a vigilare sulla presenza di informazione pubblicitaria "ambigua" nelle emittenti tv o su carta stampata. L'esempio più lampante è quello dei cosiddetti "neomelodici" alcuni dei quali veicolano messaggi assolutamente inaccettabili (a tal proposito basterebbe ricordare il monito dell'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, rimasto inascoltato e la dettagliata analisi contenuta nel libro di Isaia Sales "Le strade della violenza").

Ciro Pellegrino

sabato 25 ottobre 2008

Il 30 ottobre noi ci siamo

La Giunta federale della Fnsi e la Consulta dei Presidenti delle Associazioni regionali di Stampa hanno deciso di riunirsi a Caserta giovedì 30 ottobre prossimo, su proposta dell’Associazione napoletana della stampa, in seduta straordinaria e pubblica.
L’appuntamento è al teatro comunale della città, in Via Mazzini n.71 per dare una risposta della categoria agli attacchi della camorra e della criminalità organizzata ai giornalisti e agli intellettuali che ne denunciano misfatti, tragedie e violenze di ogni tipo. Si tratta di un’iniziativa che vuole essere di denuncia e di sostegno a tutti i colleghi che si espongono nel fare informazione con coraggio e responsabilità in realtà di frontiera; soprattutto a chi, da Rosaria Capacchione allo scrittore Roberto Saviano, è costretto a vivere sotto scorta ed a subire continuamente minacce e attentati, per non rinunciare alla sua missione professionale e civile.

Praticante all'Autogrill

La volete una storia di precariato giornalistico raccolta in diretta? Eccola, è quella di un candidato del prossimo esame di abilitazione professionale dell'ordine dei gornalisti. (Io faccio qualche lezione ai colleghi praticanti al corso organizzato dal consiglio regionale della Campania e ne sento di tutti i colori...)


"Tutti a ripetere la stessa ignobile solfa: insisti, resisti, persisti e vedi che prima o poi ce la fai. Giunto al trentaseiesimo solstizio d’estate, mi sono accorto che erano tutte balle. Chiacchiere belle in semi libertà vigilata. Io, da mazzonaro dop, ho tentato in tutti i modi. Sei anni di abusivo di qua, cinque mesi senza stipendio di là, un po’ di disoccupazione di lì, altri contratti falsi di qui. Poi la grande occasione, a 36 anni suonati in un autogrill a nero come secondo lavoro: un contratto di praticantato ad ItalyMine. Quasi un orgasmo destrutturate. Tempo venticinque giorni in sala montaggio, tra gobbi e lead da elzeviro, e poi la guardia di finanza che esegue un ordine di custodia cautelare per il mio editore. Punto e a capo: con l’aggravante di una busta paga virtuale ed un assegno post-datato che non ho mai riscosso. Neanche il tempo di restituire seicento euro come promesso, che il mio piccolo Caltageronte era agli arresti domiciliari. Sconforto abissale. E la tentazione suprema: “basta ora me ne vado”. Terra di Lavoro infame. Per l’ultima volta, cappello in mano, busso alle redazione dei tele-radio-giornali. Macchè. Niente di niente. Non un ufficio stampa, non un articolo 35. Angoscia. Mi gioco l’ultima carta: fingendomi un liberista libertario chiedo aiuto al Sottosegretario azzurro, detto O’ Canadese. “Forse, dammi tempo”. Aspetto un mese, due, sei. Intanto, vendo Pall mall e Duplex alla stazione di servizio Villa Literno Nord.
L’affitto da pagare, l’Inpgi sulle spalle, il segnale Rai oscurato per
mancato conguaglio del canone. Le valigie di cartone pronte. Si, scappo. Non posso fare altro. Poi, dopo la visita di un fattucchiere della Gest Line,
decido. Giuseppe Setola abita nel mio viale a Baia Verde. Lo conosco da
anni. So che frequenta ambienti malsani. Ma tentar non nuoce. “Ascolta, non è che vi serve un addetto stampa? Che so, uno che vi cura le relazioni con le testate locali? Un portavoce?” Tempo ventiquattro ore, ed un moschillo bussa al campanello della mia villetta. “Da domani a lavorare”, mi fa. Sono passati due anni. Ho iniziato ritagliando articoli dai fogli locali. Papponi arrestati, duemila grammi di cocaina sequestrati, un kalashnikov rinvenuto in una masseria tra sterco di bufale e fialette di anabolizzanti, un appalto milionario dell’Anas su cui puntare. Dopo di che, qualche soffiata depistante ai colleghi di giudiziaria alle prime armi, un virus inviato al blog di Roberto Saviano e lettere anonime ai magistrati scomodi. Ultimamente, mi sono specializzato nelle scritte minatorie sui muri. Ebbene, cari colleghi, guadagno tremila euro al mese, fumo solo Davidoff lights e mangio tutti giorni al ristorante da Zi Teresa a Luscianese. Zero tickets, zero contributi. Chi se ne frega. Campo con il mio lavoro, free lance dell’onorata società, lontano dai vice capo servizio del ventesimo secolo e dai machintosh desueti. E fa niente che da due mesi a questa parte sono latitante. Sono i rischi del mestiere, bellezza, e ci convivo serenamente. Ancora un sogno ad occhi aperti nel buio di questo bunker sotterraneo: diventare l’addetto stampa di Cicciott’ e mezzanott o, magari, di Sandokan in persona. Mitico. Scrivere le loro biografie non ufficiali, un giorno, e gridare al mondo che ce l’ho fatta. Fanculo la Raid, fanculo la Mediasetta.
La mia, è solo un’azienda come un'altra. Assolutamente autoctona. Ecco, se solo mettessimo da parte futili perbenismi. Un giornalista per ogni clan e non ci sarebbero più precari in Campania. Io sono solo il primo. Ora tocca voi. Insistere, scrivere, resistere".

mercoledì 15 ottobre 2008

la querelle

Immaginate uno che si trovi oggi a sostenere un braccio di ferro in azienda per qualche rimasuglio di diritto da conquistare, che faccia fa a leggere la querelle Ordine dei giornalisti-Federazione della stampa. Il segretario generale del sindacato giornalisti Siddi ha dovuto ottenere da Malinconico, il capo della controparte, il riconoscimento che è lui solo titolato a trattare sul contratto. Intanto il segretario dell'ordine accusa il sindacato di non aver ancora chiuso il contratto, eppoi, il presidente della Fnsi che parla di vecchi livori, eppoi, eppoi....
Le anomalie sono diverse, come si vede. Che il silenzio sia come non mai d'oro in questi casi, non è solo un modo di dire (scusate la chiusa, ma non voglio fare la morale a nessuno, solo che sono molto arrabbiato).

lunedì 6 ottobre 2008

Elezioni tra intimi

Domenico Falco è stato eletto consigliere dell'Ordine dei giornalisti dellaCampania alle elezioni suppletive convocate per la morte del vicepresidente dell'Ordine DomenicoCastellano. Falco ha ottenuto 524 voti su 566 votanti. Alle suppletive dell'Associazione della Stampa è stato eletto Gennaro Guida (185 voti su 187).
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I pubblicisti in Campania sono seimila almeno. A votare sono andati in 600 (alle elezioni dei professionisti su 1100 iscritti votarono in 700 e più).
Vediamo un po' se questa non è un'anomalia. Sono andati a votare i motivati? probabimente. Potremmo dire le truppe cammellate, quelli organizzati, la claque. Hanno sempre torto gli assenti? Anche. Ma tuttavia mi pare che questa sia un'enorme anomalia di cui il sindacato (ma direi anche l'Ordine) dovrebbe cominciare a discutere. Che ci sia disaffezione, probabilmente non sono il solo ad essermene accorto; ma c'è da dire che è una strada presa da altre organizzazioni sindacali e professionali. Inutile difendersi dicendo che la nostra è una categoria "particolare", la particolarità mi pare sia più che altro un'anomalia.

sabato 4 ottobre 2008

Si vota all'ordine e all'associazione. Poltrone, strapuntini e dimissioni

Si vota in queste ore per eleggere un componente per i giornalisti pubblicisti al consiglio dell'ordine dei giornalisti della Campania e uno del direttivo dell'Assostampa Campana. L'eletto dovrà prendere il posto del compianto Mimmo Castellano che ha ricoperto cariche di assoluto rilievo nazionale e regionale nell'ordine e nel sindacato. E si è arrivati a questa data con una spaccatura interna di una componente, con presentazione di dimissioni e corollario di feccia varia, che avvelena l'ambiente.
Ecco, ci fosse da spartirsi cariche di potere, beh allora la real politik io non la ignoro. Ma qua, per dirla alla napoletana, ci dobbiamo spartire solo i debiti!!!
Insomma c'è un passato che continuamente ritorna, che non si vuole rassegnare ad essere sconfitto dalle tante, troppe indicazioni di sfiducia che arrivano dalla "base".
Appunto, la "base". Ma anche il vertice.
Se ci si rassegna ad essere rappresentati così, siamo già sconfitti tutti, come categoria, nella dignità. Se ci rassegnamo - come vertice - a queste pratiche di governo, alle logiche della delega in bianco, del "potere" per il potere, per conquistare poltrone e strapuntini e qualche beneficio economico in termini di gettoni e rimborsi, beh, siamo solo un po' patetici.

giovedì 2 ottobre 2008

Siddi, accelera

Tre giorni di sciopero alla Stampa, prima quelli di La 7 (dove ci sono 25 licenziamenti) e quelli di altri giornali: intanto i Cdr - i comitati di redazione dei giornali italiani, il sindacato interno delle singole testate - pericolosamente si spaccano sulla gestione della vertenza nazionale per il rinnovo del contratto. E allora Siddi accelera: si abbia il coraggio di chiudere subito il contratto, dice oggi.
Si abbia il coraggio, aggiungo immodestamente, di far lavorare Siddi e di evitare di fare il gioco degli editori confondendo l'attività sindacale interna - che segue sue logiche - con il lavoro politico, di ampio respiro, che si fa a livello nazionale. Sono moderato? No, cerco la quadra, la cornice entro cui muoversi.
La vittoria di un sindacato interno forte (dico quello del Corriere della Sera, capace di spuntare favorevoli condizioni per quegli happy few) non legittima quei colleghi a giudicare sulla trattativa nazionale.
I Cdr della Stampa o del Mattino, tanto per non fare nomi (che non riescono a rinnovare il contratto integrativo), oggettivamente più deboli, hanno invece bisogno a loro volta di un Contratto nazionale di riferimento se l'obbiettivo è migliorare le condizioni di tutta la categoria.
Insomma chi combatte con un'editore coriandolare, come quello del Corsera, ha forse più possibilità di manovra di chi opera in aziende più centralizzate (tipo Caltagirone o Fiat), o no?
Allora mi chiedo chi è più bravo, chi resiste e lotta o chi della sua vittoria particolare non ne fa bandiera per tutti?
Ma forse sono un ingenuo.