Il presidente dell'Assostampa Campania Enzo Colimoro comunica: nel decennale "dello sfratto dei giornalisti della Campania dalla Casina del Boschetto in Villa Comunale (novembre 1999)" di voler mobilitare le coscienze per tornare alla villa comunale. Insomma: riprendiamoci il Circolo della Stampa di Napoli, "una sede naturale - argomenta - dove potere fare vivere la cultura e le culture senza alcuna distinzione". Colimoro puntualizza: "I giornalisti, è bene ribadire, furono mandati via per finita locazione e non per morosità come ancora qualcuno si ostina a sostenere senza, evidentemente, conoscere i fatti".
Allora ci hanno sfattati o no? E se non ci stiamo più là dentro qual è la ragione? E' una domanda retorica; io la risposta la so: e se il Comune di Napoli portasse a termine la vicenda giudiziaria potrebbe finire ancora peggio di com'è andata...
A Colimoro - il quale farebbe bene a convocare una bella riunione prima di annunciare iniziative su un tema controverso come quello del circolo della stampa che a disoccupati e precari frega davvero poco (scusate il populismo, frega poco davvero) -, dico quel che mi muove dentro solo l'ipotesi di un nuovo circolo della stampa...
Il mio ricordo di giovane giornalista che quel circolo della stampa frequentava di striscio, era di luogo di separazione tra colleghi e colleghi e finanche tra giornalisti e città. Gli anni Ottanta non vorrei tornassero. Ho visto Montanelli e Biagi in quel circolo e non a discutere con i colleghi giovani ma solo a pranzo. Era un luogo fighetto dove credo che finanche ci facessero matrimoni e party, un business che con la professione non aveva niente a che spartire. Il piano terra elegante e ovattato, cozzava con il piano superiore dove c'era la Cajenna di Trevisan (lo dico con simpatia) e ci aspettava il girone (per noi ragazzi) delle signore che raccoglievano le quote. Un luogo a cui avvicinarsi con l'ironia con cui si guarda un presepe alla buona, fatto in casa.
Colimoro annuncia: "La situazione Circolo della Stampa è approdata anche su Facebook dove è stato aperto un gruppo 'Riprendiamoci il Circolo della Stampa' al quale, in poche ore, hanno dato la loro adesione oltre duecento persone tra colleghi intellettuali e cittadini", il che non mi pare che sia un fatto. E' un fenomeno virtuale che non può superare un confronto nei luoghi deputati... magari anche via Skype.
Quindi quando dice che "L'Assostampa Campania, insieme a tutte le strutture della professione, organizzerà per fine mese una mobilitazione pubblica, aperta a tutti, proprio all'esterno del Circolo per sensibilizzare istituzioni e cittadini regionali affinchè venga restituito alla città di Napoli il Circolo della Stampa in linea l'esigenza di consentire alla città di riappropriarsi di spazi culturali e intellettuali, eccetra eccetera'', rappresenta il suo punto di vista (e quello di Facebook, con tutto il rispetto).
Sui conti dell'Assostampa e del Circolo da due anni stiamo battendo la testa assorbendo le migliori energie del direttivo Assostampa. Non sono convinto che i cattivoni siano Bassolino e quelli del Comune che ci hanno cacciato per fine locazione; ma, come sanno bene i colleghi, la vicenda è assai più complessa e - assieme a quella della gestione del circolo della stampa - ha messo pesantemente in crisi i conti economici di tutta la struttura sindacale campana.
Ecco, mettiamoci a lavorare assicurando ai dipendenti dell'Assostampa un sicuro posto di lavoro e ai colleghi servizi in linea con un sindacato moderno; mettiamoci al lavoro per sistemare il disastrato conto economico. Non abbiamo bisogno di operazioni di facciata o di club house da gestire: siamo un sindacato non una cafetteria.
giovedì 12 febbraio 2009
venerdì 6 febbraio 2009
a proposito della legge 150
Incontro due colleghi che hanno problemi convergenti e distinti. Il primo si è trovato di fatto a essere a capo dell'ufficio stampa di un ente pubblico senza essere iscritto all'ordine dei giornalisti, e mi chiede come potrà fare per iscriversi all'ordine. Difficile se non comincia una sua collaborazione giornalistica autonoma rispetto all'attività che egli svolge di comunicatore di un ente pubblico. La situazione riguarda anche i suoi collaboratori che sono due e uno solo di essi è pubblicista. Quello che aspira a diventare giornalista pubblicista di fatto non potrà maturare il periodo di collaborazione necessario non avendo il suo "capo" i requisiti. L'altro che invece publicista è, se non collabora (e non è detto che il suo contratto di lavoro glielo permetta) a qualche giornale, potrebbe finanche vedersi cancellato dall'albo non avendo appunto pubblicato negli ultimi anni.
E veniamo al caso di un altro collega che, giornalista professionsita, è stato assunto a tempo indeterminato con mansioni impiegatizie da un ente pubblico presso il quale prestava la sua opera da anni. Il collega avendo acceso anche un contratto di collaborazione ex articolo 2 con una testata giornalistica si vede - per paradosso - impedito dall'azienda pubblica che l'ha finalmente assunto a prestare regolarmente la sua attività giornalistica (evidentemente non può essere dipendente pubblico e di un privato contemporaneamente). A cosa rinuncerà il collega? Ai contributi previdenziali Inps (publici) o a quelli dell'Inpgi (a cui ha diritto per la sua attività giornalistica?). Nel giorno in cui presso la Sala della Loggia al Maschio Angioino c'è la presentazione del libro "Del Comunicare e dell'Informare - L'informazione e la Comunicazione Istituzionale dalla Costituzione italiana alla legge 150/2000", di Pasquale Di Benedetto, presidente Gruppo Uffici Stampa Campania (alla presentazione Enzo Colimoro, presidente Assostampa Campania; Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto FNSI; Gino Falleri, Presidente nazionale GUS; Ottavio Lucarelli, presidente Ordine Giornalisti Campania; Domenico Falco, vicepresidente Ordine Giornalisti Campania), dico: cari colleghi meditate.
E veniamo al caso di un altro collega che, giornalista professionsita, è stato assunto a tempo indeterminato con mansioni impiegatizie da un ente pubblico presso il quale prestava la sua opera da anni. Il collega avendo acceso anche un contratto di collaborazione ex articolo 2 con una testata giornalistica si vede - per paradosso - impedito dall'azienda pubblica che l'ha finalmente assunto a prestare regolarmente la sua attività giornalistica (evidentemente non può essere dipendente pubblico e di un privato contemporaneamente). A cosa rinuncerà il collega? Ai contributi previdenziali Inps (publici) o a quelli dell'Inpgi (a cui ha diritto per la sua attività giornalistica?). Nel giorno in cui presso la Sala della Loggia al Maschio Angioino c'è la presentazione del libro "Del Comunicare e dell'Informare - L'informazione e la Comunicazione Istituzionale dalla Costituzione italiana alla legge 150/2000", di Pasquale Di Benedetto, presidente Gruppo Uffici Stampa Campania (alla presentazione Enzo Colimoro, presidente Assostampa Campania; Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto FNSI; Gino Falleri, Presidente nazionale GUS; Ottavio Lucarelli, presidente Ordine Giornalisti Campania; Domenico Falco, vicepresidente Ordine Giornalisti Campania), dico: cari colleghi meditate.
mercoledì 21 gennaio 2009
Corecom: Festa, farina e forca
"Macerie, solo macerie". Gianni Festa presidente del Corecom Campania, descrive lo sconforto che ha trovato al suo insediamento. "Non ho personale, non posso istruire pratiche in queste condizioni".
E lo sconforto l'ha riportato pari pari al presidente dell'assemblea Sandra Lonardo che ha incontrato insieme ai capigruppo. COn Festa c'erano i componenti del comitato regionale per le comunicazioni: Enzo Todaro che ne è vice presidente, Gianni Russo, Francesco Eriberto D’Ippolito, Vincenzo Marino Cerrato, Giovanni Scala, Pietro Funaro, Giuseppe Giordano, Brunella Cimadomo.
Le difficoltà sono state rappresentate al capogruppo del Pd Pietro Ciarlo, del Pse Gennaro Oliviero, dei Popolari Udeur Fernando Errico, di Sinistra Democratica, Antonio Scala, di Forza Italia, Paolo Romano, dell’Udc Carmine Mocerino, i consiglieri regionali del Pd Donato Pica, di Italia dei Valori Francesco Manzi e Giuseppe Pietro Maisto, il rappresentante dell’opposizione Francesco D’Ercole.
Ed è stata la setssa Lonardo a spiegare che l’incontro (svoltosi il 20 genaio)è una "prima volta", mai "la Conferenza dei Capigruppo ha incontrato i membri eletti del Corecom, secondo quanto disposto dalla legge istitutiva del Corecom campano, approvata sei anni e mezzo fa, nel a luglio del 2002.
E se la Lonardo rivendica a se un merito ("la Regione Campania ha messo fine ad un lungo e non più sostenibile regime di prorogatio del vecchio Corerat. Il Corecom Campania è oggi nella pienezza dei poteri e delle funzioni)", il presidente del Corecom ha evidenziato che “vanno rimossi tutti gli ostacoli che impediscono il conferimento delle deleghe da parte dell’AgCom: questo significa che il Corecom deve poter disporre di personale qualificato e risorse adeguate che auspichiamo il Consiglio voglia garantire”.
Quaate cose da fare per il Corecom, sì, ma con qulai mezzi?
Il Presidente Lonardo haricordato le molteplici e delicate funzioni che il Comitato è chiamato a svolgere: "il pluralismo informativo, la difesa dei diritti dei minori, la disciplina del variegato settore delle telecomunicazioni”.
Fino ad oggi all'enunciazione di principio ha fatto seguito una concessione selvaggia dele frequenze e delle contribuzioni, inchieste su assuznioni sospette che hanno consentito ad editori senza scrupoli di lucrare prebende, un mercato delle antenne che ha soffocato la vera libertà d'antenna...
“Legalità e trasparenza sono i valori e i principi ai quali sarà informata tutta l’attività del Comitato – annuncia Festa – a cominciare da una proposta di legge che disciplini il sistema delle comunicazioni in Campania per mettere ordine e ripristinarne il valore educativo”.
Eccola qui, la legge di sistema; che riformi il sistema, ma non solo sulla carta...
Dai Gianni, ce la puoi fare...
E lo sconforto l'ha riportato pari pari al presidente dell'assemblea Sandra Lonardo che ha incontrato insieme ai capigruppo. COn Festa c'erano i componenti del comitato regionale per le comunicazioni: Enzo Todaro che ne è vice presidente, Gianni Russo, Francesco Eriberto D’Ippolito, Vincenzo Marino Cerrato, Giovanni Scala, Pietro Funaro, Giuseppe Giordano, Brunella Cimadomo.
Le difficoltà sono state rappresentate al capogruppo del Pd Pietro Ciarlo, del Pse Gennaro Oliviero, dei Popolari Udeur Fernando Errico, di Sinistra Democratica, Antonio Scala, di Forza Italia, Paolo Romano, dell’Udc Carmine Mocerino, i consiglieri regionali del Pd Donato Pica, di Italia dei Valori Francesco Manzi e Giuseppe Pietro Maisto, il rappresentante dell’opposizione Francesco D’Ercole.
Ed è stata la setssa Lonardo a spiegare che l’incontro (svoltosi il 20 genaio)è una "prima volta", mai "la Conferenza dei Capigruppo ha incontrato i membri eletti del Corecom, secondo quanto disposto dalla legge istitutiva del Corecom campano, approvata sei anni e mezzo fa, nel a luglio del 2002.
E se la Lonardo rivendica a se un merito ("la Regione Campania ha messo fine ad un lungo e non più sostenibile regime di prorogatio del vecchio Corerat. Il Corecom Campania è oggi nella pienezza dei poteri e delle funzioni)", il presidente del Corecom ha evidenziato che “vanno rimossi tutti gli ostacoli che impediscono il conferimento delle deleghe da parte dell’AgCom: questo significa che il Corecom deve poter disporre di personale qualificato e risorse adeguate che auspichiamo il Consiglio voglia garantire”.
Quaate cose da fare per il Corecom, sì, ma con qulai mezzi?
Il Presidente Lonardo haricordato le molteplici e delicate funzioni che il Comitato è chiamato a svolgere: "il pluralismo informativo, la difesa dei diritti dei minori, la disciplina del variegato settore delle telecomunicazioni”.
Fino ad oggi all'enunciazione di principio ha fatto seguito una concessione selvaggia dele frequenze e delle contribuzioni, inchieste su assuznioni sospette che hanno consentito ad editori senza scrupoli di lucrare prebende, un mercato delle antenne che ha soffocato la vera libertà d'antenna...
“Legalità e trasparenza sono i valori e i principi ai quali sarà informata tutta l’attività del Comitato – annuncia Festa – a cominciare da una proposta di legge che disciplini il sistema delle comunicazioni in Campania per mettere ordine e ripristinarne il valore educativo”.
Eccola qui, la legge di sistema; che riformi il sistema, ma non solo sulla carta...
Dai Gianni, ce la puoi fare...
lunedì 19 gennaio 2009
Ciao Antonio

Sono stato abbastanza fortunato a conoscere alcuni bravi professionist,artigiani dell'imagine,pacati e attenti ricercatori di brani di verità come Antonio Troncone, uno dei fotogiornalisti da "marciapiede", senza eroismi da ostentare, che qualche volta ha accompagnato anche me ( o io ho accompagnato lui,meglio) in qualche servizio nella jungla napoletana. Un zaluto affettuoso ad un signore della nostra professione che se n'è andato.
mercoledì 14 gennaio 2009
Telefonini e aggressioni, giornalisti sotto attacco
Che siano i giornalisti quelli da mettere sotto tiro?
L'altro giorno a Napoli la Iervolino ha impedito ai colleghi di entrare al palazzo San Giacomo, oggi a Poggioreale nell'aula bunker dove si svolge il processo sulla gestione dei rifiuti i giornalisti hanno dovuto consegnare i cellulari all'ingresso su disposizione della procura generale.
E nelle stesse ore - non c'è poi tanta differenza - i reporter di Metropolis Tv a Pagani (Salerno) venivano pesantemente aggrediti da pseudotifosi prima di una partita.
Ecco lo scenario: "in Campania giornalisti sotto tiro" è ancora uno slogan?
L'altro giorno a Napoli la Iervolino ha impedito ai colleghi di entrare al palazzo San Giacomo, oggi a Poggioreale nell'aula bunker dove si svolge il processo sulla gestione dei rifiuti i giornalisti hanno dovuto consegnare i cellulari all'ingresso su disposizione della procura generale.
E nelle stesse ore - non c'è poi tanta differenza - i reporter di Metropolis Tv a Pagani (Salerno) venivano pesantemente aggrediti da pseudotifosi prima di una partita.
Ecco lo scenario: "in Campania giornalisti sotto tiro" è ancora uno slogan?
giovedì 8 gennaio 2009
calendario
Contratto, a gennaio tocca al governo. Per riformare la 416
Per sbloccare la trattativa fra Fnsi e Fieg scende in campo anche il governo. Berlusconi ha annnunciato l'apertura di un tavolo a Palazzo Chigi per i primi giorni di gennaio. L'idea è quella di accelerare sulla riforma della 416 magari spostando sulla fiscalità generale una parte degli oneri che attualmente pesano sui bilanci Inpgi per quanto riguarda pre-pensionamenti e cassa integrazione. C'è anche una commissione della Fieg che, a quanto risulta, sta delineando vari scenari per la crisi che i giornali si apprestano ad affrontare per il 2009. Gli ultimi dati sulle vendite di novembre sono allarmanti (anche se secondo quanto dichiarato dal direttore nel nostro ultimo incontro, il Mattino ha mantenuto le sue posizioni. Vedremo quello che lunedì dirà l'azienda).
Sempre per tornare a quello che si muove a livello di governo, c'è anche l'intenzione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Banaiuti, di arrivare fra febbraio e marzo alla convocazione degli stati generali sull'editoria. Sarà molto probabilmente quella l'occasione per studiare un'eventuale riforma dell'attuale sistema degli ammortizzatori sociali per i giornalisti.
Ma gli ostacoli per un allargamento della platea dei prepensionamenti non mancano. Qualche giorno fa la Poligrafici Editoriali ha chiuso l'accordo per l'ennesimo stato di crisi. Dovrebbe riguardare circa 50 colleghi. Ma, sempre secondo fonti bene informate, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, non vede di buon occhio una escalation di cassa integrazione e di prepensionamenti. Non a caso nel governo c'è chi pensa a realizzare una sorta di organismo di controllo che vigili sull'erogazione degli ammortizzatori. Il timore, espresso anche dai sindacati, è che molte aziende potrebbero sfruttare l'occasione per effettuare ristrutturazioni selvagge.
Per sbloccare la trattativa fra Fnsi e Fieg scende in campo anche il governo. Berlusconi ha annnunciato l'apertura di un tavolo a Palazzo Chigi per i primi giorni di gennaio. L'idea è quella di accelerare sulla riforma della 416 magari spostando sulla fiscalità generale una parte degli oneri che attualmente pesano sui bilanci Inpgi per quanto riguarda pre-pensionamenti e cassa integrazione. C'è anche una commissione della Fieg che, a quanto risulta, sta delineando vari scenari per la crisi che i giornali si apprestano ad affrontare per il 2009. Gli ultimi dati sulle vendite di novembre sono allarmanti (anche se secondo quanto dichiarato dal direttore nel nostro ultimo incontro, il Mattino ha mantenuto le sue posizioni. Vedremo quello che lunedì dirà l'azienda).
Sempre per tornare a quello che si muove a livello di governo, c'è anche l'intenzione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Banaiuti, di arrivare fra febbraio e marzo alla convocazione degli stati generali sull'editoria. Sarà molto probabilmente quella l'occasione per studiare un'eventuale riforma dell'attuale sistema degli ammortizzatori sociali per i giornalisti.
Ma gli ostacoli per un allargamento della platea dei prepensionamenti non mancano. Qualche giorno fa la Poligrafici Editoriali ha chiuso l'accordo per l'ennesimo stato di crisi. Dovrebbe riguardare circa 50 colleghi. Ma, sempre secondo fonti bene informate, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, non vede di buon occhio una escalation di cassa integrazione e di prepensionamenti. Non a caso nel governo c'è chi pensa a realizzare una sorta di organismo di controllo che vigili sull'erogazione degli ammortizzatori. Il timore, espresso anche dai sindacati, è che molte aziende potrebbero sfruttare l'occasione per effettuare ristrutturazioni selvagge.
mercoledì 7 gennaio 2009
Pignataro: vino, blog e facebook
Luciano Pignataro, giornalista della carta stampata (già cronista di giudiziaria, già capo di una redazione salernitana del Mattino di Napoli), è tra i maggiori esperti italiani di enogastronomia e firma un seguitissimo sito, il www.lucianopignataro.it
- La tua passione per il vino diventa un blog di successo. Ma qual è la diffferenza a scrivere sul Mattino e sul blog dello stesso argomento?
Molto profonda: il quotidiano si rivolge ad un pubblico generico, esige una scrittura semplice e di immediata comprensione. In rete il pubblico ha numeri di gran lunga inferiori, ma è costituito da specialisti e dunque si può avere la possibilità di entrare dentro gli argomenti, più nel merito stando bene attenti a non dilungarsi. Essere a cavallo tra i due strumenti di comunicazione è un grande vantaggio, diciamo che regala una rendita di posizione, perché in rete si ha la possibilità di essere aggiornati in tempo reale e di capire in quale direzione si muove il dibattitto o la tendenza di consumo. La reazione alla barrique, tanto per dire, è una cosa che il web da già per scontata da quattro, cinque anni e che solo adesso le guide specializzate iniziano a recepirla. Al tempo stesso lavorare in un quotidiano ti regala il senso della misura, la rapidità di capire su cosa devi puntare, l'esercizio a farti capire bene quando scrivi, a dribblare i personalismi. In genere il blogger puro tende a parlare ad una cerchia ristretta di interlocutori mentre il giornalista pensa sempre che ogni persona può essere un suo lettore potenziale.
-Immagini che a leggere i blog e gli articoli sul giornale siano gli stessi lettori (a proposito come stai a contatti)?
Se parliamo di vino, o comunque di argomenti specialistici, direi che i lettori sono attenti, anche perché io faccio spesso il gioco di rimbalzo e il giorno dopo metto in rete quanto ho scritto sul giornale. Naturalmente la rete ha una potenza enorme rispetto al giornale stampato perchè sei visibile immediatamente in tutta Italia, anzi, nel mondo. Io ho contatti praticamente da tutti i paesi e spesso Roma è la prima città per numero di accessi. Nel 2008 ho chiuso con poco più di un milione di contatti, 401.000 visitatori unici e con un buon posizionamento nella classifica di Blogbabel (più o meno tra 300 e 400 posto su 15.000 blog e siti, comunque tra i primi dieci italiani di food &beveradge) e nella Top100 Food di Google. Si tratta di sistemi di rilevamenti ancora un po' approssimativi, ma sono gli unici al momento che pososno dare l'idea del peso di un blog o di un sito.
-Storie di imprese, impressioni di assaggio, viaggi nelle aziende: si trova di tutto nel tuo sito e, forse, l'archivio è più "utile" dell'attualità. Lasci le novità per la carta stampata e "integri" così i due mezzi?O internet e giornale vanno ognuno per la propria strada?
I principi del successo sono gli stessi. La gente prima ti legge perché gli è utile, trova qualcosa che gli serve, notizie, recensioni, appuntamenti, numeri di telefono, indirizzi. Poi quando acquisisce la fiducia in te magari gli interessa anche cosa pensi. La polemica fa audience, ma in circoli comunque abbastanza ristretti, al consumatore comune non frega nulla delle numerose dispute che attraversano il mondo della gastronomia. Un po' come accade con la politica. La carta stampata ha più una funzione divulgativa, ormai le news volano tutte in rete ed è importante essere primi a darle. Ora c'è Facebook, i blog-diario arrancano, tutti quelli un po' troppo personalizzati sono in crisi di commenti e si è aperto un altro affascinante fronte nella comunicazione.
- Perchè le grandi imprese editoriali arrivano in ritardo e non fanno utili consistenti (almeno dicono) sulla rete?
C'è stata una generale sottovalutazione della rete da parte dei media tradizionali, soprattutto in Italia. Ma le cose stanno cambiando rapidamente e credo che dovremo abituarci ad uno scenario completamente diverso. Non per buttarla sul tuo terreno, ma penso che il nostro sindacato invece di recitare la parte dei camalli di Genova avrebbe dovuto cavalcare da subito la multimedialità e il cambiamento, farlo diventare una esigenza nostra e non degli editori. Oggi non c'è più distinzione tra fare una foto, scrivere un pezzo e girare un video. Può non piacere, ma le cose stanno così. Gli utili comunque sono in crescita, io stesso ho consigliato a volte di fare pubblicità in web perché quando è specialistica secondo me conviene.
-Come si distingue la pubblicità dall'informazione sul blog?
Esattamente come nei giornali o in tv. In modo netto. Poi ci sono le marchette, ma è un altro discorso. Io mi sono affidato ad un network specializzato in enogastronomia vietando ovviamente di prendere spot sul vino e mi trovo bene, mi consente di ripagare le spese di chi collabora con me.
- La tua passione per il vino diventa un blog di successo. Ma qual è la diffferenza a scrivere sul Mattino e sul blog dello stesso argomento?
Molto profonda: il quotidiano si rivolge ad un pubblico generico, esige una scrittura semplice e di immediata comprensione. In rete il pubblico ha numeri di gran lunga inferiori, ma è costituito da specialisti e dunque si può avere la possibilità di entrare dentro gli argomenti, più nel merito stando bene attenti a non dilungarsi. Essere a cavallo tra i due strumenti di comunicazione è un grande vantaggio, diciamo che regala una rendita di posizione, perché in rete si ha la possibilità di essere aggiornati in tempo reale e di capire in quale direzione si muove il dibattitto o la tendenza di consumo. La reazione alla barrique, tanto per dire, è una cosa che il web da già per scontata da quattro, cinque anni e che solo adesso le guide specializzate iniziano a recepirla. Al tempo stesso lavorare in un quotidiano ti regala il senso della misura, la rapidità di capire su cosa devi puntare, l'esercizio a farti capire bene quando scrivi, a dribblare i personalismi. In genere il blogger puro tende a parlare ad una cerchia ristretta di interlocutori mentre il giornalista pensa sempre che ogni persona può essere un suo lettore potenziale.
-Immagini che a leggere i blog e gli articoli sul giornale siano gli stessi lettori (a proposito come stai a contatti)?
Se parliamo di vino, o comunque di argomenti specialistici, direi che i lettori sono attenti, anche perché io faccio spesso il gioco di rimbalzo e il giorno dopo metto in rete quanto ho scritto sul giornale. Naturalmente la rete ha una potenza enorme rispetto al giornale stampato perchè sei visibile immediatamente in tutta Italia, anzi, nel mondo. Io ho contatti praticamente da tutti i paesi e spesso Roma è la prima città per numero di accessi. Nel 2008 ho chiuso con poco più di un milione di contatti, 401.000 visitatori unici e con un buon posizionamento nella classifica di Blogbabel (più o meno tra 300 e 400 posto su 15.000 blog e siti, comunque tra i primi dieci italiani di food &beveradge) e nella Top100 Food di Google. Si tratta di sistemi di rilevamenti ancora un po' approssimativi, ma sono gli unici al momento che pososno dare l'idea del peso di un blog o di un sito.
-Storie di imprese, impressioni di assaggio, viaggi nelle aziende: si trova di tutto nel tuo sito e, forse, l'archivio è più "utile" dell'attualità. Lasci le novità per la carta stampata e "integri" così i due mezzi?O internet e giornale vanno ognuno per la propria strada?
I principi del successo sono gli stessi. La gente prima ti legge perché gli è utile, trova qualcosa che gli serve, notizie, recensioni, appuntamenti, numeri di telefono, indirizzi. Poi quando acquisisce la fiducia in te magari gli interessa anche cosa pensi. La polemica fa audience, ma in circoli comunque abbastanza ristretti, al consumatore comune non frega nulla delle numerose dispute che attraversano il mondo della gastronomia. Un po' come accade con la politica. La carta stampata ha più una funzione divulgativa, ormai le news volano tutte in rete ed è importante essere primi a darle. Ora c'è Facebook, i blog-diario arrancano, tutti quelli un po' troppo personalizzati sono in crisi di commenti e si è aperto un altro affascinante fronte nella comunicazione.
- Perchè le grandi imprese editoriali arrivano in ritardo e non fanno utili consistenti (almeno dicono) sulla rete?
C'è stata una generale sottovalutazione della rete da parte dei media tradizionali, soprattutto in Italia. Ma le cose stanno cambiando rapidamente e credo che dovremo abituarci ad uno scenario completamente diverso. Non per buttarla sul tuo terreno, ma penso che il nostro sindacato invece di recitare la parte dei camalli di Genova avrebbe dovuto cavalcare da subito la multimedialità e il cambiamento, farlo diventare una esigenza nostra e non degli editori. Oggi non c'è più distinzione tra fare una foto, scrivere un pezzo e girare un video. Può non piacere, ma le cose stanno così. Gli utili comunque sono in crescita, io stesso ho consigliato a volte di fare pubblicità in web perché quando è specialistica secondo me conviene.
-Come si distingue la pubblicità dall'informazione sul blog?
Esattamente come nei giornali o in tv. In modo netto. Poi ci sono le marchette, ma è un altro discorso. Io mi sono affidato ad un network specializzato in enogastronomia vietando ovviamente di prendere spot sul vino e mi trovo bene, mi consente di ripagare le spese di chi collabora con me.
venerdì 2 gennaio 2009
la summa
premetto che i comitati di redazione de grandi giornali hanno la tendenza ad egemonizzare la riflessione sindacale, mettendo in secondo piano non solo l'esperienza dei piccoli giornali e relativi cdr, ma finanche quella della Fnsi. Il Corsera ha fatto una battaglia interna - anche abbastanza esplicita, alla segreteria Fnsi nella fase di approccio con la Fieg per la ripresa delle trattative, nella passata primavera - degna di miglior causa. I risultati conseguiti nei giornali più grandi dal sindacato interno, in materia di contrattazione aziendale, si tende a metterli in mostra come fossero medaglie, mentre si dimentica che la realtà composita delle singole aziende è il valore da tutelare nella contrattazione collettiva.
Detto questo,la lettera che segue, mi pare una buona summa dei problemi del sindacato nei giornali e delle nuove sfide in materia di multimedialità (per tacere del rapporto con gli editori-non-editori).
Paola Pica, Elisabetta Soglio, Claudio Colombo e Pietro Lanzara, membri del
CDR del Corriere della Sera, hanno scritto questa "LETTERA AGLI AZIONISTI
DEL CORRIERE" pubblicata sull'edizione del 31 dicembre.
*******
Come azionisti del patto di sindacato, che controlla il 63,5 per cento diRcs Mediagroup, avete deliberato in Consiglio di amministrazione, il 16 dicembre, di dismettere il piano industriale triennale che avevate approvato nel 2007 e di rinviarne alla seconda metà del 2009 la revisione o
“rimodulazione”. Lo avete deciso nella convinzione che il piano sia ormai superato, a causa della grave crisi economica internazionale, e nella speranza che il quadro del mercato sia più stabile e rassicurante nel medio periodo.
Tuttavia, la crisi dell’Azienda non è dovuta soltanto all’erompere, negli ultimi mesi, di una congiuntura sfavorevole e di una recessione sferzante,che hanno fatto cadere verticalmente la raccolta pubblicitaria.
L’azzardo di acquisizioni rivelatesi per il momento disastrose, come quelle effettuate in Spagna proprio alla vigilia del crollo del mercato dei quotidiani (meno 42 per cento in nove mesi), ha già portato l’indebitamento del gruppo a sfiorare il valore dell’intero patrimonio.
La Rcs sconta ogni giorno l’inadeguatezza di un azionariato che non ha saputo disegnare una prospettiva affidabile per il futuro e che non ha avuto il coraggio di guardare avanti pianificando un “new deal” editoriale basato su investimenti, anche e soprattutto quelli tecnologici, adeguati ai tempi nuovi.
Adesso annunciate l’intenzione di “puntare su un notevole sviluppo della multimedialità”, ma l’Azienda ha latitato per anni e accumulato gravi ritardi per il rifiuto incomprensibile a discuterne con la Redazione e il CdR del Corriere.
Forse anche voi, come gli altri editori, attendete che un annunciato, miope contratto nazionale di lavoro azzeri ogni possibilità di trattativa e di programmazione condivisa. Mentre, al contrario, è evidente che nessuna forma di multimedialità potrà essere introdotta nella nostra testata senza passare attraverso il confronto e l’accordo con la Redazione.
Avete deciso di sostenere il management in “una forte azione di contenimento ad ogni livello dei costi e di recupero di efficienza”.
Ci saremmo aspettati una rigorosa e saggia strategia diretta a tagliare gli sprechi di gestione e di amministrazione così come gli sperperi della produzione e della diffusione gratuita mirata ad alzare il numero presunto dei lettori, a migliorare il livello di prodotti collaterali scelti e
imposti dal marketing in una crescente disaffezione del pubblico, a bloccare i giri di valzer di dirigenti che entrano ed escono giusto in tempo per raccogliere superliquidazioni d’oro.
Invece di salvaguardare l’autorevolezza del Corriere , minata tra l'altro dal preoccupante asservimento del giornale al marketing e ad una pubblicità sempre più invasiva degli spazi, della titolazione, degli articoli; invece di rilanciare i ricavi editoriali, erosi dal calo delle copie vendute, il piano di risparmi prospettato da Azienda e Direzione rischia proprio di penalizzare la qualità e la completezza del servizio ai lettori riducendo gli spazi dell'informazione.
I redattori del Corriere della Sera, riuniti in assemblea, hanno comunque confermato la disponibilità a fare la propria parte con un surplus di impegno e con senso di responsabilità, per il bene del giornale, accettando temporaneamente gli interventi che incidono più direttamente sulla loro attività.
In quanto azionisti, avete anche auspicato “un contesto di maggiore sensibilità istituzionale per il settore dell’editoria”. Una formula elegante per sollecitare più ampie provvidenze a carico della collettività e nuovi aiuti pubblici,da aggiungere ai fondi dei quali già beneficiate.
E’ vero, fra voi azionisti di Rcs non c’è nessun editore puro, che abbia nei giornali e nei media il proprio “core business”. Siete banchieri, imprenditori, finanzieri e capitani d’azienda che hanno altrove i propri principali interessi.
Non ci meraviglia, perciò, che bussiate al governo e ai partiti per farvi aprire le casse dello Stato, ma ci preoccupa e ci inquieta perché questo non vi renderà più liberi ma semmai più obbedienti.
In una fase confusa e delicata, la Redazione continua ad avere chiaro che il Corriere della Sera non è uno strumento nelle mani degli azionisti e vi ricorda ancora una volta che la missione di un giornale è di assicurare un’informazione libera, pluralista e, sempre e ovunque, indipendente.
Detto questo,la lettera che segue, mi pare una buona summa dei problemi del sindacato nei giornali e delle nuove sfide in materia di multimedialità (per tacere del rapporto con gli editori-non-editori).
Paola Pica, Elisabetta Soglio, Claudio Colombo e Pietro Lanzara, membri del
CDR del Corriere della Sera, hanno scritto questa "LETTERA AGLI AZIONISTI
DEL CORRIERE" pubblicata sull'edizione del 31 dicembre.
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Come azionisti del patto di sindacato, che controlla il 63,5 per cento diRcs Mediagroup, avete deliberato in Consiglio di amministrazione, il 16 dicembre, di dismettere il piano industriale triennale che avevate approvato nel 2007 e di rinviarne alla seconda metà del 2009 la revisione o
“rimodulazione”. Lo avete deciso nella convinzione che il piano sia ormai superato, a causa della grave crisi economica internazionale, e nella speranza che il quadro del mercato sia più stabile e rassicurante nel medio periodo.
Tuttavia, la crisi dell’Azienda non è dovuta soltanto all’erompere, negli ultimi mesi, di una congiuntura sfavorevole e di una recessione sferzante,che hanno fatto cadere verticalmente la raccolta pubblicitaria.
L’azzardo di acquisizioni rivelatesi per il momento disastrose, come quelle effettuate in Spagna proprio alla vigilia del crollo del mercato dei quotidiani (meno 42 per cento in nove mesi), ha già portato l’indebitamento del gruppo a sfiorare il valore dell’intero patrimonio.
La Rcs sconta ogni giorno l’inadeguatezza di un azionariato che non ha saputo disegnare una prospettiva affidabile per il futuro e che non ha avuto il coraggio di guardare avanti pianificando un “new deal” editoriale basato su investimenti, anche e soprattutto quelli tecnologici, adeguati ai tempi nuovi.
Adesso annunciate l’intenzione di “puntare su un notevole sviluppo della multimedialità”, ma l’Azienda ha latitato per anni e accumulato gravi ritardi per il rifiuto incomprensibile a discuterne con la Redazione e il CdR del Corriere.
Forse anche voi, come gli altri editori, attendete che un annunciato, miope contratto nazionale di lavoro azzeri ogni possibilità di trattativa e di programmazione condivisa. Mentre, al contrario, è evidente che nessuna forma di multimedialità potrà essere introdotta nella nostra testata senza passare attraverso il confronto e l’accordo con la Redazione.
Avete deciso di sostenere il management in “una forte azione di contenimento ad ogni livello dei costi e di recupero di efficienza”.
Ci saremmo aspettati una rigorosa e saggia strategia diretta a tagliare gli sprechi di gestione e di amministrazione così come gli sperperi della produzione e della diffusione gratuita mirata ad alzare il numero presunto dei lettori, a migliorare il livello di prodotti collaterali scelti e
imposti dal marketing in una crescente disaffezione del pubblico, a bloccare i giri di valzer di dirigenti che entrano ed escono giusto in tempo per raccogliere superliquidazioni d’oro.
Invece di salvaguardare l’autorevolezza del Corriere , minata tra l'altro dal preoccupante asservimento del giornale al marketing e ad una pubblicità sempre più invasiva degli spazi, della titolazione, degli articoli; invece di rilanciare i ricavi editoriali, erosi dal calo delle copie vendute, il piano di risparmi prospettato da Azienda e Direzione rischia proprio di penalizzare la qualità e la completezza del servizio ai lettori riducendo gli spazi dell'informazione.
I redattori del Corriere della Sera, riuniti in assemblea, hanno comunque confermato la disponibilità a fare la propria parte con un surplus di impegno e con senso di responsabilità, per il bene del giornale, accettando temporaneamente gli interventi che incidono più direttamente sulla loro attività.
In quanto azionisti, avete anche auspicato “un contesto di maggiore sensibilità istituzionale per il settore dell’editoria”. Una formula elegante per sollecitare più ampie provvidenze a carico della collettività e nuovi aiuti pubblici,da aggiungere ai fondi dei quali già beneficiate.
E’ vero, fra voi azionisti di Rcs non c’è nessun editore puro, che abbia nei giornali e nei media il proprio “core business”. Siete banchieri, imprenditori, finanzieri e capitani d’azienda che hanno altrove i propri principali interessi.
Non ci meraviglia, perciò, che bussiate al governo e ai partiti per farvi aprire le casse dello Stato, ma ci preoccupa e ci inquieta perché questo non vi renderà più liberi ma semmai più obbedienti.
In una fase confusa e delicata, la Redazione continua ad avere chiaro che il Corriere della Sera non è uno strumento nelle mani degli azionisti e vi ricorda ancora una volta che la missione di un giornale è di assicurare un’informazione libera, pluralista e, sempre e ovunque, indipendente.
mercoledì 17 dicembre 2008
Giornalisti assunti? Mai!
Al Comune di Salerno il sindaco Vincenzo De Luca stabilizza alcuni dipendenti precari. Ci sono anche dei giornalisti, lo denuncia un consgiliere comunale dell'opposizione, Fausto Morrone, sottolineando che avviene illegittimamente. Si sarebbero dovuti svolgere concorsi.
"11 assunzioni illegittime. Ci sono anche giornalisti televisivi»,
denuncia Morrone: «La delibera 813 prevede la stabilizzazione di ex collaboratori del Comune di Salerno. Ci sono anche nomi noti di emittenti tv». Lo scandalo secondo me sta nel fatto che non viene applicata la legge 150 sugli uffici stampa semmai (sono infatti stati stabilizzati assumendoli come impiegati di concetto, o come dirigenti - come giornalisti? non sia mai!).
Che al comune di Salerno avessero negli uffici dei dipendenti a tempo pieno pagati come collaboratori era già di per se un malcostume; che questi poi fossero dei giornalisti, è un dettaglio: la categoria al lavoro nero è abituata!
"11 assunzioni illegittime. Ci sono anche giornalisti televisivi»,
denuncia Morrone: «La delibera 813 prevede la stabilizzazione di ex collaboratori del Comune di Salerno. Ci sono anche nomi noti di emittenti tv». Lo scandalo secondo me sta nel fatto che non viene applicata la legge 150 sugli uffici stampa semmai (sono infatti stati stabilizzati assumendoli come impiegati di concetto, o come dirigenti - come giornalisti? non sia mai!).
Che al comune di Salerno avessero negli uffici dei dipendenti a tempo pieno pagati come collaboratori era già di per se un malcostume; che questi poi fossero dei giornalisti, è un dettaglio: la categoria al lavoro nero è abituata!
domenica 14 dicembre 2008
Zagnoli, vita da freelance
Avevo posto una serie di domande a Vanni Zagnoli, un giornalista freelance che scrive per numerose testate italiane.
Molte mail e quache telefonata, e alle mie domande (da quanto fai questo lavoro, quali sono le difficoltà, meglio freelance o dipendente, come te la sfanghi con i soldi?)- alla fine - lui ha risposto così:
"Caro Gianni, ho riflettuto a lunghe sulle tue semplici domande. Avrei da scrivere un libro su 18 anni e mezzo da freelance, con tantissime testate, scritte, radio, tv, la tentazione sarebbe grande, ma devo resistere. Semplicemente perchè è rischioso e potrebbe essere controproducente, per me.
Dunque poche considerazioni generali. Non c'è paragone tra redattore e freelance, ho provato la differenza la scorsa estate. Se uno è molto ricco non ha problemi, diversamente comunque è logorante al massimo non avere certezze. E anche se uno è ricco di suo, di famiglia, però non vive bene. Servono nervi d'acciaio, che io non ho.
Ho 37 anni e mezzo, capitasse una buona occasione, lascio tutte le collaborazioni. Una sola consolazione: sempre meglio fare il giornalista freelance che lavorare. Al mio peggior nemico non augurerei di fare il freelance. E io comunque sono un freelance fortunato, poichè impegnandomi allo spasimo ho pure raccolto abbastanza. Fortunatamente ci sono anche testate nobili, capiservizio e capiredattori che trattano bene, comunque è difficile restare a galla. Non posso aggiungere altro e auguro a tutti i colleghi freelance, giovani e meno, di trovare un contratto".
**** vorrei che Siddi meditasse su queste parole, in vista delle prossime sedute con la Fieg...
****
Ma è sopratutto la discrezionalità con cui molti colleghi capiredattore (gli ultimi dei dirigenti, non i primi tra i giornalisti) trattano i freelance che mi impressiona (ma spesso si veste d'autorità con un collaboratore anche l'ultimo assunto...). Ci sono sempre dei gornalisti più realisti del re che sfruttano, comprimono, diventano aguzzini dei collehgi che collaborano con i giornali (questi ultimi sono sepsso la linfa del prodotto quotidiano). Chi sta fuori non è un nostro dipendente (al massimo prende - pochi - soldi dall'editore), è un collega che fa un altro lavoro, e credo che nessuno possa comportarsi in maniera men che civile con professionisti inquadrati diversamente da noi sul piano contrattuale ma non per questo con meno diritti o meno dignità.
Meditiamoci un po'....
Molte mail e quache telefonata, e alle mie domande (da quanto fai questo lavoro, quali sono le difficoltà, meglio freelance o dipendente, come te la sfanghi con i soldi?)- alla fine - lui ha risposto così:
"Caro Gianni, ho riflettuto a lunghe sulle tue semplici domande. Avrei da scrivere un libro su 18 anni e mezzo da freelance, con tantissime testate, scritte, radio, tv, la tentazione sarebbe grande, ma devo resistere. Semplicemente perchè è rischioso e potrebbe essere controproducente, per me.
Dunque poche considerazioni generali. Non c'è paragone tra redattore e freelance, ho provato la differenza la scorsa estate. Se uno è molto ricco non ha problemi, diversamente comunque è logorante al massimo non avere certezze. E anche se uno è ricco di suo, di famiglia, però non vive bene. Servono nervi d'acciaio, che io non ho.
Ho 37 anni e mezzo, capitasse una buona occasione, lascio tutte le collaborazioni. Una sola consolazione: sempre meglio fare il giornalista freelance che lavorare. Al mio peggior nemico non augurerei di fare il freelance. E io comunque sono un freelance fortunato, poichè impegnandomi allo spasimo ho pure raccolto abbastanza. Fortunatamente ci sono anche testate nobili, capiservizio e capiredattori che trattano bene, comunque è difficile restare a galla. Non posso aggiungere altro e auguro a tutti i colleghi freelance, giovani e meno, di trovare un contratto".
**** vorrei che Siddi meditasse su queste parole, in vista delle prossime sedute con la Fieg...
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Ma è sopratutto la discrezionalità con cui molti colleghi capiredattore (gli ultimi dei dirigenti, non i primi tra i giornalisti) trattano i freelance che mi impressiona (ma spesso si veste d'autorità con un collaboratore anche l'ultimo assunto...). Ci sono sempre dei gornalisti più realisti del re che sfruttano, comprimono, diventano aguzzini dei collehgi che collaborano con i giornali (questi ultimi sono sepsso la linfa del prodotto quotidiano). Chi sta fuori non è un nostro dipendente (al massimo prende - pochi - soldi dall'editore), è un collega che fa un altro lavoro, e credo che nessuno possa comportarsi in maniera men che civile con professionisti inquadrati diversamente da noi sul piano contrattuale ma non per questo con meno diritti o meno dignità.
Meditiamoci un po'....
martedì 9 dicembre 2008
Ci volevano e' paccheri....
Napoli appare una delle città più difficili dove fare il mestiere di giornalista.
E fosse per la camorra, sarebbe anche un rischio calcolato: ma se si dovessero mettere uno dietro l'altro gli episodi in cui i giornalisi sono sati minacciati, dileggiati, o picchiati si scoprirebbe che autori di queste azioni sono anche insospettabili comitati di lotta antidiscariche, consiglieri comunali del capoluogo di regione, e ora si aggiunge alla lista finanche un comandante di polizia municipale.
L'altro giorno, racconta Alessandro Migliaccio, redattore de 'Il Napoli', è stato chiamato al comando dei vigili per render conto di un suo servizio. Rendere conto!!! Giunto nell'ufficio, il fattaccio. Migliaccio ha denunciato un'aggressione fisica ai suoi danni da parte del comandante della Polizia Municipale del Comune di Napoli, Luigi Sementa. Al comandante non era piaciuto un articolo di Migliaccio. E non bastava evidentemente una lettera di smentita, una richiesta di chiarimento, un'intervista: ci volevano - come si dice a Napoli - e' paccheri...
E fosse per la camorra, sarebbe anche un rischio calcolato: ma se si dovessero mettere uno dietro l'altro gli episodi in cui i giornalisi sono sati minacciati, dileggiati, o picchiati si scoprirebbe che autori di queste azioni sono anche insospettabili comitati di lotta antidiscariche, consiglieri comunali del capoluogo di regione, e ora si aggiunge alla lista finanche un comandante di polizia municipale.
L'altro giorno, racconta Alessandro Migliaccio, redattore de 'Il Napoli', è stato chiamato al comando dei vigili per render conto di un suo servizio. Rendere conto!!! Giunto nell'ufficio, il fattaccio. Migliaccio ha denunciato un'aggressione fisica ai suoi danni da parte del comandante della Polizia Municipale del Comune di Napoli, Luigi Sementa. Al comandante non era piaciuto un articolo di Migliaccio. E non bastava evidentemente una lettera di smentita, una richiesta di chiarimento, un'intervista: ci volevano - come si dice a Napoli - e' paccheri...
martedì 2 dicembre 2008
Nugnes
Sono forti e contrastanti i sentimenti davanti alla morte di Nugnes. Ognuno ha un ruolo: il magistrato integerrimo che non si ferma davanti al dramma, il politico che se ne lava le mani e sospende dalle cariche e dalla partito il "sospetto", il giornalista che rilancia: "C'erano altre inchieste". Poi le lacrime degli uomini, degli amici, dei parenti... Tutto ritorna più comprensibile. E' il dramma di un uomo, è il dramma della vita che va...
Gli ultimi dei manager
Il dialogo si potrebbe spezzare. Fnsi e Fieg fanno emergere le contraddizioni, urge il confronto conla base,forse finanche il referendum. Sicuramente c'è diffidenza. In redazione mai come in questo momento sirespira un'aria di tensione e certo lo status giurdico dei direttori o di certi capiredattori che - come ho sentito dire in una assemblea - sono "gli ultimi dei manager più che i primi trai redattori", non è esattamente l'argomento sul quale la sigla del contratto può naufragare.
lunedì 24 novembre 2008
Torrese e iscrizioni
scrive mimmo torrese sul suo blog
A.A.A. Iscrizione Ordine Giornalisti Offresi•Novembre 23, 2008 • Nessun Commento
Che l’iscrizione all’ordine dei Giornalisti sia man mano diventato sempre più una barzelletta, lo si deduce dalla quantità inverosimile di soggetti, che di giornalistico non hanno quasi niente, inseriti negli elenchi dei Pubblicisti nazionali. Anche i fratelli maggiori “Professionisti” hanno presenze quantomeno discutibili, frutto delle nuove norme per l’accesso all’esame di stato. Ma che questa eventualità possa essere usata a fini pubblicitari nell’ambito di un corso di Critica Cinematografica, mi lascia senza parole. Leggendo l’offerta formativa,si legge: “ I diplomati del corso potranno pubblicare i loro articoli su una rivista periodica di ACT Multimedia maturando cosi i requisiti neccessari per poter essere regolarmente iscritti all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Per chi non volesse avvalersi di questa oppurtunità il costo del corso sarà di 1.500 Euro.” Visto che per iscriversi bisogna pagare 2000 euro, se ne deduce che l’inclusione nell’elenco dei pubblicisti “costa” solo 500 euro. Tutto questo alla luce del sole e senza alcun intervento censorio dell’Ordine dei Giornalisti, inflessibile, invece per i colleghi che fanno pubblicità. Per chi volesse sincerarsi di quanto dico basta cliccare su http://www.actmultimedia.com/corsi/critica/critica.html
A.A.A. Iscrizione Ordine Giornalisti Offresi•Novembre 23, 2008 • Nessun Commento
Che l’iscrizione all’ordine dei Giornalisti sia man mano diventato sempre più una barzelletta, lo si deduce dalla quantità inverosimile di soggetti, che di giornalistico non hanno quasi niente, inseriti negli elenchi dei Pubblicisti nazionali. Anche i fratelli maggiori “Professionisti” hanno presenze quantomeno discutibili, frutto delle nuove norme per l’accesso all’esame di stato. Ma che questa eventualità possa essere usata a fini pubblicitari nell’ambito di un corso di Critica Cinematografica, mi lascia senza parole. Leggendo l’offerta formativa,si legge: “ I diplomati del corso potranno pubblicare i loro articoli su una rivista periodica di ACT Multimedia maturando cosi i requisiti neccessari per poter essere regolarmente iscritti all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Per chi non volesse avvalersi di questa oppurtunità il costo del corso sarà di 1.500 Euro.” Visto che per iscriversi bisogna pagare 2000 euro, se ne deduce che l’inclusione nell’elenco dei pubblicisti “costa” solo 500 euro. Tutto questo alla luce del sole e senza alcun intervento censorio dell’Ordine dei Giornalisti, inflessibile, invece per i colleghi che fanno pubblicità. Per chi volesse sincerarsi di quanto dico basta cliccare su http://www.actmultimedia.com/corsi/critica/critica.html
domenica 23 novembre 2008
Pisano

A Giuseppe Pisano intitolano la sala consiliare di un piccolo comune dell'Irpinia (lunedì 23 novembre dalle 17 a Montefredane). Pisano - morto dieci anni fa - è stato quel che si dice un grande giornalista, ma anche un poeta e pittore raffinatissimo. Capo della redazione del Mattino di Avellino, tra i migliori interpreti del sentimento di quel ceto intellettuale meridionale orgoglioso delle proprie radici, restio ai riflettori, capace proprio dalla provincia di rilanciare messaggi forti che andrebbero riletti. Certe poesie della sua raccolta "il foro della chitarra" rappresentano meglio di qualsiasi saggio sociologico o antropologico il carattere degli irpini,o dei meridionali, di tutti i meridionali, arroccati per scelta e non per difesa, seppur legittima.
Ne sono stato anche un po' amico, oltre che per un decennio frequentatore e apprendista, in quella bottega del giornalismo dalla porta sempre aperta che era la redazione di Avellino del Mattino.
Ci faceva sognare il giornalismo, quello delle grandi firme che fino a dieci anni fa erano ancora"pezzi di letteratura", e ci ha fatto comprendere anche il titolo di un libro di Kapuscinski: "Il cinico non è adatto a questo mestiere". Un ultimo ricordo: la sua ampia fronte imperlata di sudore, anche in pieno inverno mentre le dita battevano veloci ritratti-gioiello anche di personaggi destinati a vivere il tempo di una fugace cronaca di giornale.
venerdì 21 novembre 2008
Villari, che Face ...book
Il Villari Fan Club (http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#/group.php?gid=45515459251) fondato appena ieri pomeriggio ha raggiunto in poche ore 260 VFC members.
(fonte Sabelli Fioretti)
(fonte Sabelli Fioretti)
lunedì 17 novembre 2008
Corecom, Vitale: E se l'AgCom dice no?
“Auspichiamo che la politica abbia un sussulto di responsabilità, rifletta su avvenuto per l’elezione del Corecom e faccia sì che l’importante organismo parta nel segno della trasparenza e della legalità”. Dice il presidente uscente del Corerat-Corecom, Norberto Vitale, ce ha tenuto una conferenza stampa a Napoli con i componenti uscenti Riccardo Plazza, Roberto Colizza e Isidoro Tardivo.
“Si è criticato tanto l’operato del Corerat-Corecom, ma, appena c’è stata la possibilità si è andati all'elezione di un nuovo organismo" che, a giudizio degli stessi protagonisti della elezione in Consiglio regionale, "sarebbe frutto di spartizione e lottizzazione politica".
Dice Vitale: “La votazione per il presidente e per i componenti del Corecom non ha tenuto conto della delibera n. 52/99 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che fissa principi fondamentali per la valida elezione dell’organismo e per il relativo conferimento delle deleghe: il numero di cinque componenti, anziché nove, allo scopo di ridurre la spesa pubblica; il possesso dei requisiti di esperienza e competenza nel settore delle telecomunicazioni nei suoi aspetti culturali, giuridici, economici e tecnologici; la garanzia della assoluta indipendenza dei componenti sia dal sistema politico istituzionale che dagli interessi di settore; la garanzia della rappresentanza delle opposizioni consiliari”.
Un organismo così costituito – ha osservato Vitale –, cioè senza garanzia della rappresentanza delle minoranze, non sarebbe organismo collegiale e di garanzia. Per questa ragione l’eventuale nuovo Corecom non potrebbe ricevere le deleghe da parte dell’AgCom”. Vitale ha citato il precedente che riguarda la regione Calabria: quando il corecom di questa regione venne commissariato, perdendo così la sua natura di organo collegiale, l’Agcom ritirò le deleghe che aveva precedentemente attribuito a quel comitato”.
Il presidente e i componenti uscenti del Corerat-Corecom hanno, inoltre, annunciato di aver presentato ricorso nella sede giudiziaria competente “per essere stati illegittimamente esclusi dalla candidature per il rinnovo dell’organismo: la norma sulla ineleggibilità di coloro che sono stati già eletti componenti del Corecom non ci riguarda – ha spiegato Plazza – in quanto non siamo mai stati eletti ma semplicemente nominati con decreto dell’allora presidente del Consiglio regionale Zinzi. Inoltre – ha concluso Plazza – stiamo valutando di chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali per l’ ingiusta esclusione e per le sue modalità che riteniamo lesive della nostra immagine e professionalità”.
“Si è criticato tanto l’operato del Corerat-Corecom, ma, appena c’è stata la possibilità si è andati all'elezione di un nuovo organismo" che, a giudizio degli stessi protagonisti della elezione in Consiglio regionale, "sarebbe frutto di spartizione e lottizzazione politica".
Dice Vitale: “La votazione per il presidente e per i componenti del Corecom non ha tenuto conto della delibera n. 52/99 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che fissa principi fondamentali per la valida elezione dell’organismo e per il relativo conferimento delle deleghe: il numero di cinque componenti, anziché nove, allo scopo di ridurre la spesa pubblica; il possesso dei requisiti di esperienza e competenza nel settore delle telecomunicazioni nei suoi aspetti culturali, giuridici, economici e tecnologici; la garanzia della assoluta indipendenza dei componenti sia dal sistema politico istituzionale che dagli interessi di settore; la garanzia della rappresentanza delle opposizioni consiliari”.
Un organismo così costituito – ha osservato Vitale –, cioè senza garanzia della rappresentanza delle minoranze, non sarebbe organismo collegiale e di garanzia. Per questa ragione l’eventuale nuovo Corecom non potrebbe ricevere le deleghe da parte dell’AgCom”. Vitale ha citato il precedente che riguarda la regione Calabria: quando il corecom di questa regione venne commissariato, perdendo così la sua natura di organo collegiale, l’Agcom ritirò le deleghe che aveva precedentemente attribuito a quel comitato”.
Il presidente e i componenti uscenti del Corerat-Corecom hanno, inoltre, annunciato di aver presentato ricorso nella sede giudiziaria competente “per essere stati illegittimamente esclusi dalla candidature per il rinnovo dell’organismo: la norma sulla ineleggibilità di coloro che sono stati già eletti componenti del Corecom non ci riguarda – ha spiegato Plazza – in quanto non siamo mai stati eletti ma semplicemente nominati con decreto dell’allora presidente del Consiglio regionale Zinzi. Inoltre – ha concluso Plazza – stiamo valutando di chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali per l’ ingiusta esclusione e per le sue modalità che riteniamo lesive della nostra immagine e professionalità”.
venerdì 14 novembre 2008
Corecom e Rai: pasticciacci politici
Mentre ci si accapiglia a Roma e Napoli rispettivamente sulla vigilanza Rai e il Corecom,i giornalisti stanno a guardare. Per la verità a Napoli il Corecom ha al suo interno questa volta - e finalmente -un bel numero di giornalisti... (Guarda un po' se ci si deve compiacere per qualcosa che dovrebbe essere scontato).
(Per ora auguri ai colleghi Gianni Festa, Gianni Russo e Enzo Todaro, "vecchi" reporter di strada, catapultati nella jungla del Corecom Campania, dove si decidono i finanziamenti pubblici a giornali e Tv).
Utopia: i giornalisti - da soli - decidono chi deve vigilare sulla Rai e sull'emittenza locale...
(Per ora auguri ai colleghi Gianni Festa, Gianni Russo e Enzo Todaro, "vecchi" reporter di strada, catapultati nella jungla del Corecom Campania, dove si decidono i finanziamenti pubblici a giornali e Tv).
Utopia: i giornalisti - da soli - decidono chi deve vigilare sulla Rai e sull'emittenza locale...
lunedì 10 novembre 2008
Venti giorni
Entro una ventina di giorni la Fnsi conta di chiudere con gli editori il primo «giro» complessivo sul nuovo contratto di lavoro giornalistico. Lo ha detto stasera a Trieste il segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi, intervenendo a una assemblea del quotidiano "Il Piccolo". In particolare, il sindacato insisterà sul punto che il giornalismo sia «su qualunque piattaforma», ha precisato Siddi, il quale ha aggiunto che «la multimedialità non deve essere un'operazione aggiuntiva all'attività professionale ma uno dei campi di lavoro dei redattori, nel rispetto di orari, organici, organizzazione del lavoro, qualifiche e - ha concluso -autonomia
professionale».
professionale».
giovedì 6 novembre 2008
Videochiamate
Piccola riflessione sui videofonini. Mi sono chiesto spesso a cosa servissero i telefonini con telecamera. Le videochiamate mi sono sempre sembrate una superflua ostentazione modaiola, al massimo l'esplicitazione di una diffidenza verso l'interlocutore ("Fammi vedere dove sei); oppure mi mi apparivano come la coda di paglia di chi chiama ("Ti faccio vedere dove sono, così...").
Scherzi a parte, ieri ho capito il videofonino a cosa serve: in una libreria, in un silenzio surreale, una ragazza sordomuta accanto a me videochiamava una sua amica: un discorso sul filo dell'alfabeto labiale e dei segni - al di là e al di qua del videofonino - che mi ha emozionato: viva la tecnologia, viva i videofonini. Ecco a cosa servono....!
Scherzi a parte, ieri ho capito il videofonino a cosa serve: in una libreria, in un silenzio surreale, una ragazza sordomuta accanto a me videochiamava una sua amica: un discorso sul filo dell'alfabeto labiale e dei segni - al di là e al di qua del videofonino - che mi ha emozionato: viva la tecnologia, viva i videofonini. Ecco a cosa servono....!
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