Al Comune di Salerno il sindaco Vincenzo De Luca stabilizza alcuni dipendenti precari. Ci sono anche dei giornalisti, lo denuncia un consgiliere comunale dell'opposizione, Fausto Morrone, sottolineando che avviene illegittimamente. Si sarebbero dovuti svolgere concorsi.
"11 assunzioni illegittime. Ci sono anche giornalisti televisivi»,
denuncia Morrone: «La delibera 813 prevede la stabilizzazione di ex collaboratori del Comune di Salerno. Ci sono anche nomi noti di emittenti tv». Lo scandalo secondo me sta nel fatto che non viene applicata la legge 150 sugli uffici stampa semmai (sono infatti stati stabilizzati assumendoli come impiegati di concetto, o come dirigenti - come giornalisti? non sia mai!).
Che al comune di Salerno avessero negli uffici dei dipendenti a tempo pieno pagati come collaboratori era già di per se un malcostume; che questi poi fossero dei giornalisti, è un dettaglio: la categoria al lavoro nero è abituata!
mercoledì 17 dicembre 2008
domenica 14 dicembre 2008
Zagnoli, vita da freelance
Avevo posto una serie di domande a Vanni Zagnoli, un giornalista freelance che scrive per numerose testate italiane.
Molte mail e quache telefonata, e alle mie domande (da quanto fai questo lavoro, quali sono le difficoltà, meglio freelance o dipendente, come te la sfanghi con i soldi?)- alla fine - lui ha risposto così:
"Caro Gianni, ho riflettuto a lunghe sulle tue semplici domande. Avrei da scrivere un libro su 18 anni e mezzo da freelance, con tantissime testate, scritte, radio, tv, la tentazione sarebbe grande, ma devo resistere. Semplicemente perchè è rischioso e potrebbe essere controproducente, per me.
Dunque poche considerazioni generali. Non c'è paragone tra redattore e freelance, ho provato la differenza la scorsa estate. Se uno è molto ricco non ha problemi, diversamente comunque è logorante al massimo non avere certezze. E anche se uno è ricco di suo, di famiglia, però non vive bene. Servono nervi d'acciaio, che io non ho.
Ho 37 anni e mezzo, capitasse una buona occasione, lascio tutte le collaborazioni. Una sola consolazione: sempre meglio fare il giornalista freelance che lavorare. Al mio peggior nemico non augurerei di fare il freelance. E io comunque sono un freelance fortunato, poichè impegnandomi allo spasimo ho pure raccolto abbastanza. Fortunatamente ci sono anche testate nobili, capiservizio e capiredattori che trattano bene, comunque è difficile restare a galla. Non posso aggiungere altro e auguro a tutti i colleghi freelance, giovani e meno, di trovare un contratto".
**** vorrei che Siddi meditasse su queste parole, in vista delle prossime sedute con la Fieg...
****
Ma è sopratutto la discrezionalità con cui molti colleghi capiredattore (gli ultimi dei dirigenti, non i primi tra i giornalisti) trattano i freelance che mi impressiona (ma spesso si veste d'autorità con un collaboratore anche l'ultimo assunto...). Ci sono sempre dei gornalisti più realisti del re che sfruttano, comprimono, diventano aguzzini dei collehgi che collaborano con i giornali (questi ultimi sono sepsso la linfa del prodotto quotidiano). Chi sta fuori non è un nostro dipendente (al massimo prende - pochi - soldi dall'editore), è un collega che fa un altro lavoro, e credo che nessuno possa comportarsi in maniera men che civile con professionisti inquadrati diversamente da noi sul piano contrattuale ma non per questo con meno diritti o meno dignità.
Meditiamoci un po'....
Molte mail e quache telefonata, e alle mie domande (da quanto fai questo lavoro, quali sono le difficoltà, meglio freelance o dipendente, come te la sfanghi con i soldi?)- alla fine - lui ha risposto così:
"Caro Gianni, ho riflettuto a lunghe sulle tue semplici domande. Avrei da scrivere un libro su 18 anni e mezzo da freelance, con tantissime testate, scritte, radio, tv, la tentazione sarebbe grande, ma devo resistere. Semplicemente perchè è rischioso e potrebbe essere controproducente, per me.
Dunque poche considerazioni generali. Non c'è paragone tra redattore e freelance, ho provato la differenza la scorsa estate. Se uno è molto ricco non ha problemi, diversamente comunque è logorante al massimo non avere certezze. E anche se uno è ricco di suo, di famiglia, però non vive bene. Servono nervi d'acciaio, che io non ho.
Ho 37 anni e mezzo, capitasse una buona occasione, lascio tutte le collaborazioni. Una sola consolazione: sempre meglio fare il giornalista freelance che lavorare. Al mio peggior nemico non augurerei di fare il freelance. E io comunque sono un freelance fortunato, poichè impegnandomi allo spasimo ho pure raccolto abbastanza. Fortunatamente ci sono anche testate nobili, capiservizio e capiredattori che trattano bene, comunque è difficile restare a galla. Non posso aggiungere altro e auguro a tutti i colleghi freelance, giovani e meno, di trovare un contratto".
**** vorrei che Siddi meditasse su queste parole, in vista delle prossime sedute con la Fieg...
****
Ma è sopratutto la discrezionalità con cui molti colleghi capiredattore (gli ultimi dei dirigenti, non i primi tra i giornalisti) trattano i freelance che mi impressiona (ma spesso si veste d'autorità con un collaboratore anche l'ultimo assunto...). Ci sono sempre dei gornalisti più realisti del re che sfruttano, comprimono, diventano aguzzini dei collehgi che collaborano con i giornali (questi ultimi sono sepsso la linfa del prodotto quotidiano). Chi sta fuori non è un nostro dipendente (al massimo prende - pochi - soldi dall'editore), è un collega che fa un altro lavoro, e credo che nessuno possa comportarsi in maniera men che civile con professionisti inquadrati diversamente da noi sul piano contrattuale ma non per questo con meno diritti o meno dignità.
Meditiamoci un po'....
martedì 9 dicembre 2008
Ci volevano e' paccheri....
Napoli appare una delle città più difficili dove fare il mestiere di giornalista.
E fosse per la camorra, sarebbe anche un rischio calcolato: ma se si dovessero mettere uno dietro l'altro gli episodi in cui i giornalisi sono sati minacciati, dileggiati, o picchiati si scoprirebbe che autori di queste azioni sono anche insospettabili comitati di lotta antidiscariche, consiglieri comunali del capoluogo di regione, e ora si aggiunge alla lista finanche un comandante di polizia municipale.
L'altro giorno, racconta Alessandro Migliaccio, redattore de 'Il Napoli', è stato chiamato al comando dei vigili per render conto di un suo servizio. Rendere conto!!! Giunto nell'ufficio, il fattaccio. Migliaccio ha denunciato un'aggressione fisica ai suoi danni da parte del comandante della Polizia Municipale del Comune di Napoli, Luigi Sementa. Al comandante non era piaciuto un articolo di Migliaccio. E non bastava evidentemente una lettera di smentita, una richiesta di chiarimento, un'intervista: ci volevano - come si dice a Napoli - e' paccheri...
E fosse per la camorra, sarebbe anche un rischio calcolato: ma se si dovessero mettere uno dietro l'altro gli episodi in cui i giornalisi sono sati minacciati, dileggiati, o picchiati si scoprirebbe che autori di queste azioni sono anche insospettabili comitati di lotta antidiscariche, consiglieri comunali del capoluogo di regione, e ora si aggiunge alla lista finanche un comandante di polizia municipale.
L'altro giorno, racconta Alessandro Migliaccio, redattore de 'Il Napoli', è stato chiamato al comando dei vigili per render conto di un suo servizio. Rendere conto!!! Giunto nell'ufficio, il fattaccio. Migliaccio ha denunciato un'aggressione fisica ai suoi danni da parte del comandante della Polizia Municipale del Comune di Napoli, Luigi Sementa. Al comandante non era piaciuto un articolo di Migliaccio. E non bastava evidentemente una lettera di smentita, una richiesta di chiarimento, un'intervista: ci volevano - come si dice a Napoli - e' paccheri...
martedì 2 dicembre 2008
Nugnes
Sono forti e contrastanti i sentimenti davanti alla morte di Nugnes. Ognuno ha un ruolo: il magistrato integerrimo che non si ferma davanti al dramma, il politico che se ne lava le mani e sospende dalle cariche e dalla partito il "sospetto", il giornalista che rilancia: "C'erano altre inchieste". Poi le lacrime degli uomini, degli amici, dei parenti... Tutto ritorna più comprensibile. E' il dramma di un uomo, è il dramma della vita che va...
Gli ultimi dei manager
Il dialogo si potrebbe spezzare. Fnsi e Fieg fanno emergere le contraddizioni, urge il confronto conla base,forse finanche il referendum. Sicuramente c'è diffidenza. In redazione mai come in questo momento sirespira un'aria di tensione e certo lo status giurdico dei direttori o di certi capiredattori che - come ho sentito dire in una assemblea - sono "gli ultimi dei manager più che i primi trai redattori", non è esattamente l'argomento sul quale la sigla del contratto può naufragare.
lunedì 24 novembre 2008
Torrese e iscrizioni
scrive mimmo torrese sul suo blog
A.A.A. Iscrizione Ordine Giornalisti Offresi•Novembre 23, 2008 • Nessun Commento
Che l’iscrizione all’ordine dei Giornalisti sia man mano diventato sempre più una barzelletta, lo si deduce dalla quantità inverosimile di soggetti, che di giornalistico non hanno quasi niente, inseriti negli elenchi dei Pubblicisti nazionali. Anche i fratelli maggiori “Professionisti” hanno presenze quantomeno discutibili, frutto delle nuove norme per l’accesso all’esame di stato. Ma che questa eventualità possa essere usata a fini pubblicitari nell’ambito di un corso di Critica Cinematografica, mi lascia senza parole. Leggendo l’offerta formativa,si legge: “ I diplomati del corso potranno pubblicare i loro articoli su una rivista periodica di ACT Multimedia maturando cosi i requisiti neccessari per poter essere regolarmente iscritti all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Per chi non volesse avvalersi di questa oppurtunità il costo del corso sarà di 1.500 Euro.” Visto che per iscriversi bisogna pagare 2000 euro, se ne deduce che l’inclusione nell’elenco dei pubblicisti “costa” solo 500 euro. Tutto questo alla luce del sole e senza alcun intervento censorio dell’Ordine dei Giornalisti, inflessibile, invece per i colleghi che fanno pubblicità. Per chi volesse sincerarsi di quanto dico basta cliccare su http://www.actmultimedia.com/corsi/critica/critica.html
A.A.A. Iscrizione Ordine Giornalisti Offresi•Novembre 23, 2008 • Nessun Commento
Che l’iscrizione all’ordine dei Giornalisti sia man mano diventato sempre più una barzelletta, lo si deduce dalla quantità inverosimile di soggetti, che di giornalistico non hanno quasi niente, inseriti negli elenchi dei Pubblicisti nazionali. Anche i fratelli maggiori “Professionisti” hanno presenze quantomeno discutibili, frutto delle nuove norme per l’accesso all’esame di stato. Ma che questa eventualità possa essere usata a fini pubblicitari nell’ambito di un corso di Critica Cinematografica, mi lascia senza parole. Leggendo l’offerta formativa,si legge: “ I diplomati del corso potranno pubblicare i loro articoli su una rivista periodica di ACT Multimedia maturando cosi i requisiti neccessari per poter essere regolarmente iscritti all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Per chi non volesse avvalersi di questa oppurtunità il costo del corso sarà di 1.500 Euro.” Visto che per iscriversi bisogna pagare 2000 euro, se ne deduce che l’inclusione nell’elenco dei pubblicisti “costa” solo 500 euro. Tutto questo alla luce del sole e senza alcun intervento censorio dell’Ordine dei Giornalisti, inflessibile, invece per i colleghi che fanno pubblicità. Per chi volesse sincerarsi di quanto dico basta cliccare su http://www.actmultimedia.com/corsi/critica/critica.html
domenica 23 novembre 2008
Pisano

A Giuseppe Pisano intitolano la sala consiliare di un piccolo comune dell'Irpinia (lunedì 23 novembre dalle 17 a Montefredane). Pisano - morto dieci anni fa - è stato quel che si dice un grande giornalista, ma anche un poeta e pittore raffinatissimo. Capo della redazione del Mattino di Avellino, tra i migliori interpreti del sentimento di quel ceto intellettuale meridionale orgoglioso delle proprie radici, restio ai riflettori, capace proprio dalla provincia di rilanciare messaggi forti che andrebbero riletti. Certe poesie della sua raccolta "il foro della chitarra" rappresentano meglio di qualsiasi saggio sociologico o antropologico il carattere degli irpini,o dei meridionali, di tutti i meridionali, arroccati per scelta e non per difesa, seppur legittima.
Ne sono stato anche un po' amico, oltre che per un decennio frequentatore e apprendista, in quella bottega del giornalismo dalla porta sempre aperta che era la redazione di Avellino del Mattino.
Ci faceva sognare il giornalismo, quello delle grandi firme che fino a dieci anni fa erano ancora"pezzi di letteratura", e ci ha fatto comprendere anche il titolo di un libro di Kapuscinski: "Il cinico non è adatto a questo mestiere". Un ultimo ricordo: la sua ampia fronte imperlata di sudore, anche in pieno inverno mentre le dita battevano veloci ritratti-gioiello anche di personaggi destinati a vivere il tempo di una fugace cronaca di giornale.
venerdì 21 novembre 2008
Villari, che Face ...book
Il Villari Fan Club (http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#/group.php?gid=45515459251) fondato appena ieri pomeriggio ha raggiunto in poche ore 260 VFC members.
(fonte Sabelli Fioretti)
(fonte Sabelli Fioretti)
lunedì 17 novembre 2008
Corecom, Vitale: E se l'AgCom dice no?
“Auspichiamo che la politica abbia un sussulto di responsabilità, rifletta su avvenuto per l’elezione del Corecom e faccia sì che l’importante organismo parta nel segno della trasparenza e della legalità”. Dice il presidente uscente del Corerat-Corecom, Norberto Vitale, ce ha tenuto una conferenza stampa a Napoli con i componenti uscenti Riccardo Plazza, Roberto Colizza e Isidoro Tardivo.
“Si è criticato tanto l’operato del Corerat-Corecom, ma, appena c’è stata la possibilità si è andati all'elezione di un nuovo organismo" che, a giudizio degli stessi protagonisti della elezione in Consiglio regionale, "sarebbe frutto di spartizione e lottizzazione politica".
Dice Vitale: “La votazione per il presidente e per i componenti del Corecom non ha tenuto conto della delibera n. 52/99 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che fissa principi fondamentali per la valida elezione dell’organismo e per il relativo conferimento delle deleghe: il numero di cinque componenti, anziché nove, allo scopo di ridurre la spesa pubblica; il possesso dei requisiti di esperienza e competenza nel settore delle telecomunicazioni nei suoi aspetti culturali, giuridici, economici e tecnologici; la garanzia della assoluta indipendenza dei componenti sia dal sistema politico istituzionale che dagli interessi di settore; la garanzia della rappresentanza delle opposizioni consiliari”.
Un organismo così costituito – ha osservato Vitale –, cioè senza garanzia della rappresentanza delle minoranze, non sarebbe organismo collegiale e di garanzia. Per questa ragione l’eventuale nuovo Corecom non potrebbe ricevere le deleghe da parte dell’AgCom”. Vitale ha citato il precedente che riguarda la regione Calabria: quando il corecom di questa regione venne commissariato, perdendo così la sua natura di organo collegiale, l’Agcom ritirò le deleghe che aveva precedentemente attribuito a quel comitato”.
Il presidente e i componenti uscenti del Corerat-Corecom hanno, inoltre, annunciato di aver presentato ricorso nella sede giudiziaria competente “per essere stati illegittimamente esclusi dalla candidature per il rinnovo dell’organismo: la norma sulla ineleggibilità di coloro che sono stati già eletti componenti del Corecom non ci riguarda – ha spiegato Plazza – in quanto non siamo mai stati eletti ma semplicemente nominati con decreto dell’allora presidente del Consiglio regionale Zinzi. Inoltre – ha concluso Plazza – stiamo valutando di chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali per l’ ingiusta esclusione e per le sue modalità che riteniamo lesive della nostra immagine e professionalità”.
“Si è criticato tanto l’operato del Corerat-Corecom, ma, appena c’è stata la possibilità si è andati all'elezione di un nuovo organismo" che, a giudizio degli stessi protagonisti della elezione in Consiglio regionale, "sarebbe frutto di spartizione e lottizzazione politica".
Dice Vitale: “La votazione per il presidente e per i componenti del Corecom non ha tenuto conto della delibera n. 52/99 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che fissa principi fondamentali per la valida elezione dell’organismo e per il relativo conferimento delle deleghe: il numero di cinque componenti, anziché nove, allo scopo di ridurre la spesa pubblica; il possesso dei requisiti di esperienza e competenza nel settore delle telecomunicazioni nei suoi aspetti culturali, giuridici, economici e tecnologici; la garanzia della assoluta indipendenza dei componenti sia dal sistema politico istituzionale che dagli interessi di settore; la garanzia della rappresentanza delle opposizioni consiliari”.
Un organismo così costituito – ha osservato Vitale –, cioè senza garanzia della rappresentanza delle minoranze, non sarebbe organismo collegiale e di garanzia. Per questa ragione l’eventuale nuovo Corecom non potrebbe ricevere le deleghe da parte dell’AgCom”. Vitale ha citato il precedente che riguarda la regione Calabria: quando il corecom di questa regione venne commissariato, perdendo così la sua natura di organo collegiale, l’Agcom ritirò le deleghe che aveva precedentemente attribuito a quel comitato”.
Il presidente e i componenti uscenti del Corerat-Corecom hanno, inoltre, annunciato di aver presentato ricorso nella sede giudiziaria competente “per essere stati illegittimamente esclusi dalla candidature per il rinnovo dell’organismo: la norma sulla ineleggibilità di coloro che sono stati già eletti componenti del Corecom non ci riguarda – ha spiegato Plazza – in quanto non siamo mai stati eletti ma semplicemente nominati con decreto dell’allora presidente del Consiglio regionale Zinzi. Inoltre – ha concluso Plazza – stiamo valutando di chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali per l’ ingiusta esclusione e per le sue modalità che riteniamo lesive della nostra immagine e professionalità”.
venerdì 14 novembre 2008
Corecom e Rai: pasticciacci politici
Mentre ci si accapiglia a Roma e Napoli rispettivamente sulla vigilanza Rai e il Corecom,i giornalisti stanno a guardare. Per la verità a Napoli il Corecom ha al suo interno questa volta - e finalmente -un bel numero di giornalisti... (Guarda un po' se ci si deve compiacere per qualcosa che dovrebbe essere scontato).
(Per ora auguri ai colleghi Gianni Festa, Gianni Russo e Enzo Todaro, "vecchi" reporter di strada, catapultati nella jungla del Corecom Campania, dove si decidono i finanziamenti pubblici a giornali e Tv).
Utopia: i giornalisti - da soli - decidono chi deve vigilare sulla Rai e sull'emittenza locale...
(Per ora auguri ai colleghi Gianni Festa, Gianni Russo e Enzo Todaro, "vecchi" reporter di strada, catapultati nella jungla del Corecom Campania, dove si decidono i finanziamenti pubblici a giornali e Tv).
Utopia: i giornalisti - da soli - decidono chi deve vigilare sulla Rai e sull'emittenza locale...
lunedì 10 novembre 2008
Venti giorni
Entro una ventina di giorni la Fnsi conta di chiudere con gli editori il primo «giro» complessivo sul nuovo contratto di lavoro giornalistico. Lo ha detto stasera a Trieste il segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi, intervenendo a una assemblea del quotidiano "Il Piccolo". In particolare, il sindacato insisterà sul punto che il giornalismo sia «su qualunque piattaforma», ha precisato Siddi, il quale ha aggiunto che «la multimedialità non deve essere un'operazione aggiuntiva all'attività professionale ma uno dei campi di lavoro dei redattori, nel rispetto di orari, organici, organizzazione del lavoro, qualifiche e - ha concluso -autonomia
professionale».
professionale».
giovedì 6 novembre 2008
Videochiamate
Piccola riflessione sui videofonini. Mi sono chiesto spesso a cosa servissero i telefonini con telecamera. Le videochiamate mi sono sempre sembrate una superflua ostentazione modaiola, al massimo l'esplicitazione di una diffidenza verso l'interlocutore ("Fammi vedere dove sei); oppure mi mi apparivano come la coda di paglia di chi chiama ("Ti faccio vedere dove sono, così...").
Scherzi a parte, ieri ho capito il videofonino a cosa serve: in una libreria, in un silenzio surreale, una ragazza sordomuta accanto a me videochiamava una sua amica: un discorso sul filo dell'alfabeto labiale e dei segni - al di là e al di qua del videofonino - che mi ha emozionato: viva la tecnologia, viva i videofonini. Ecco a cosa servono....!
Scherzi a parte, ieri ho capito il videofonino a cosa serve: in una libreria, in un silenzio surreale, una ragazza sordomuta accanto a me videochiamava una sua amica: un discorso sul filo dell'alfabeto labiale e dei segni - al di là e al di qua del videofonino - che mi ha emozionato: viva la tecnologia, viva i videofonini. Ecco a cosa servono....!
martedì 4 novembre 2008
Barbero e Quaranta
Il tema è di quelli “duri”, controversi, che fanno storcere l naso ai benpensanti. C'è conciliabilità tra afflato cristiano e omosessualità? Gli omosessuali potranno trovare accoglienza e dialogo nella Chiesa? Questa condizione davvero “contraria alla sapienza creatrice di Dio”?
Sono le domande che arrivano a Franco Barbero che sono collazionate con le relative risposte in “Omosessualità e Vangelo”, un volume a cura di Pasquale Quaranta appena uscito per Gabrielli. Maria Cecilia Gabrielli, l'editore del libro, spiega che si tratta di uno strumento d'amore, dato che non è determinabile quale sia l'amore più giusto d'un altro.
La vicenda di Franco Barbero,per un quarantennio animatore di comunità di base, ridotto dalla Chiesa allo stato laicale per le sue posizioni sull'etica sessuale non in linea con la Santa sede, dimostra la difficoltà di un percorso “al limite”. e' difficile muoversi nei territori della fede avendo come compagni di strada gay, lesbiche, transessuali, divorziati,preti con relazioni d'amore, teologi dissenzienti.
La raccolta di lettere di Franco Barbero curata da Pasquale Quaranta, giornalista salernitano e attivista del movimento omosessuale, parte dalla concezione totalmente negativa dell'omosessualità (“situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne”) che si legge nel catechismo, che fa a pugni anche con l'esortazione all'accoglienza che la Chiesa pure avanza sul tema delle diversità nell'orientamento affettivo di genere. Nella sostanza il Vaticano condanna sia le unioni omosessuali, sia la richiesta di riconoscimento del diritto alla genitorialità - un tema che si affaccia oggi nel dibattito politico con le iniziative di legge del governo Berlusconi e del suo ministro Gianfranco Rotondi sulle unioni gay.
La raccolta sarà presentatamercoledì 5 novembre al palazzo della Provincia di Salerno alle 10 con il patrocinio dall'Assessorato alla Qualita della Vita. Interverranno: Pierangelo Cardalesi, assessore alla Qualita della vita; Salvatore Memoli, presidente di Salerno Solidale. L’attore Ciro Cascina leggerà' alcuni estratti del libro.
Sono le domande che arrivano a Franco Barbero che sono collazionate con le relative risposte in “Omosessualità e Vangelo”, un volume a cura di Pasquale Quaranta appena uscito per Gabrielli. Maria Cecilia Gabrielli, l'editore del libro, spiega che si tratta di uno strumento d'amore, dato che non è determinabile quale sia l'amore più giusto d'un altro.
La vicenda di Franco Barbero,per un quarantennio animatore di comunità di base, ridotto dalla Chiesa allo stato laicale per le sue posizioni sull'etica sessuale non in linea con la Santa sede, dimostra la difficoltà di un percorso “al limite”. e' difficile muoversi nei territori della fede avendo come compagni di strada gay, lesbiche, transessuali, divorziati,preti con relazioni d'amore, teologi dissenzienti.
La raccolta di lettere di Franco Barbero curata da Pasquale Quaranta, giornalista salernitano e attivista del movimento omosessuale, parte dalla concezione totalmente negativa dell'omosessualità (“situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne”) che si legge nel catechismo, che fa a pugni anche con l'esortazione all'accoglienza che la Chiesa pure avanza sul tema delle diversità nell'orientamento affettivo di genere. Nella sostanza il Vaticano condanna sia le unioni omosessuali, sia la richiesta di riconoscimento del diritto alla genitorialità - un tema che si affaccia oggi nel dibattito politico con le iniziative di legge del governo Berlusconi e del suo ministro Gianfranco Rotondi sulle unioni gay.
La raccolta sarà presentatamercoledì 5 novembre al palazzo della Provincia di Salerno alle 10 con il patrocinio dall'Assessorato alla Qualita della Vita. Interverranno: Pierangelo Cardalesi, assessore alla Qualita della vita; Salvatore Memoli, presidente di Salerno Solidale. L’attore Ciro Cascina leggerà' alcuni estratti del libro.
domenica 2 novembre 2008
Legge 150, Di Benedetto torna a parlarne
Ma la legge 150 qui si applica? Provate a chiedere in un ufficio stampa di qualsiasi ente pubblico e vedrete cosa vi dicono. Un tema sconttantissimo quello di una legge che si applica a discrezione. Un giornalista se lavora in un ente pubblico deve far causa per vedersi riconoscere lo status di addetto stampa (i contributi e lo stipendio), altrimenti finisce per essere archivista, impiegato di concetto, addetto all'ufficio relazioni con il pubblico (come è acaduto di recente ad un collega di Benevento, Billy Nuzzolillo).Pasquale Di Benedetto, giornalista, già Presidente del GUS Campania (Gruppo di Specializzazione della FNSI per gli Uffici Stampa), componente della Giunta Nazionale del GUS e membro del Direttivo Nazionale Associazione Stampa Medica Italiana (ASMI), ritorna a trattare di Uffici Stampa e Comunicazione istituzionale con il suo ultimo lavoro “Del Comunicare e dell’Informare – L’Informazione e la Comunicazione Istituzionali – La Legislazione dalla Costituzione Italiana alla Legge 150 del 2000”. Il volume, con contributi di Franco Abruzzo e Giovanni Rossi, ripercorre tutta la normativa prodotta, a partire dall’art. 21 della Costituzione fino ai recentissimi dettami in materia di Editoria di specifico interesse degli Uffici Stampa. Un’attenta disamina e valutazione dell’autore, quindi, di tutte le incongruenze, le contraddizioni e l’inefficacia normativa per l’effettiva applicazione dell’Informazione e Comunicazione Istituzionali.
venerdì 31 ottobre 2008
Un sindaco normale
Il sindaco, Cipriano Cristiano, a Casal di Principe, non si sente sotto assedio. Il primo cittadino di questo paese del Napoletano che assomiglia a Mossul per numero di pattuglie di parà con giubbotti anti proiettile agli angoli delle strade, racconta la storia di un suo concittadino, 32 anni, sposato, due figli, a sua volta figlio di un boss condannato all'ergastolo. “Venne in municipio a chiedermi aiuto - racconta il sindaco -; mi disse: voglio un lavoro, mi aiuti a cercarlo; non voglio fare la fine di mio padre”. Il sindaco parla davanti all'università della legalità, la villa lussuosa di un capoclan, ora requisita e affidata ai giovani del paese. “Non sono un eroe”, dice Cristiano che a differenza di un sindaco normale non ha in cima ai suoi pensieri il problema del traffico o dei rifiuti (“Non capisco come si possa ammazzare in pieno centro nonostante tanti militari e poliziotti schierati”, si chiede ancora stupito). ”Chiedo aiuto alle istituzioni, anche per quel ragazzo che vuole una vita diversa per se e la sua famiglia”.
giovedì 30 ottobre 2008
A Casale all'università della legalità
Imma Fedele vice prefetto ci riceve all'università della legalità e dello sviluppo.Il sindaco Cipriano Chianese dice che dire "casalesi" deve essere segno di orgoglio. Chiede aiuto ai giornalisti "per uscire dal pantano".
Un bagno di realtà.
Un bagno di realtà.
Casal di Principe, ci siamo
Liberiamo l'informazione sono all'appuntamento dell'Fnsi a Caserta, una giornata dedicata all'impegno di molti colleghi che lavorano in prima linea. Ci sono i vertici del sindacato e dell'ordine. stamani a Caserta poi a Casal di Principe. Sta parlando il presidente della Provincia De Franciscis, che chiede di essere aiutato dalla stampa,”aiutateci a raccontare una terra che soffre”.
Franco Siddi: "Nessun giornalista minacciato deve essere lasciato solo"
Tutti impegnati, siamo con Rosaria Capacchione, che siede con noi in sala.
Iacopino (Ordine dei giornalisti): "Non dobbiamo essere tutti come Siani,ma fare pulizia anche tra noi giornalisti non è difficile".Franco Siddi: "Nessun giornalista minacciato deve essere lasciato solo"
martedì 28 ottobre 2008
Premiopoli Cilento
Accade al premio Cilento. «I servizi televisivi premiati – accusa l'editore Galzerano su il Mattino di oggi - avevano tutti le stesse immagini, con gli stessi visi e gli stessi paesaggi, qualcuno sbagliava perfino la pronuncia dei nomi dei paesi e delle località. Il Vallo di Diano è stato ribattezzato caro a Diana, dea della caccia. Qualcun altro ha affermato che il Cilento è una regione quando non siamo nemmeno una provincia. Uno degli articoli su carta stampata era brevissimo. Uno spot…».
Deontologia anticlan
Mi ha scritto il collega Ciro Pellegrino, mi associo alla sua proposta
Modesta proposta: una carta deontologica anti-clan per i giornalisti.
Gentili colleghi,mi chiamo Ciro Pellegrino, vivo e lavoro a Napoli per il gruppo E Polis e faccio parte del comitato di redazione.Vi disturbo solo per portare una modestissima proposta, anzi una bozza di proposta che chiunque può integrare e "far sua", in uno spirito di collaborazione ritengo fondamentale quando si parla di lotta alla camorra e tutela dei giornalisti.Il 30 la Giunta Fnsi e la Consulta dei Presidenti delle Associazioni regionali di Stampa si riuniranno a Caserta per «dare una risposta della categoria agli attacchi della camorra e della criminalità organizzata ai giornalisti e agli intellettuali che ne denunciano misfatti, tragedie e violenze di ogni tipo».La mia proposta, che vi giro via e-mail, è quella di pensare ad una sorta di "carta deontologica" che riprende in parte la "Carta dei Doveri" del 1993 ma si focalizza sulle sempre più frequenti situazioni difficili per redattori, collaboratori, freelance che operano in contesti difficili.
Son poche righe che nascono dall'esperienza diretta; non hanno la pretesa di risolvere nulla, solo di far arrivare un contributo da un piccolo cronista napoletano.
BOZZA DI CARTA DEONTOLOGICA
Particolare attenzione e rigore nell'indicare i precedenti penali di boss dei parenti di boss o affiliati che per particolari motivi finiscono sulle pagine dei giornali. Esempio: non dovrà mai più succedere che la moglie del boss finisce sul giornale con la solita lettera «mio marito muore in carcere» e non vengono indicate le ragioni che hanno portato il soggetto in galera o eventuali procedimenti a carico della consorte.
Impegno rigoroso nel fornire una tempestiva replica alle accuse verso servitori dello Stato. Esempio: non dovrà mai più accadere di leggere di accuse scagliate contro persone vive o defunte che hanno sfidato i clan, senza che si possa leggere, sullo stesso giornale, nello stesso giorno, un ampio contraddittorio.
Impegno dei giornali a non enfatizzare nei titoli gli "alias" (i nomignoli) spesso in uso ai malavitosi.
Impegno dei giornali - fatto salvo il diritto a valutare in autonomia l'importanza di ogni notizia da pubblicare - a dare risalto a tutte manifestazioni e alle commemorazioni contro la malavita organizzata.
Impegno dei giornalisti a denunciare dettagliatamente alle forze dell'ordine e non solo agli organismi di categoria (Fnsi e Odg) ogni tentativo di intimidazione.
Prevedere con le Prefetture, nell'ambito dei periodici comitati per l'ordine e la sicurezza, uno spazio di discussione fisso dedicato al monitoraggio di eventuali problemi, minacce, intimidazioni, subìti dai cronisti nell'esercizio delle loro funzioni.
Impegno dei comitati di redazione, di concerto con gli organismi preposti, a vigilare sulla presenza di informazione pubblicitaria "ambigua" nelle emittenti tv o su carta stampata. L'esempio più lampante è quello dei cosiddetti "neomelodici" alcuni dei quali veicolano messaggi assolutamente inaccettabili (a tal proposito basterebbe ricordare il monito dell'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, rimasto inascoltato e la dettagliata analisi contenuta nel libro di Isaia Sales "Le strade della violenza").
Ciro Pellegrino
Modesta proposta: una carta deontologica anti-clan per i giornalisti.
Gentili colleghi,mi chiamo Ciro Pellegrino, vivo e lavoro a Napoli per il gruppo E Polis e faccio parte del comitato di redazione.Vi disturbo solo per portare una modestissima proposta, anzi una bozza di proposta che chiunque può integrare e "far sua", in uno spirito di collaborazione ritengo fondamentale quando si parla di lotta alla camorra e tutela dei giornalisti.Il 30 la Giunta Fnsi e la Consulta dei Presidenti delle Associazioni regionali di Stampa si riuniranno a Caserta per «dare una risposta della categoria agli attacchi della camorra e della criminalità organizzata ai giornalisti e agli intellettuali che ne denunciano misfatti, tragedie e violenze di ogni tipo».La mia proposta, che vi giro via e-mail, è quella di pensare ad una sorta di "carta deontologica" che riprende in parte la "Carta dei Doveri" del 1993 ma si focalizza sulle sempre più frequenti situazioni difficili per redattori, collaboratori, freelance che operano in contesti difficili.
Son poche righe che nascono dall'esperienza diretta; non hanno la pretesa di risolvere nulla, solo di far arrivare un contributo da un piccolo cronista napoletano.
BOZZA DI CARTA DEONTOLOGICA
Particolare attenzione e rigore nell'indicare i precedenti penali di boss dei parenti di boss o affiliati che per particolari motivi finiscono sulle pagine dei giornali. Esempio: non dovrà mai più succedere che la moglie del boss finisce sul giornale con la solita lettera «mio marito muore in carcere» e non vengono indicate le ragioni che hanno portato il soggetto in galera o eventuali procedimenti a carico della consorte.
Impegno rigoroso nel fornire una tempestiva replica alle accuse verso servitori dello Stato. Esempio: non dovrà mai più accadere di leggere di accuse scagliate contro persone vive o defunte che hanno sfidato i clan, senza che si possa leggere, sullo stesso giornale, nello stesso giorno, un ampio contraddittorio.
Impegno dei giornali a non enfatizzare nei titoli gli "alias" (i nomignoli) spesso in uso ai malavitosi.
Impegno dei giornali - fatto salvo il diritto a valutare in autonomia l'importanza di ogni notizia da pubblicare - a dare risalto a tutte manifestazioni e alle commemorazioni contro la malavita organizzata.
Impegno dei giornalisti a denunciare dettagliatamente alle forze dell'ordine e non solo agli organismi di categoria (Fnsi e Odg) ogni tentativo di intimidazione.
Prevedere con le Prefetture, nell'ambito dei periodici comitati per l'ordine e la sicurezza, uno spazio di discussione fisso dedicato al monitoraggio di eventuali problemi, minacce, intimidazioni, subìti dai cronisti nell'esercizio delle loro funzioni.
Impegno dei comitati di redazione, di concerto con gli organismi preposti, a vigilare sulla presenza di informazione pubblicitaria "ambigua" nelle emittenti tv o su carta stampata. L'esempio più lampante è quello dei cosiddetti "neomelodici" alcuni dei quali veicolano messaggi assolutamente inaccettabili (a tal proposito basterebbe ricordare il monito dell'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, rimasto inascoltato e la dettagliata analisi contenuta nel libro di Isaia Sales "Le strade della violenza").
Ciro Pellegrino
sabato 25 ottobre 2008
Epicedio per i poveri giornalisti
scusate... mi scappa il verso
Quelli che firmavano buste paga false/
o accettavano "regalie spontanee" invece dello stipendio/
poveri giornalisti che si facevano comprare per un praticantato/
e poveri giornalisti che hanno vidimato pratiche e praticantati al Corecom e all'Ordine "applicando pedissequamente la legge"./
Siamo gente di mondo: quando un editore assume, cavolo, lo premi pure/ gli dai il premio contributivo: soldi pubblici ai media liberi e democratici....
Quelli che firmavano buste paga false/
o accettavano "regalie spontanee" invece dello stipendio/
poveri giornalisti che si facevano comprare per un praticantato/
e poveri giornalisti che hanno vidimato pratiche e praticantati al Corecom e all'Ordine "applicando pedissequamente la legge"./
Siamo gente di mondo: quando un editore assume, cavolo, lo premi pure/ gli dai il premio contributivo: soldi pubblici ai media liberi e democratici....
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