scrive mimmo torrese sul suo blog
A.A.A. Iscrizione Ordine Giornalisti Offresi•Novembre 23, 2008 • Nessun Commento
Che l’iscrizione all’ordine dei Giornalisti sia man mano diventato sempre più una barzelletta, lo si deduce dalla quantità inverosimile di soggetti, che di giornalistico non hanno quasi niente, inseriti negli elenchi dei Pubblicisti nazionali. Anche i fratelli maggiori “Professionisti” hanno presenze quantomeno discutibili, frutto delle nuove norme per l’accesso all’esame di stato. Ma che questa eventualità possa essere usata a fini pubblicitari nell’ambito di un corso di Critica Cinematografica, mi lascia senza parole. Leggendo l’offerta formativa,si legge: “ I diplomati del corso potranno pubblicare i loro articoli su una rivista periodica di ACT Multimedia maturando cosi i requisiti neccessari per poter essere regolarmente iscritti all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Per chi non volesse avvalersi di questa oppurtunità il costo del corso sarà di 1.500 Euro.” Visto che per iscriversi bisogna pagare 2000 euro, se ne deduce che l’inclusione nell’elenco dei pubblicisti “costa” solo 500 euro. Tutto questo alla luce del sole e senza alcun intervento censorio dell’Ordine dei Giornalisti, inflessibile, invece per i colleghi che fanno pubblicità. Per chi volesse sincerarsi di quanto dico basta cliccare su http://www.actmultimedia.com/corsi/critica/critica.html
lunedì 24 novembre 2008
domenica 23 novembre 2008
Pisano

A Giuseppe Pisano intitolano la sala consiliare di un piccolo comune dell'Irpinia (lunedì 23 novembre dalle 17 a Montefredane). Pisano - morto dieci anni fa - è stato quel che si dice un grande giornalista, ma anche un poeta e pittore raffinatissimo. Capo della redazione del Mattino di Avellino, tra i migliori interpreti del sentimento di quel ceto intellettuale meridionale orgoglioso delle proprie radici, restio ai riflettori, capace proprio dalla provincia di rilanciare messaggi forti che andrebbero riletti. Certe poesie della sua raccolta "il foro della chitarra" rappresentano meglio di qualsiasi saggio sociologico o antropologico il carattere degli irpini,o dei meridionali, di tutti i meridionali, arroccati per scelta e non per difesa, seppur legittima.
Ne sono stato anche un po' amico, oltre che per un decennio frequentatore e apprendista, in quella bottega del giornalismo dalla porta sempre aperta che era la redazione di Avellino del Mattino.
Ci faceva sognare il giornalismo, quello delle grandi firme che fino a dieci anni fa erano ancora"pezzi di letteratura", e ci ha fatto comprendere anche il titolo di un libro di Kapuscinski: "Il cinico non è adatto a questo mestiere". Un ultimo ricordo: la sua ampia fronte imperlata di sudore, anche in pieno inverno mentre le dita battevano veloci ritratti-gioiello anche di personaggi destinati a vivere il tempo di una fugace cronaca di giornale.
venerdì 21 novembre 2008
Villari, che Face ...book
Il Villari Fan Club (http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#/group.php?gid=45515459251) fondato appena ieri pomeriggio ha raggiunto in poche ore 260 VFC members.
(fonte Sabelli Fioretti)
(fonte Sabelli Fioretti)
lunedì 17 novembre 2008
Corecom, Vitale: E se l'AgCom dice no?
“Auspichiamo che la politica abbia un sussulto di responsabilità, rifletta su avvenuto per l’elezione del Corecom e faccia sì che l’importante organismo parta nel segno della trasparenza e della legalità”. Dice il presidente uscente del Corerat-Corecom, Norberto Vitale, ce ha tenuto una conferenza stampa a Napoli con i componenti uscenti Riccardo Plazza, Roberto Colizza e Isidoro Tardivo.
“Si è criticato tanto l’operato del Corerat-Corecom, ma, appena c’è stata la possibilità si è andati all'elezione di un nuovo organismo" che, a giudizio degli stessi protagonisti della elezione in Consiglio regionale, "sarebbe frutto di spartizione e lottizzazione politica".
Dice Vitale: “La votazione per il presidente e per i componenti del Corecom non ha tenuto conto della delibera n. 52/99 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che fissa principi fondamentali per la valida elezione dell’organismo e per il relativo conferimento delle deleghe: il numero di cinque componenti, anziché nove, allo scopo di ridurre la spesa pubblica; il possesso dei requisiti di esperienza e competenza nel settore delle telecomunicazioni nei suoi aspetti culturali, giuridici, economici e tecnologici; la garanzia della assoluta indipendenza dei componenti sia dal sistema politico istituzionale che dagli interessi di settore; la garanzia della rappresentanza delle opposizioni consiliari”.
Un organismo così costituito – ha osservato Vitale –, cioè senza garanzia della rappresentanza delle minoranze, non sarebbe organismo collegiale e di garanzia. Per questa ragione l’eventuale nuovo Corecom non potrebbe ricevere le deleghe da parte dell’AgCom”. Vitale ha citato il precedente che riguarda la regione Calabria: quando il corecom di questa regione venne commissariato, perdendo così la sua natura di organo collegiale, l’Agcom ritirò le deleghe che aveva precedentemente attribuito a quel comitato”.
Il presidente e i componenti uscenti del Corerat-Corecom hanno, inoltre, annunciato di aver presentato ricorso nella sede giudiziaria competente “per essere stati illegittimamente esclusi dalla candidature per il rinnovo dell’organismo: la norma sulla ineleggibilità di coloro che sono stati già eletti componenti del Corecom non ci riguarda – ha spiegato Plazza – in quanto non siamo mai stati eletti ma semplicemente nominati con decreto dell’allora presidente del Consiglio regionale Zinzi. Inoltre – ha concluso Plazza – stiamo valutando di chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali per l’ ingiusta esclusione e per le sue modalità che riteniamo lesive della nostra immagine e professionalità”.
“Si è criticato tanto l’operato del Corerat-Corecom, ma, appena c’è stata la possibilità si è andati all'elezione di un nuovo organismo" che, a giudizio degli stessi protagonisti della elezione in Consiglio regionale, "sarebbe frutto di spartizione e lottizzazione politica".
Dice Vitale: “La votazione per il presidente e per i componenti del Corecom non ha tenuto conto della delibera n. 52/99 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che fissa principi fondamentali per la valida elezione dell’organismo e per il relativo conferimento delle deleghe: il numero di cinque componenti, anziché nove, allo scopo di ridurre la spesa pubblica; il possesso dei requisiti di esperienza e competenza nel settore delle telecomunicazioni nei suoi aspetti culturali, giuridici, economici e tecnologici; la garanzia della assoluta indipendenza dei componenti sia dal sistema politico istituzionale che dagli interessi di settore; la garanzia della rappresentanza delle opposizioni consiliari”.
Un organismo così costituito – ha osservato Vitale –, cioè senza garanzia della rappresentanza delle minoranze, non sarebbe organismo collegiale e di garanzia. Per questa ragione l’eventuale nuovo Corecom non potrebbe ricevere le deleghe da parte dell’AgCom”. Vitale ha citato il precedente che riguarda la regione Calabria: quando il corecom di questa regione venne commissariato, perdendo così la sua natura di organo collegiale, l’Agcom ritirò le deleghe che aveva precedentemente attribuito a quel comitato”.
Il presidente e i componenti uscenti del Corerat-Corecom hanno, inoltre, annunciato di aver presentato ricorso nella sede giudiziaria competente “per essere stati illegittimamente esclusi dalla candidature per il rinnovo dell’organismo: la norma sulla ineleggibilità di coloro che sono stati già eletti componenti del Corecom non ci riguarda – ha spiegato Plazza – in quanto non siamo mai stati eletti ma semplicemente nominati con decreto dell’allora presidente del Consiglio regionale Zinzi. Inoltre – ha concluso Plazza – stiamo valutando di chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali per l’ ingiusta esclusione e per le sue modalità che riteniamo lesive della nostra immagine e professionalità”.
venerdì 14 novembre 2008
Corecom e Rai: pasticciacci politici
Mentre ci si accapiglia a Roma e Napoli rispettivamente sulla vigilanza Rai e il Corecom,i giornalisti stanno a guardare. Per la verità a Napoli il Corecom ha al suo interno questa volta - e finalmente -un bel numero di giornalisti... (Guarda un po' se ci si deve compiacere per qualcosa che dovrebbe essere scontato).
(Per ora auguri ai colleghi Gianni Festa, Gianni Russo e Enzo Todaro, "vecchi" reporter di strada, catapultati nella jungla del Corecom Campania, dove si decidono i finanziamenti pubblici a giornali e Tv).
Utopia: i giornalisti - da soli - decidono chi deve vigilare sulla Rai e sull'emittenza locale...
(Per ora auguri ai colleghi Gianni Festa, Gianni Russo e Enzo Todaro, "vecchi" reporter di strada, catapultati nella jungla del Corecom Campania, dove si decidono i finanziamenti pubblici a giornali e Tv).
Utopia: i giornalisti - da soli - decidono chi deve vigilare sulla Rai e sull'emittenza locale...
lunedì 10 novembre 2008
Venti giorni
Entro una ventina di giorni la Fnsi conta di chiudere con gli editori il primo «giro» complessivo sul nuovo contratto di lavoro giornalistico. Lo ha detto stasera a Trieste il segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi, intervenendo a una assemblea del quotidiano "Il Piccolo". In particolare, il sindacato insisterà sul punto che il giornalismo sia «su qualunque piattaforma», ha precisato Siddi, il quale ha aggiunto che «la multimedialità non deve essere un'operazione aggiuntiva all'attività professionale ma uno dei campi di lavoro dei redattori, nel rispetto di orari, organici, organizzazione del lavoro, qualifiche e - ha concluso -autonomia
professionale».
professionale».
giovedì 6 novembre 2008
Videochiamate
Piccola riflessione sui videofonini. Mi sono chiesto spesso a cosa servissero i telefonini con telecamera. Le videochiamate mi sono sempre sembrate una superflua ostentazione modaiola, al massimo l'esplicitazione di una diffidenza verso l'interlocutore ("Fammi vedere dove sei); oppure mi mi apparivano come la coda di paglia di chi chiama ("Ti faccio vedere dove sono, così...").
Scherzi a parte, ieri ho capito il videofonino a cosa serve: in una libreria, in un silenzio surreale, una ragazza sordomuta accanto a me videochiamava una sua amica: un discorso sul filo dell'alfabeto labiale e dei segni - al di là e al di qua del videofonino - che mi ha emozionato: viva la tecnologia, viva i videofonini. Ecco a cosa servono....!
Scherzi a parte, ieri ho capito il videofonino a cosa serve: in una libreria, in un silenzio surreale, una ragazza sordomuta accanto a me videochiamava una sua amica: un discorso sul filo dell'alfabeto labiale e dei segni - al di là e al di qua del videofonino - che mi ha emozionato: viva la tecnologia, viva i videofonini. Ecco a cosa servono....!
martedì 4 novembre 2008
Barbero e Quaranta
Il tema è di quelli “duri”, controversi, che fanno storcere l naso ai benpensanti. C'è conciliabilità tra afflato cristiano e omosessualità? Gli omosessuali potranno trovare accoglienza e dialogo nella Chiesa? Questa condizione davvero “contraria alla sapienza creatrice di Dio”?
Sono le domande che arrivano a Franco Barbero che sono collazionate con le relative risposte in “Omosessualità e Vangelo”, un volume a cura di Pasquale Quaranta appena uscito per Gabrielli. Maria Cecilia Gabrielli, l'editore del libro, spiega che si tratta di uno strumento d'amore, dato che non è determinabile quale sia l'amore più giusto d'un altro.
La vicenda di Franco Barbero,per un quarantennio animatore di comunità di base, ridotto dalla Chiesa allo stato laicale per le sue posizioni sull'etica sessuale non in linea con la Santa sede, dimostra la difficoltà di un percorso “al limite”. e' difficile muoversi nei territori della fede avendo come compagni di strada gay, lesbiche, transessuali, divorziati,preti con relazioni d'amore, teologi dissenzienti.
La raccolta di lettere di Franco Barbero curata da Pasquale Quaranta, giornalista salernitano e attivista del movimento omosessuale, parte dalla concezione totalmente negativa dell'omosessualità (“situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne”) che si legge nel catechismo, che fa a pugni anche con l'esortazione all'accoglienza che la Chiesa pure avanza sul tema delle diversità nell'orientamento affettivo di genere. Nella sostanza il Vaticano condanna sia le unioni omosessuali, sia la richiesta di riconoscimento del diritto alla genitorialità - un tema che si affaccia oggi nel dibattito politico con le iniziative di legge del governo Berlusconi e del suo ministro Gianfranco Rotondi sulle unioni gay.
La raccolta sarà presentatamercoledì 5 novembre al palazzo della Provincia di Salerno alle 10 con il patrocinio dall'Assessorato alla Qualita della Vita. Interverranno: Pierangelo Cardalesi, assessore alla Qualita della vita; Salvatore Memoli, presidente di Salerno Solidale. L’attore Ciro Cascina leggerà' alcuni estratti del libro.
Sono le domande che arrivano a Franco Barbero che sono collazionate con le relative risposte in “Omosessualità e Vangelo”, un volume a cura di Pasquale Quaranta appena uscito per Gabrielli. Maria Cecilia Gabrielli, l'editore del libro, spiega che si tratta di uno strumento d'amore, dato che non è determinabile quale sia l'amore più giusto d'un altro.
La vicenda di Franco Barbero,per un quarantennio animatore di comunità di base, ridotto dalla Chiesa allo stato laicale per le sue posizioni sull'etica sessuale non in linea con la Santa sede, dimostra la difficoltà di un percorso “al limite”. e' difficile muoversi nei territori della fede avendo come compagni di strada gay, lesbiche, transessuali, divorziati,preti con relazioni d'amore, teologi dissenzienti.
La raccolta di lettere di Franco Barbero curata da Pasquale Quaranta, giornalista salernitano e attivista del movimento omosessuale, parte dalla concezione totalmente negativa dell'omosessualità (“situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne”) che si legge nel catechismo, che fa a pugni anche con l'esortazione all'accoglienza che la Chiesa pure avanza sul tema delle diversità nell'orientamento affettivo di genere. Nella sostanza il Vaticano condanna sia le unioni omosessuali, sia la richiesta di riconoscimento del diritto alla genitorialità - un tema che si affaccia oggi nel dibattito politico con le iniziative di legge del governo Berlusconi e del suo ministro Gianfranco Rotondi sulle unioni gay.
La raccolta sarà presentatamercoledì 5 novembre al palazzo della Provincia di Salerno alle 10 con il patrocinio dall'Assessorato alla Qualita della Vita. Interverranno: Pierangelo Cardalesi, assessore alla Qualita della vita; Salvatore Memoli, presidente di Salerno Solidale. L’attore Ciro Cascina leggerà' alcuni estratti del libro.
domenica 2 novembre 2008
Legge 150, Di Benedetto torna a parlarne
Ma la legge 150 qui si applica? Provate a chiedere in un ufficio stampa di qualsiasi ente pubblico e vedrete cosa vi dicono. Un tema sconttantissimo quello di una legge che si applica a discrezione. Un giornalista se lavora in un ente pubblico deve far causa per vedersi riconoscere lo status di addetto stampa (i contributi e lo stipendio), altrimenti finisce per essere archivista, impiegato di concetto, addetto all'ufficio relazioni con il pubblico (come è acaduto di recente ad un collega di Benevento, Billy Nuzzolillo).Pasquale Di Benedetto, giornalista, già Presidente del GUS Campania (Gruppo di Specializzazione della FNSI per gli Uffici Stampa), componente della Giunta Nazionale del GUS e membro del Direttivo Nazionale Associazione Stampa Medica Italiana (ASMI), ritorna a trattare di Uffici Stampa e Comunicazione istituzionale con il suo ultimo lavoro “Del Comunicare e dell’Informare – L’Informazione e la Comunicazione Istituzionali – La Legislazione dalla Costituzione Italiana alla Legge 150 del 2000”. Il volume, con contributi di Franco Abruzzo e Giovanni Rossi, ripercorre tutta la normativa prodotta, a partire dall’art. 21 della Costituzione fino ai recentissimi dettami in materia di Editoria di specifico interesse degli Uffici Stampa. Un’attenta disamina e valutazione dell’autore, quindi, di tutte le incongruenze, le contraddizioni e l’inefficacia normativa per l’effettiva applicazione dell’Informazione e Comunicazione Istituzionali.
venerdì 31 ottobre 2008
Un sindaco normale
Il sindaco, Cipriano Cristiano, a Casal di Principe, non si sente sotto assedio. Il primo cittadino di questo paese del Napoletano che assomiglia a Mossul per numero di pattuglie di parà con giubbotti anti proiettile agli angoli delle strade, racconta la storia di un suo concittadino, 32 anni, sposato, due figli, a sua volta figlio di un boss condannato all'ergastolo. “Venne in municipio a chiedermi aiuto - racconta il sindaco -; mi disse: voglio un lavoro, mi aiuti a cercarlo; non voglio fare la fine di mio padre”. Il sindaco parla davanti all'università della legalità, la villa lussuosa di un capoclan, ora requisita e affidata ai giovani del paese. “Non sono un eroe”, dice Cristiano che a differenza di un sindaco normale non ha in cima ai suoi pensieri il problema del traffico o dei rifiuti (“Non capisco come si possa ammazzare in pieno centro nonostante tanti militari e poliziotti schierati”, si chiede ancora stupito). ”Chiedo aiuto alle istituzioni, anche per quel ragazzo che vuole una vita diversa per se e la sua famiglia”.
giovedì 30 ottobre 2008
A Casale all'università della legalità
Imma Fedele vice prefetto ci riceve all'università della legalità e dello sviluppo.Il sindaco Cipriano Chianese dice che dire "casalesi" deve essere segno di orgoglio. Chiede aiuto ai giornalisti "per uscire dal pantano".
Un bagno di realtà.
Un bagno di realtà.
Casal di Principe, ci siamo
Liberiamo l'informazione sono all'appuntamento dell'Fnsi a Caserta, una giornata dedicata all'impegno di molti colleghi che lavorano in prima linea. Ci sono i vertici del sindacato e dell'ordine. stamani a Caserta poi a Casal di Principe. Sta parlando il presidente della Provincia De Franciscis, che chiede di essere aiutato dalla stampa,”aiutateci a raccontare una terra che soffre”.
Franco Siddi: "Nessun giornalista minacciato deve essere lasciato solo"
Tutti impegnati, siamo con Rosaria Capacchione, che siede con noi in sala.
Iacopino (Ordine dei giornalisti): "Non dobbiamo essere tutti come Siani,ma fare pulizia anche tra noi giornalisti non è difficile".Franco Siddi: "Nessun giornalista minacciato deve essere lasciato solo"
martedì 28 ottobre 2008
Premiopoli Cilento
Accade al premio Cilento. «I servizi televisivi premiati – accusa l'editore Galzerano su il Mattino di oggi - avevano tutti le stesse immagini, con gli stessi visi e gli stessi paesaggi, qualcuno sbagliava perfino la pronuncia dei nomi dei paesi e delle località. Il Vallo di Diano è stato ribattezzato caro a Diana, dea della caccia. Qualcun altro ha affermato che il Cilento è una regione quando non siamo nemmeno una provincia. Uno degli articoli su carta stampata era brevissimo. Uno spot…».
Deontologia anticlan
Mi ha scritto il collega Ciro Pellegrino, mi associo alla sua proposta
Modesta proposta: una carta deontologica anti-clan per i giornalisti.
Gentili colleghi,mi chiamo Ciro Pellegrino, vivo e lavoro a Napoli per il gruppo E Polis e faccio parte del comitato di redazione.Vi disturbo solo per portare una modestissima proposta, anzi una bozza di proposta che chiunque può integrare e "far sua", in uno spirito di collaborazione ritengo fondamentale quando si parla di lotta alla camorra e tutela dei giornalisti.Il 30 la Giunta Fnsi e la Consulta dei Presidenti delle Associazioni regionali di Stampa si riuniranno a Caserta per «dare una risposta della categoria agli attacchi della camorra e della criminalità organizzata ai giornalisti e agli intellettuali che ne denunciano misfatti, tragedie e violenze di ogni tipo».La mia proposta, che vi giro via e-mail, è quella di pensare ad una sorta di "carta deontologica" che riprende in parte la "Carta dei Doveri" del 1993 ma si focalizza sulle sempre più frequenti situazioni difficili per redattori, collaboratori, freelance che operano in contesti difficili.
Son poche righe che nascono dall'esperienza diretta; non hanno la pretesa di risolvere nulla, solo di far arrivare un contributo da un piccolo cronista napoletano.
BOZZA DI CARTA DEONTOLOGICA
Particolare attenzione e rigore nell'indicare i precedenti penali di boss dei parenti di boss o affiliati che per particolari motivi finiscono sulle pagine dei giornali. Esempio: non dovrà mai più succedere che la moglie del boss finisce sul giornale con la solita lettera «mio marito muore in carcere» e non vengono indicate le ragioni che hanno portato il soggetto in galera o eventuali procedimenti a carico della consorte.
Impegno rigoroso nel fornire una tempestiva replica alle accuse verso servitori dello Stato. Esempio: non dovrà mai più accadere di leggere di accuse scagliate contro persone vive o defunte che hanno sfidato i clan, senza che si possa leggere, sullo stesso giornale, nello stesso giorno, un ampio contraddittorio.
Impegno dei giornali a non enfatizzare nei titoli gli "alias" (i nomignoli) spesso in uso ai malavitosi.
Impegno dei giornali - fatto salvo il diritto a valutare in autonomia l'importanza di ogni notizia da pubblicare - a dare risalto a tutte manifestazioni e alle commemorazioni contro la malavita organizzata.
Impegno dei giornalisti a denunciare dettagliatamente alle forze dell'ordine e non solo agli organismi di categoria (Fnsi e Odg) ogni tentativo di intimidazione.
Prevedere con le Prefetture, nell'ambito dei periodici comitati per l'ordine e la sicurezza, uno spazio di discussione fisso dedicato al monitoraggio di eventuali problemi, minacce, intimidazioni, subìti dai cronisti nell'esercizio delle loro funzioni.
Impegno dei comitati di redazione, di concerto con gli organismi preposti, a vigilare sulla presenza di informazione pubblicitaria "ambigua" nelle emittenti tv o su carta stampata. L'esempio più lampante è quello dei cosiddetti "neomelodici" alcuni dei quali veicolano messaggi assolutamente inaccettabili (a tal proposito basterebbe ricordare il monito dell'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, rimasto inascoltato e la dettagliata analisi contenuta nel libro di Isaia Sales "Le strade della violenza").
Ciro Pellegrino
Modesta proposta: una carta deontologica anti-clan per i giornalisti.
Gentili colleghi,mi chiamo Ciro Pellegrino, vivo e lavoro a Napoli per il gruppo E Polis e faccio parte del comitato di redazione.Vi disturbo solo per portare una modestissima proposta, anzi una bozza di proposta che chiunque può integrare e "far sua", in uno spirito di collaborazione ritengo fondamentale quando si parla di lotta alla camorra e tutela dei giornalisti.Il 30 la Giunta Fnsi e la Consulta dei Presidenti delle Associazioni regionali di Stampa si riuniranno a Caserta per «dare una risposta della categoria agli attacchi della camorra e della criminalità organizzata ai giornalisti e agli intellettuali che ne denunciano misfatti, tragedie e violenze di ogni tipo».La mia proposta, che vi giro via e-mail, è quella di pensare ad una sorta di "carta deontologica" che riprende in parte la "Carta dei Doveri" del 1993 ma si focalizza sulle sempre più frequenti situazioni difficili per redattori, collaboratori, freelance che operano in contesti difficili.
Son poche righe che nascono dall'esperienza diretta; non hanno la pretesa di risolvere nulla, solo di far arrivare un contributo da un piccolo cronista napoletano.
BOZZA DI CARTA DEONTOLOGICA
Particolare attenzione e rigore nell'indicare i precedenti penali di boss dei parenti di boss o affiliati che per particolari motivi finiscono sulle pagine dei giornali. Esempio: non dovrà mai più succedere che la moglie del boss finisce sul giornale con la solita lettera «mio marito muore in carcere» e non vengono indicate le ragioni che hanno portato il soggetto in galera o eventuali procedimenti a carico della consorte.
Impegno rigoroso nel fornire una tempestiva replica alle accuse verso servitori dello Stato. Esempio: non dovrà mai più accadere di leggere di accuse scagliate contro persone vive o defunte che hanno sfidato i clan, senza che si possa leggere, sullo stesso giornale, nello stesso giorno, un ampio contraddittorio.
Impegno dei giornali a non enfatizzare nei titoli gli "alias" (i nomignoli) spesso in uso ai malavitosi.
Impegno dei giornali - fatto salvo il diritto a valutare in autonomia l'importanza di ogni notizia da pubblicare - a dare risalto a tutte manifestazioni e alle commemorazioni contro la malavita organizzata.
Impegno dei giornalisti a denunciare dettagliatamente alle forze dell'ordine e non solo agli organismi di categoria (Fnsi e Odg) ogni tentativo di intimidazione.
Prevedere con le Prefetture, nell'ambito dei periodici comitati per l'ordine e la sicurezza, uno spazio di discussione fisso dedicato al monitoraggio di eventuali problemi, minacce, intimidazioni, subìti dai cronisti nell'esercizio delle loro funzioni.
Impegno dei comitati di redazione, di concerto con gli organismi preposti, a vigilare sulla presenza di informazione pubblicitaria "ambigua" nelle emittenti tv o su carta stampata. L'esempio più lampante è quello dei cosiddetti "neomelodici" alcuni dei quali veicolano messaggi assolutamente inaccettabili (a tal proposito basterebbe ricordare il monito dell'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, rimasto inascoltato e la dettagliata analisi contenuta nel libro di Isaia Sales "Le strade della violenza").
Ciro Pellegrino
sabato 25 ottobre 2008
Epicedio per i poveri giornalisti
scusate... mi scappa il verso
Quelli che firmavano buste paga false/
o accettavano "regalie spontanee" invece dello stipendio/
poveri giornalisti che si facevano comprare per un praticantato/
e poveri giornalisti che hanno vidimato pratiche e praticantati al Corecom e all'Ordine "applicando pedissequamente la legge"./
Siamo gente di mondo: quando un editore assume, cavolo, lo premi pure/ gli dai il premio contributivo: soldi pubblici ai media liberi e democratici....
Quelli che firmavano buste paga false/
o accettavano "regalie spontanee" invece dello stipendio/
poveri giornalisti che si facevano comprare per un praticantato/
e poveri giornalisti che hanno vidimato pratiche e praticantati al Corecom e all'Ordine "applicando pedissequamente la legge"./
Siamo gente di mondo: quando un editore assume, cavolo, lo premi pure/ gli dai il premio contributivo: soldi pubblici ai media liberi e democratici....
Il 30 ottobre noi ci siamo
La Giunta federale della Fnsi e la Consulta dei Presidenti delle Associazioni regionali di Stampa hanno deciso di riunirsi a Caserta giovedì 30 ottobre prossimo, su proposta dell’Associazione napoletana della stampa, in seduta straordinaria e pubblica.
L’appuntamento è al teatro comunale della città, in Via Mazzini n.71 per dare una risposta della categoria agli attacchi della camorra e della criminalità organizzata ai giornalisti e agli intellettuali che ne denunciano misfatti, tragedie e violenze di ogni tipo. Si tratta di un’iniziativa che vuole essere di denuncia e di sostegno a tutti i colleghi che si espongono nel fare informazione con coraggio e responsabilità in realtà di frontiera; soprattutto a chi, da Rosaria Capacchione allo scrittore Roberto Saviano, è costretto a vivere sotto scorta ed a subire continuamente minacce e attentati, per non rinunciare alla sua missione professionale e civile.
L’appuntamento è al teatro comunale della città, in Via Mazzini n.71 per dare una risposta della categoria agli attacchi della camorra e della criminalità organizzata ai giornalisti e agli intellettuali che ne denunciano misfatti, tragedie e violenze di ogni tipo. Si tratta di un’iniziativa che vuole essere di denuncia e di sostegno a tutti i colleghi che si espongono nel fare informazione con coraggio e responsabilità in realtà di frontiera; soprattutto a chi, da Rosaria Capacchione allo scrittore Roberto Saviano, è costretto a vivere sotto scorta ed a subire continuamente minacce e attentati, per non rinunciare alla sua missione professionale e civile.
Praticante all'Autogrill
La volete una storia di precariato giornalistico raccolta in diretta? Eccola, è quella di un candidato del prossimo esame di abilitazione professionale dell'ordine dei gornalisti. (Io faccio qualche lezione ai colleghi praticanti al corso organizzato dal consiglio regionale della Campania e ne sento di tutti i colori...)
"Tutti a ripetere la stessa ignobile solfa: insisti, resisti, persisti e vedi che prima o poi ce la fai. Giunto al trentaseiesimo solstizio d’estate, mi sono accorto che erano tutte balle. Chiacchiere belle in semi libertà vigilata. Io, da mazzonaro dop, ho tentato in tutti i modi. Sei anni di abusivo di qua, cinque mesi senza stipendio di là, un po’ di disoccupazione di lì, altri contratti falsi di qui. Poi la grande occasione, a 36 anni suonati in un autogrill a nero come secondo lavoro: un contratto di praticantato ad ItalyMine. Quasi un orgasmo destrutturate. Tempo venticinque giorni in sala montaggio, tra gobbi e lead da elzeviro, e poi la guardia di finanza che esegue un ordine di custodia cautelare per il mio editore. Punto e a capo: con l’aggravante di una busta paga virtuale ed un assegno post-datato che non ho mai riscosso. Neanche il tempo di restituire seicento euro come promesso, che il mio piccolo Caltageronte era agli arresti domiciliari. Sconforto abissale. E la tentazione suprema: “basta ora me ne vado”. Terra di Lavoro infame. Per l’ultima volta, cappello in mano, busso alle redazione dei tele-radio-giornali. Macchè. Niente di niente. Non un ufficio stampa, non un articolo 35. Angoscia. Mi gioco l’ultima carta: fingendomi un liberista libertario chiedo aiuto al Sottosegretario azzurro, detto O’ Canadese. “Forse, dammi tempo”. Aspetto un mese, due, sei. Intanto, vendo Pall mall e Duplex alla stazione di servizio Villa Literno Nord.
L’affitto da pagare, l’Inpgi sulle spalle, il segnale Rai oscurato per
mancato conguaglio del canone. Le valigie di cartone pronte. Si, scappo. Non posso fare altro. Poi, dopo la visita di un fattucchiere della Gest Line,
decido. Giuseppe Setola abita nel mio viale a Baia Verde. Lo conosco da
anni. So che frequenta ambienti malsani. Ma tentar non nuoce. “Ascolta, non è che vi serve un addetto stampa? Che so, uno che vi cura le relazioni con le testate locali? Un portavoce?” Tempo ventiquattro ore, ed un moschillo bussa al campanello della mia villetta. “Da domani a lavorare”, mi fa. Sono passati due anni. Ho iniziato ritagliando articoli dai fogli locali. Papponi arrestati, duemila grammi di cocaina sequestrati, un kalashnikov rinvenuto in una masseria tra sterco di bufale e fialette di anabolizzanti, un appalto milionario dell’Anas su cui puntare. Dopo di che, qualche soffiata depistante ai colleghi di giudiziaria alle prime armi, un virus inviato al blog di Roberto Saviano e lettere anonime ai magistrati scomodi. Ultimamente, mi sono specializzato nelle scritte minatorie sui muri. Ebbene, cari colleghi, guadagno tremila euro al mese, fumo solo Davidoff lights e mangio tutti giorni al ristorante da Zi Teresa a Luscianese. Zero tickets, zero contributi. Chi se ne frega. Campo con il mio lavoro, free lance dell’onorata società, lontano dai vice capo servizio del ventesimo secolo e dai machintosh desueti. E fa niente che da due mesi a questa parte sono latitante. Sono i rischi del mestiere, bellezza, e ci convivo serenamente. Ancora un sogno ad occhi aperti nel buio di questo bunker sotterraneo: diventare l’addetto stampa di Cicciott’ e mezzanott o, magari, di Sandokan in persona. Mitico. Scrivere le loro biografie non ufficiali, un giorno, e gridare al mondo che ce l’ho fatta. Fanculo la Raid, fanculo la Mediasetta.
La mia, è solo un’azienda come un'altra. Assolutamente autoctona. Ecco, se solo mettessimo da parte futili perbenismi. Un giornalista per ogni clan e non ci sarebbero più precari in Campania. Io sono solo il primo. Ora tocca voi. Insistere, scrivere, resistere".
"Tutti a ripetere la stessa ignobile solfa: insisti, resisti, persisti e vedi che prima o poi ce la fai. Giunto al trentaseiesimo solstizio d’estate, mi sono accorto che erano tutte balle. Chiacchiere belle in semi libertà vigilata. Io, da mazzonaro dop, ho tentato in tutti i modi. Sei anni di abusivo di qua, cinque mesi senza stipendio di là, un po’ di disoccupazione di lì, altri contratti falsi di qui. Poi la grande occasione, a 36 anni suonati in un autogrill a nero come secondo lavoro: un contratto di praticantato ad ItalyMine. Quasi un orgasmo destrutturate. Tempo venticinque giorni in sala montaggio, tra gobbi e lead da elzeviro, e poi la guardia di finanza che esegue un ordine di custodia cautelare per il mio editore. Punto e a capo: con l’aggravante di una busta paga virtuale ed un assegno post-datato che non ho mai riscosso. Neanche il tempo di restituire seicento euro come promesso, che il mio piccolo Caltageronte era agli arresti domiciliari. Sconforto abissale. E la tentazione suprema: “basta ora me ne vado”. Terra di Lavoro infame. Per l’ultima volta, cappello in mano, busso alle redazione dei tele-radio-giornali. Macchè. Niente di niente. Non un ufficio stampa, non un articolo 35. Angoscia. Mi gioco l’ultima carta: fingendomi un liberista libertario chiedo aiuto al Sottosegretario azzurro, detto O’ Canadese. “Forse, dammi tempo”. Aspetto un mese, due, sei. Intanto, vendo Pall mall e Duplex alla stazione di servizio Villa Literno Nord.
L’affitto da pagare, l’Inpgi sulle spalle, il segnale Rai oscurato per
mancato conguaglio del canone. Le valigie di cartone pronte. Si, scappo. Non posso fare altro. Poi, dopo la visita di un fattucchiere della Gest Line,
decido. Giuseppe Setola abita nel mio viale a Baia Verde. Lo conosco da
anni. So che frequenta ambienti malsani. Ma tentar non nuoce. “Ascolta, non è che vi serve un addetto stampa? Che so, uno che vi cura le relazioni con le testate locali? Un portavoce?” Tempo ventiquattro ore, ed un moschillo bussa al campanello della mia villetta. “Da domani a lavorare”, mi fa. Sono passati due anni. Ho iniziato ritagliando articoli dai fogli locali. Papponi arrestati, duemila grammi di cocaina sequestrati, un kalashnikov rinvenuto in una masseria tra sterco di bufale e fialette di anabolizzanti, un appalto milionario dell’Anas su cui puntare. Dopo di che, qualche soffiata depistante ai colleghi di giudiziaria alle prime armi, un virus inviato al blog di Roberto Saviano e lettere anonime ai magistrati scomodi. Ultimamente, mi sono specializzato nelle scritte minatorie sui muri. Ebbene, cari colleghi, guadagno tremila euro al mese, fumo solo Davidoff lights e mangio tutti giorni al ristorante da Zi Teresa a Luscianese. Zero tickets, zero contributi. Chi se ne frega. Campo con il mio lavoro, free lance dell’onorata società, lontano dai vice capo servizio del ventesimo secolo e dai machintosh desueti. E fa niente che da due mesi a questa parte sono latitante. Sono i rischi del mestiere, bellezza, e ci convivo serenamente. Ancora un sogno ad occhi aperti nel buio di questo bunker sotterraneo: diventare l’addetto stampa di Cicciott’ e mezzanott o, magari, di Sandokan in persona. Mitico. Scrivere le loro biografie non ufficiali, un giorno, e gridare al mondo che ce l’ho fatta. Fanculo la Raid, fanculo la Mediasetta.
La mia, è solo un’azienda come un'altra. Assolutamente autoctona. Ecco, se solo mettessimo da parte futili perbenismi. Un giornalista per ogni clan e non ci sarebbero più precari in Campania. Io sono solo il primo. Ora tocca voi. Insistere, scrivere, resistere".
venerdì 24 ottobre 2008
Gazzetta, sotto attacco
La Gazzetta di Caserta, giornale di trincea, è stato stanotte devastato da ignoti. Il direttore Pasquale Clemente mi ha spiegato pochi minuti fa che sono state devastate le tecnologie di trasmissione, bloccati i computer, interrotti telefoni e fax, gli impianti della loro Tv. Insomma, domani la Gazzetta rischia di non uscire in edicola.
Gli ignoti hanno anche saccheggiato l'archivio della redazione, forte di centinaia di fascicoli relativi alle inchieste della magistratura riguardante le attività della malavita nella terra dei Casalesi.
Sotto attacco, siamo ancora sotto attacco.
Gli ignoti hanno anche saccheggiato l'archivio della redazione, forte di centinaia di fascicoli relativi alle inchieste della magistratura riguardante le attività della malavita nella terra dei Casalesi.
Sotto attacco, siamo ancora sotto attacco.
giovedì 23 ottobre 2008
Leggosaviano
Dopo quella romana, la lettura di Gomorra si terrà anche a Napoli Venerdì 24 ottobre, dalle 16 al Pan - Palazzo delle Arti (via dei Mille 60, Napoli)
domenica 19 ottobre 2008
Diritto di cronaca (anche a Casal di Principe)
La Federazione nazionale della stampa terrà il 30 ottobre una riunione straordinaria della Giunta a Caserta, la terra di Gomorra di Roberto Saviano e di Rosaria Capacchione, la cronista de Il Mattino più volte minacciata per le sue inchieste sulla camorra.
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