Negli Usa la carta stampata si anima, quasi come i giornali dei film di Harry Potter. I lettori del mensile Entertainment Weekly potranno infatti vedere immagini in movimento sulle pagine del numero in edicola a partire da metà settembre negli Stati Uniti, grazie a uno schermo ultra sottile, simile a quello dei cellulari, realizzato grazie alla tecnologia dell«inchiostro
elettronico».
Per vedere il video pubblicitario, con spot della Pepsi e del network televisivo Cbs sulla prossima stagione tv, basterà aprire la pagina del giornale, attivando così le immagini sullo schermo inserito nella rivista.
La tecnologia e-ink è stata già utilizzata l'anno scorso per «movimentare» la copertina della rivista 'Esquire', ma questa è la prima volta che viene usata per spot pubblicitari e su questa scala. I primi a poter 'leggere gli spot' saranno, dal 18 settembre, gli abbonati di Entertainment Weekly di New York e Los Angeles, ma visti i costi di produzione degli schermi e dell'allestimento, difficilmente la copia con il video verrà inviata a tutti gli 1,8 milioni di abbonati.
Secondo quanto scrive oggi il Financial Times, anche se le compagnie coinvolte nell'operazione non hanno voluto rivelare i costi della promozione, un esperto del settore ha stimato che per sole centomila copie raggiungono già cifre nell'ordine delle sette cifre.(ANSA)
venerdì 21 agosto 2009
venerdì 10 luglio 2009
Capezzuto va
L'undicesima sezione penale del tribunale di Napoli, giudice Carlo Spagna, ha condannato Luigi Giuliano, appartenente all'omonima famiglia camorristica di Forcella e sua moglie Carmela De Rosa (genitori di Salvatore Giuliano, condannato come l’autore dell’omicidio della giovane Annalisa Durante) per il reato di violenza privata, rispettivamente a 2 anni e 6 mesi di reclusione e 2 anni e 2 mesi, e al risarcimento del danno nei confronti del cronista Arnaldo Capezzuto. Capezzuto era stato minacciato dai coniugi Giuliano, denunciando gli atti intimidatori. Luigi Giuliano e sua moglie Carmela De Rosa sono stati condannati anche al
risarcimento del danno a favore delle parti civili: il cronista Arnaldo Capezzuto e l'Ordine dei giornalisti della Campania rappresentati in aula dal presidente Ottavio Lucarelli andranno
rispettivamente le somme di 10 e 25 mila euro. Giuliano e De Rosa sono stati condannati per violenza privata esercitata nei confronti di Capezzuto e consistito nell'averlo minacciato in più occasioni per il contenuto degli articoli scritti sul quotidiano Napoli più relativi al processo per l'omicidio di Annalisa Durante tra maggio e novembre 2005.
risarcimento del danno a favore delle parti civili: il cronista Arnaldo Capezzuto e l'Ordine dei giornalisti della Campania rappresentati in aula dal presidente Ottavio Lucarelli andranno
rispettivamente le somme di 10 e 25 mila euro. Giuliano e De Rosa sono stati condannati per violenza privata esercitata nei confronti di Capezzuto e consistito nell'averlo minacciato in più occasioni per il contenuto degli articoli scritti sul quotidiano Napoli più relativi al processo per l'omicidio di Annalisa Durante tra maggio e novembre 2005.
Da l'Aquila
«Lei è sicuro di essere un giornalista? E' sicuro di sentirsi bene?». Quasi credeva alle sue orecchie Berlusconi. Doveva essere la conferenza stampa più dura della sua carriera politica, il big match con la stampa internazionale, Silvio contro il quarto potere mondiale. E invece le Monde, il Guardian, il Sunday Times sono rimasti in silenzio. Meno male che c'era la gloriosa stampa italiana, sentinella dei lettori contro il potere, a tenere alta la bandiera dela categoria.
«Presidente, lei e Obama siete i leader di maggiore successo mondiale: se lo aspettava?», esordisce l'inviato di Qn. Segue Antonio Preziosi (Giornale Radio).: «Lei ha creato un momento storico...». L'inviata di Rainews 24 Simonetta Guidotti: «La sua scommessa è stata vinta, io c'ero quando lei ebbe questo momento di lucida follia...».
Mario Prignano di Libero: «Lei parla di governance mondiale: sta pensando di riformare l'Onu?». Ambrosini dell'Ansa: «I risultati di questo vertice che lei definisce eccellenti...».
Franco Gizzi, si qualifica come ufficio stampa dell'Enel: «Volevo ringraziale per la favolosa intuizione che ci ha fatto sognare di dedicare le sue preziose ferie all'Aquila...». E qui il Cavaliere trasecola: «Ma lei si sente bene?». Forse pensa di stare su scherzi a parte.
(dal sito dell'Adusbef)
«Presidente, lei e Obama siete i leader di maggiore successo mondiale: se lo aspettava?», esordisce l'inviato di Qn. Segue Antonio Preziosi (Giornale Radio).: «Lei ha creato un momento storico...». L'inviata di Rainews 24 Simonetta Guidotti: «La sua scommessa è stata vinta, io c'ero quando lei ebbe questo momento di lucida follia...».
Mario Prignano di Libero: «Lei parla di governance mondiale: sta pensando di riformare l'Onu?». Ambrosini dell'Ansa: «I risultati di questo vertice che lei definisce eccellenti...».
Franco Gizzi, si qualifica come ufficio stampa dell'Enel: «Volevo ringraziale per la favolosa intuizione che ci ha fatto sognare di dedicare le sue preziose ferie all'Aquila...». E qui il Cavaliere trasecola: «Ma lei si sente bene?». Forse pensa di stare su scherzi a parte.
(dal sito dell'Adusbef)
sabato 23 maggio 2009
Pagare le news
Ne leggo tante su come fare soldi con le news, su internet e sui giornali. A Borgo Bagnaia per il convegno Crescere tra le righe, organizzato dall'Osservatorio permanente giovani-editori di Andrea Ceccherini. la posizione più interessante m'è sembrata quella del segretario della Fnsi Franco Siddi: «ègiusto che il dibattito si apra, perchè l'informazione professionale ha un valore e costa. Nessuno ha la soluzione in tasca su come procedere: quella dei micropagamenti è un'ipotesi che cresce. Tuttavia forse ci sono anche altre strade: penso a una normativa internazionale sul diritto d'autore e a formule da agganciare a nuovi modelli di business editoriale. Un esempio potrebbe essere agganciare all'acquisto del giornale tradizionale l'accesso diretto ad una parte dei contenuti on line, garantiti dallo stesso marchio e dalla stessa redazione, e formule privilegiate di pagamento per archivi, documenti e altro materiale di pregio. Peraltro se serve un nuovo modello di business, è necessario anche ripensare come arricchire la qualità dei giornali, la diversificazione dell'informazione tra piattaforme diverse di comunicazione, evitando anche la decadenza di uno sfrenato copia e incolla».
giovedì 14 maggio 2009
giovedì 7 maggio 2009
Kindle
NEW YORK – Un dispositivo di facile utilizzo, simile a Kindle di Amazon, per accedere, a pagamento, aslle testate dell'impero News Corp., dal Wall Street Journal al Times di Londra al New York Post. È la rivoluzionaria proposta del re australiano dei media Rupert Murdoch, che ha chiamato a rapporto i dirigenti della sua News Corp di Londra, Sydney e New York, chiedendogli di mettere a punto al più presto un sistema per far pagare agli utenti l'accesso alle sue news via web. Col solito tempismo degno del suo leggendario acume finanziario, Murdoch dà così un segnale importante agli editori di giornali di tutto il mondo, in crisi a causa dell'esodo dei lettori – e degli inserzionisti – verso il Web. «Per Murdoch - scrive Peter Lauria sul Post - si tratta di una netta rottura con la tesi secondo cui le notizie online debbano essere offerte gratis e monetizzate soltanto attraverso la pubblicità».
NEWS A PAGAMENTO - E se fino ad oggi i gruppi multimediali, non solo americani, continuano ad incontrare ostacoli nel convincere gli utenti a «pagare per leggere online», presto questi ultimi potrebbero non avere scelta. Soprattutto se vogliono continuare ad accedere a news di qualità, confezionate da reporter e inviati professionisti, con costi non indifferenti per le loro aziende. E a giudicare dalle reazioni della blogosfera all'articolo, la maggior parte dei lettori si dice «pronta ad aprire il portafoglio».
IL PROGETTO - Per mettere a punto il nuovo «gadget» Murdoch ha riunito una squadra di dirigenti d'alto calibro che include il figlio James Murdoch, oggi dirigente della News Corp, il Ceo della Dow Jones Les Hinton e Jonathan Miller, ex numero uno della AOL, oggi responsabile di tutte le operazioni digitali del gruppo. All'indomani dell'acquisto del Journal, solo due anni fa, Murdoch aveva contemplato l'idea di aprire gratuitamente l'accesso al sito. Ma più tardi cambiò idea dopo aver realizzato che, una volta eliminati gli introiti generati dagli abbonamenti online, non avrebbe potuto colmare l'inevitabile deficit. A dargli ragione è stata la chiusura a catena, nell’ultimo anno, di alcune delle testate americane più storiche e longeve, da Seattle a Denver e da Chicago a Los Angeles.
Alessandra Farkas
06 maggio 2009
NEWS A PAGAMENTO - E se fino ad oggi i gruppi multimediali, non solo americani, continuano ad incontrare ostacoli nel convincere gli utenti a «pagare per leggere online», presto questi ultimi potrebbero non avere scelta. Soprattutto se vogliono continuare ad accedere a news di qualità, confezionate da reporter e inviati professionisti, con costi non indifferenti per le loro aziende. E a giudicare dalle reazioni della blogosfera all'articolo, la maggior parte dei lettori si dice «pronta ad aprire il portafoglio».
IL PROGETTO - Per mettere a punto il nuovo «gadget» Murdoch ha riunito una squadra di dirigenti d'alto calibro che include il figlio James Murdoch, oggi dirigente della News Corp, il Ceo della Dow Jones Les Hinton e Jonathan Miller, ex numero uno della AOL, oggi responsabile di tutte le operazioni digitali del gruppo. All'indomani dell'acquisto del Journal, solo due anni fa, Murdoch aveva contemplato l'idea di aprire gratuitamente l'accesso al sito. Ma più tardi cambiò idea dopo aver realizzato che, una volta eliminati gli introiti generati dagli abbonamenti online, non avrebbe potuto colmare l'inevitabile deficit. A dargli ragione è stata la chiusura a catena, nell’ultimo anno, di alcune delle testate americane più storiche e longeve, da Seattle a Denver e da Chicago a Los Angeles.
Alessandra Farkas
06 maggio 2009
giovedì 16 aprile 2009
Un euro e tre centesimi
(ANSA) - ROMA, 16 APR - «Sarebbe stato un gran bel gesto se, nelle sue 27 cartelle di relazione, il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, avesse trovato tre righe per richiamare alcuni editori a comportamenti rispettosi per il lavoro dei giornalisti»: è il commento di Enzo Iacopino, segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, all'intervento del presidente degli editori all'assemblea annuale della Fieg.
«È facile, nella attuale contingenza, doveroso e giusto segnalare le gravi difficoltà del settore - afferma Iacopino in una nota - ma l'invito all'assunzione di responsabilità non può essere rivolto solo al governo, reclamando misure adeguate, e tanto meno ai giornalisti. Dov'è la responsabilità di quegli editori che pagano fino ad 1,03 (sì, 1 euro e 3 centesimi) a pezzo; quelli di quanti ne versano poco più di 3 e così via insultando la professionalità di migliaia di precari? I richiami al senso di responsabilità sono più credibili quando si ha la capacità di guardare per primi in casa propria. E sono doverosi - conclude - in una situazione di emergenza». (ANSA).
«È facile, nella attuale contingenza, doveroso e giusto segnalare le gravi difficoltà del settore - afferma Iacopino in una nota - ma l'invito all'assunzione di responsabilità non può essere rivolto solo al governo, reclamando misure adeguate, e tanto meno ai giornalisti. Dov'è la responsabilità di quegli editori che pagano fino ad 1,03 (sì, 1 euro e 3 centesimi) a pezzo; quelli di quanti ne versano poco più di 3 e così via insultando la professionalità di migliaia di precari? I richiami al senso di responsabilità sono più credibili quando si ha la capacità di guardare per primi in casa propria. E sono doverosi - conclude - in una situazione di emergenza». (ANSA).
mercoledì 15 aprile 2009
Piccoli (grandi) colleghi in prima linea
(ANSA) - CAMEROTA (SALERNO), 15 APR - Minacce di morte da Facebook: la magistratura indaga. Vittima delle minacce, un giornalista di Camerota (Salerno), Vincenzo Rubano, autore nelle scorse settimane di una serie di articoli, apparsi sui quotidiani La Città e La Repubblica, a proposito del fenomeno dell'abusivismo edilizio nella nota località balneare della costa cilentana. Al centro dell'indagine ignoti che, con nomi fittizi, attraverso il social network Facebook, avrebbero minacciato di morte il giornalista campano. L'indagine è scattata in seguito alla denuncia presentata alla magistratura dallo stesso Rubano per minacce e diffamazione.(ANSA).
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Minacce di morte per Lucio Rossomando. Il 34enne direttore di radio Castelluccio, ieri mattina, ha trovato una lettera minatoria nella buca postale di casa, lungo la statale 19. “Stavo rientrando a pranzo, mi sono fermato a controllare la posta. Nell’aprire una busta ho trovato un coltello a serramanico, con una lama di 9 centimetri”. Nella busta c’era anche una lettera con frasi minacciose. (da Il Mattino).
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Minacce di morte per Lucio Rossomando. Il 34enne direttore di radio Castelluccio, ieri mattina, ha trovato una lettera minatoria nella buca postale di casa, lungo la statale 19. “Stavo rientrando a pranzo, mi sono fermato a controllare la posta. Nell’aprire una busta ho trovato un coltello a serramanico, con una lama di 9 centimetri”. Nella busta c’era anche una lettera con frasi minacciose. (da Il Mattino).
lunedì 13 aprile 2009
fatevi da parte
Tre giorni fa il presidente della Repubblica Napolitano, all'Aquila, infastidito dalla ressa di fotografi e giornalisti, li aveva rimbrottati:"Fatevi da parte" -lo leggo sull'Andn Kronos, non l'ho visto sull'Ansa -. Ieri e oggi ancora, a Napoli, durante le sue passeggiate, giornalisti e fotografi sono stati tenuti a distanza dal presidente. Poi finisce finanche che al parco Virgiliano durante la passeggiata del presidente di stamattina- lo leggo sull'Ansa- due o tre giornalisti sono stati fermati e identificati. Pazienza ragazzi....
sabato 4 aprile 2009
Morabito, 25 risposte
incontro Fabio Morabito
Presidente dell'Associazione Stampa Romana
a Corso Vittorio Emanuele e mi racconta che....
1. E' positivo che il governo abbia stanziato dei soldi per finanziare gli
stati di crisi e ristrutturazione dei giornali?
E' positivo che sia lo Stato a pagare gli eventuali prepensionamenti, e non
più l'Inpgi, per il bene delle casse del nostro istituto di previdenza. E'
stato istituito un Fondo statale per i prepensionamenti dei giornalisti con
dotazione annua di 20 milioni di euro (10 milioni per i quotidiani e 10
milioni per i periodici).
2. E' un bene che siano stanziati tanti soldi?
No, perché sapendo che c'è un capitale così elevato a disposizione, gli
editori si sono messi in corsa per "assalire la diligenza" dei
finanziamenti. Se si dovesse "sforare" il tetto annuale, è prevista la
possibilità che siano gli editori a pagare per alimentare il Fondo. Ma è
chiaro che, toccato il "tetto", gli editori non saranno più così interessati
a cacciare i giornalisti. Venti milioni di euro all'anno basteranno per
cacciare 332 giornalisti. A carico degli editori, è previsto "un contributo
straordinario a capo di ciascuna azienda che farà ricorso a pensionamenti
anticipati a far data dall' entrata in vigore del presente accordo e sulla
base delle intese sindacali sottoscritte. Tale contributo è pari al 30% del
costo di ciascun pensionamento anticipato così come quantificato dall’ Inpgi
all'atto delle dimissioni del singolo giornalista interessato". Solo questa
norma potrebbe rappresentare un deterrente per gli editori.
3. Qual è stato il ruolo della Fnsi in questa decisione?
La Fnsi ha appoggiato la Fieg, che da sola non ce l'avrebbe fatta, perché
venissero stanziati questi fondi
4. Perché la Fnsi non si è battuta, al contrario, perché ci fosse un "tetto"
più basso?
Il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ha spiegato che alzando il
"tetto" per i prepensionamenti gli editori avrebbero concesso più soldi nei
minimi del nuovo contratto, e per questo lui ha appoggiato la Fieg.
5. L'Inpgi, e quindi le nostre pensioni, sarà danneggiata dai
prepensionamenti?
Sì, nonostante i soldi dello Stato. Si tratta sempre di entrate (i
contributi) che si trasformano in uscite (pensioni anticipate).
6. Gli stati di crisi creeranno nuovi posti di lavoro?
No. Il primo provvedimento che gli editori prendono, in una richiesta di
stato di crisi, è di non rinnovare i contratti a tempo determinato. E la
parola d'ordine è: blocco del turn over. Quindi i primi ad essere
danneggiati saranno i giovani. Del resto, per accedere ai prepensionamenti
gli editori devono presentare una richiesta di attivazione della Cassa
integrazione straordinaria per ristrutturazione e riorganizzazione in
presenza di crisi aziendale. Si tratta di ricorso a denaro pubblico, e se lo
Stato concede soldi per cacciare degli occupati, non può accettare che
vengano fatte assunzioni.
7. Quali sono le ripercussioni sul mercato del lavoro nei prossimi anni?
Negative, perché le redazioni che subiscono uno stato di crisi ne usciranno
irrimediabilmente ridimensionate
8. Negli stati di crisi gli editori chiedono solo prepensionamenti?
No, ne approfittano per ottenere altro. Vengono ridimensionati gli stipendi
(il Mattino di Napoli ha tolto gli straordinari, contingentato le domeniche
e tolta la maggiorazione delle domeniche al servizio sportivo), accorpati
servizi, chiuse redazioni (il Gazzettino e il Mattino vogliono chiudere gli
uffici nella Capitale, dove lavorano 9 articoli 1).
9. Quanti posti di lavoro sono in ballo?
Per i prossimi due o tre anni, fino al dieci per cento dei giornalisti
attualmente in attività.
10. Chi può essere prepensionato con gli "stati di crisi"?
I giornalisti che compiono 58 anni con almeno 18 di contributi nel biennio
dello stato di crisi. Se viene richiesto oggi, il prepensionamento può
riguardare quindi anche un collega che ha solo 56 ann, ma che ne compirà 58
(con i 18 anni di contributi) in due annii.
11. Con che pensione si va in prepensionamento a 58 anni?
Con una pensione circa il 30% più povera di quella che si avrebbe avuto a 65
anni. Poi però la pensione cresce a scalare.
12. Fino a che età si ottiene lo scivolo?
Dopo i trent'anni di contributi non si riceve niente, ma si ha un taglio
sulla pensione fino a 65 anni. Ad esempio, chi ha 62 anni di età e 32 anni
di contributi non riceve nessuno scivolo. Questo per gli uomini. Per le
donne, la pensione di vecchiaia matura già a 60 anni.
13. Il prepensionamento è obbligatorio?
No, è volontario. Ma se non lo si accetta si può venire messi in Cassa
integrazione in previsione del licenziamento.
14. Ma nessun collega avrà vantaggi dai prepensionamenti?
Un vantaggio lo hanno i giornalisti già garantiti che con il
prepensionamento di un "superiore" potranno sperare di anticipare
un'eventuale promozione. Questo vantaggio ipotetico, e certo poco solidale,
sta dividendo i colleghi nelle redazioni per le quali è stata avanzata
richiesta di stato di crisi. I giovani vedono un ostacolo nei più anziani,
che considerano privilegiati anche perché meglio retribuiti. Un vantaggio,
poi, lo hanno i colleghi che hanno almeno 18 anni di contributi, 58 anni di
età, e in pensione ci vogliono andare. Per loro c'è la possibilità di uno
"scivolo" che altrimenti difficilmente l'azienda offrirebbe loro.
15. E per i disoccupati e i precari c'è un vantaggio?
No. Chi aspetta di essere assunto resterà ancora alla porta, per il blocco
del turn over, chi ha un contratto a tempo rischia che questo non venga
confermato. Ma il danno sarà anche nelle pensioni. Lorenzo Bini Smaghi,
componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea, sostiene che
soprattutto in Italia bisogna evitare misure come i prepensionamenti. Perché
soprattutto in una situazione come quella italiana "un aumento della massa
pensionistica peggiorerebbe drammaticamente la condizione dei più giovani,
che già si trovano gravati dagli oneri contributivi destinati a finanziare
l'attuale sistema".
16. Cosa stabilisce il nuovo articolo 33 del contratto?
Che chi ha compiuto 59 anni nel 2009 e ha 35 anni di contributi, può essere
mandato via anche senza il suo assenso.
17. Cosa prevedeva prima l'articolo 33 del contratto?
Prevedeva anche allora casi di pensionamento anticipato, ma limitati nel
tempo, e quindi l'articolo era "esaurito". Il segretario della Fnsi, Franco
Siddi, aveva garantito che non sarebbe stato riproposto l'art.33. E invece è
saltato fuori dopo l'annuncio dell'intesa sul contratto.
18. Nei 35 anni dei contributi previsti dall'articolo 33 per essere mandati
sono previsti anche quelli "figurativi" (cioè il riscatto della laurea,
ecc), che il giornalista ha pagato di tasca sua?
Sì. E' una beffa per chi ha speso quasi un capitale per riscattare gli anni
del praticantato e gli anni del corso di laurea. Il contratto non fa una
distinzione tra i vari tipi di contributi. E anche se sembra illeggittimo,
si intende evidentemente che i contributi figurativi si
considerano compresi.
19. Ma come fa l'azienda a venire a conoscenza dei contributi figurativi?
L'Inpgi si è impegnata a comunicare alle aziende la situazione retributiva
dei singoli giornalisti. Infatti l'Inpgi ha firmato un accordo con Fnsi e
Fieg in cui l'Istituto si dichiara disponibile "a fornire alle aziende
interessate i nominativi dei possibili beneficiari del prepensionamento, il
relativo costo nonché ogni ulteriore notizia utile a tal fine ivi comprese
quelle relative all’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 33 del
contratto di lavoro giornalistico".
20. L'editoria in Italia è davvero in crisi?
L'editoria è in crisi nel mondo, ma in Italia sono in tanti a millantare. E
la Caltagirone Editore, ad es., che ha macinato profitti impressionati, per
un primo anno di bilancio in rosso vuole prepensionare con i soldi dello
Stato, e cioè denaro pubblico, una cinquantina di giornalisti tra il Mattino
e il Gazzettino.
21. Quando si può concedere lo stato di crisi e di ristrutturazione?
La Fieg e la Fnsi hanno firmato un protocollo d'intesa che stabilisce i
requisiti.
22. La Fnsi è riuscita ad imporre regole certe?
Al contrario, il protocollo è un via libera indiscriminato. E' passata la
linea più favorevole agli editori, e cioè che non c'è neanche bisogno del
bilancio in rosso per dare l'assalto ai soldi dello Stato. I requisiti
richiesti sono così vaghi e approssimativi che potranno chiedere i
finanziamenti anche giornali che sono in attivo e hanno una storia di
bilanci in salute.
23. Quali sono questi requisiti richiesti?
I requisiti, secondo la Fnsi d'accordo con la Fieg, non devono essere
rilevabili "unicamente dai bilanci aziendali ma anche da riscontrabili
indicatori oggettivi, presenti e prospettici esterni che abbiano incidenza
su una critica situazione dell’impresa e possano pregiudicarne il buon
andamento operativo. Tali indicatori in particolare dovrebbero registrare un
andamento involutivo tale da rendere necessari interventi per il ripristino
dei corretti equilibri economico-finanziari e gestionali". E quindi per
chiedere uno stato di crisi basta pochissimo, "un andamento involutivo" che
rende necessari "interventi". "L'andamento involutivo" può essere perfino il
calo temporaneo della pubblicità.
24. Cosa fa la Fnsi per contrastare questa devastazione?
Nulla, per ora. Il protocollo sugli stati di crisi è stato siglato
contestualmente all'intesa con il contratto. L'accordo con gli editori è
complessivo.Durante la trattativa però la Fnsi ha ottenuto che il 30% di
costo sui prepensionamenti sia a carico degli editori, e questo dovrebbe
rappresentare un freno.
25. Senza questo accordo tra Fnsi e Fieg ci sarebbero state tante richieste
di stati di crisi?
No. Il contesto della crisi mondiale crea confusione, e fa pensare che ci
sia una crisi epocale anche per l'editoria. Invece c'è un periodo difficile
dopo anni di grandi profitti. Ma c'è il rischio di stati di crisi richiesti
uno dopo l'altro. La Gazzetta del Mezzogiorno intenderebbe fare due
richieste di prepensionamenti nell'arco di tre anni).
Presidente dell'Associazione Stampa Romana
a Corso Vittorio Emanuele e mi racconta che....
1. E' positivo che il governo abbia stanziato dei soldi per finanziare gli
stati di crisi e ristrutturazione dei giornali?
E' positivo che sia lo Stato a pagare gli eventuali prepensionamenti, e non
più l'Inpgi, per il bene delle casse del nostro istituto di previdenza. E'
stato istituito un Fondo statale per i prepensionamenti dei giornalisti con
dotazione annua di 20 milioni di euro (10 milioni per i quotidiani e 10
milioni per i periodici).
2. E' un bene che siano stanziati tanti soldi?
No, perché sapendo che c'è un capitale così elevato a disposizione, gli
editori si sono messi in corsa per "assalire la diligenza" dei
finanziamenti. Se si dovesse "sforare" il tetto annuale, è prevista la
possibilità che siano gli editori a pagare per alimentare il Fondo. Ma è
chiaro che, toccato il "tetto", gli editori non saranno più così interessati
a cacciare i giornalisti. Venti milioni di euro all'anno basteranno per
cacciare 332 giornalisti. A carico degli editori, è previsto "un contributo
straordinario a capo di ciascuna azienda che farà ricorso a pensionamenti
anticipati a far data dall' entrata in vigore del presente accordo e sulla
base delle intese sindacali sottoscritte. Tale contributo è pari al 30% del
costo di ciascun pensionamento anticipato così come quantificato dall’ Inpgi
all'atto delle dimissioni del singolo giornalista interessato". Solo questa
norma potrebbe rappresentare un deterrente per gli editori.
3. Qual è stato il ruolo della Fnsi in questa decisione?
La Fnsi ha appoggiato la Fieg, che da sola non ce l'avrebbe fatta, perché
venissero stanziati questi fondi
4. Perché la Fnsi non si è battuta, al contrario, perché ci fosse un "tetto"
più basso?
Il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ha spiegato che alzando il
"tetto" per i prepensionamenti gli editori avrebbero concesso più soldi nei
minimi del nuovo contratto, e per questo lui ha appoggiato la Fieg.
5. L'Inpgi, e quindi le nostre pensioni, sarà danneggiata dai
prepensionamenti?
Sì, nonostante i soldi dello Stato. Si tratta sempre di entrate (i
contributi) che si trasformano in uscite (pensioni anticipate).
6. Gli stati di crisi creeranno nuovi posti di lavoro?
No. Il primo provvedimento che gli editori prendono, in una richiesta di
stato di crisi, è di non rinnovare i contratti a tempo determinato. E la
parola d'ordine è: blocco del turn over. Quindi i primi ad essere
danneggiati saranno i giovani. Del resto, per accedere ai prepensionamenti
gli editori devono presentare una richiesta di attivazione della Cassa
integrazione straordinaria per ristrutturazione e riorganizzazione in
presenza di crisi aziendale. Si tratta di ricorso a denaro pubblico, e se lo
Stato concede soldi per cacciare degli occupati, non può accettare che
vengano fatte assunzioni.
7. Quali sono le ripercussioni sul mercato del lavoro nei prossimi anni?
Negative, perché le redazioni che subiscono uno stato di crisi ne usciranno
irrimediabilmente ridimensionate
8. Negli stati di crisi gli editori chiedono solo prepensionamenti?
No, ne approfittano per ottenere altro. Vengono ridimensionati gli stipendi
(il Mattino di Napoli ha tolto gli straordinari, contingentato le domeniche
e tolta la maggiorazione delle domeniche al servizio sportivo), accorpati
servizi, chiuse redazioni (il Gazzettino e il Mattino vogliono chiudere gli
uffici nella Capitale, dove lavorano 9 articoli 1).
9. Quanti posti di lavoro sono in ballo?
Per i prossimi due o tre anni, fino al dieci per cento dei giornalisti
attualmente in attività.
10. Chi può essere prepensionato con gli "stati di crisi"?
I giornalisti che compiono 58 anni con almeno 18 di contributi nel biennio
dello stato di crisi. Se viene richiesto oggi, il prepensionamento può
riguardare quindi anche un collega che ha solo 56 ann, ma che ne compirà 58
(con i 18 anni di contributi) in due annii.
11. Con che pensione si va in prepensionamento a 58 anni?
Con una pensione circa il 30% più povera di quella che si avrebbe avuto a 65
anni. Poi però la pensione cresce a scalare.
12. Fino a che età si ottiene lo scivolo?
Dopo i trent'anni di contributi non si riceve niente, ma si ha un taglio
sulla pensione fino a 65 anni. Ad esempio, chi ha 62 anni di età e 32 anni
di contributi non riceve nessuno scivolo. Questo per gli uomini. Per le
donne, la pensione di vecchiaia matura già a 60 anni.
13. Il prepensionamento è obbligatorio?
No, è volontario. Ma se non lo si accetta si può venire messi in Cassa
integrazione in previsione del licenziamento.
14. Ma nessun collega avrà vantaggi dai prepensionamenti?
Un vantaggio lo hanno i giornalisti già garantiti che con il
prepensionamento di un "superiore" potranno sperare di anticipare
un'eventuale promozione. Questo vantaggio ipotetico, e certo poco solidale,
sta dividendo i colleghi nelle redazioni per le quali è stata avanzata
richiesta di stato di crisi. I giovani vedono un ostacolo nei più anziani,
che considerano privilegiati anche perché meglio retribuiti. Un vantaggio,
poi, lo hanno i colleghi che hanno almeno 18 anni di contributi, 58 anni di
età, e in pensione ci vogliono andare. Per loro c'è la possibilità di uno
"scivolo" che altrimenti difficilmente l'azienda offrirebbe loro.
15. E per i disoccupati e i precari c'è un vantaggio?
No. Chi aspetta di essere assunto resterà ancora alla porta, per il blocco
del turn over, chi ha un contratto a tempo rischia che questo non venga
confermato. Ma il danno sarà anche nelle pensioni. Lorenzo Bini Smaghi,
componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea, sostiene che
soprattutto in Italia bisogna evitare misure come i prepensionamenti. Perché
soprattutto in una situazione come quella italiana "un aumento della massa
pensionistica peggiorerebbe drammaticamente la condizione dei più giovani,
che già si trovano gravati dagli oneri contributivi destinati a finanziare
l'attuale sistema".
16. Cosa stabilisce il nuovo articolo 33 del contratto?
Che chi ha compiuto 59 anni nel 2009 e ha 35 anni di contributi, può essere
mandato via anche senza il suo assenso.
17. Cosa prevedeva prima l'articolo 33 del contratto?
Prevedeva anche allora casi di pensionamento anticipato, ma limitati nel
tempo, e quindi l'articolo era "esaurito". Il segretario della Fnsi, Franco
Siddi, aveva garantito che non sarebbe stato riproposto l'art.33. E invece è
saltato fuori dopo l'annuncio dell'intesa sul contratto.
18. Nei 35 anni dei contributi previsti dall'articolo 33 per essere mandati
sono previsti anche quelli "figurativi" (cioè il riscatto della laurea,
ecc), che il giornalista ha pagato di tasca sua?
Sì. E' una beffa per chi ha speso quasi un capitale per riscattare gli anni
del praticantato e gli anni del corso di laurea. Il contratto non fa una
distinzione tra i vari tipi di contributi. E anche se sembra illeggittimo,
si intende evidentemente che i contributi figurativi si
considerano compresi.
19. Ma come fa l'azienda a venire a conoscenza dei contributi figurativi?
L'Inpgi si è impegnata a comunicare alle aziende la situazione retributiva
dei singoli giornalisti. Infatti l'Inpgi ha firmato un accordo con Fnsi e
Fieg in cui l'Istituto si dichiara disponibile "a fornire alle aziende
interessate i nominativi dei possibili beneficiari del prepensionamento, il
relativo costo nonché ogni ulteriore notizia utile a tal fine ivi comprese
quelle relative all’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 33 del
contratto di lavoro giornalistico".
20. L'editoria in Italia è davvero in crisi?
L'editoria è in crisi nel mondo, ma in Italia sono in tanti a millantare. E
la Caltagirone Editore, ad es., che ha macinato profitti impressionati, per
un primo anno di bilancio in rosso vuole prepensionare con i soldi dello
Stato, e cioè denaro pubblico, una cinquantina di giornalisti tra il Mattino
e il Gazzettino.
21. Quando si può concedere lo stato di crisi e di ristrutturazione?
La Fieg e la Fnsi hanno firmato un protocollo d'intesa che stabilisce i
requisiti.
22. La Fnsi è riuscita ad imporre regole certe?
Al contrario, il protocollo è un via libera indiscriminato. E' passata la
linea più favorevole agli editori, e cioè che non c'è neanche bisogno del
bilancio in rosso per dare l'assalto ai soldi dello Stato. I requisiti
richiesti sono così vaghi e approssimativi che potranno chiedere i
finanziamenti anche giornali che sono in attivo e hanno una storia di
bilanci in salute.
23. Quali sono questi requisiti richiesti?
I requisiti, secondo la Fnsi d'accordo con la Fieg, non devono essere
rilevabili "unicamente dai bilanci aziendali ma anche da riscontrabili
indicatori oggettivi, presenti e prospettici esterni che abbiano incidenza
su una critica situazione dell’impresa e possano pregiudicarne il buon
andamento operativo. Tali indicatori in particolare dovrebbero registrare un
andamento involutivo tale da rendere necessari interventi per il ripristino
dei corretti equilibri economico-finanziari e gestionali". E quindi per
chiedere uno stato di crisi basta pochissimo, "un andamento involutivo" che
rende necessari "interventi". "L'andamento involutivo" può essere perfino il
calo temporaneo della pubblicità.
24. Cosa fa la Fnsi per contrastare questa devastazione?
Nulla, per ora. Il protocollo sugli stati di crisi è stato siglato
contestualmente all'intesa con il contratto. L'accordo con gli editori è
complessivo.Durante la trattativa però la Fnsi ha ottenuto che il 30% di
costo sui prepensionamenti sia a carico degli editori, e questo dovrebbe
rappresentare un freno.
25. Senza questo accordo tra Fnsi e Fieg ci sarebbero state tante richieste
di stati di crisi?
No. Il contesto della crisi mondiale crea confusione, e fa pensare che ci
sia una crisi epocale anche per l'editoria. Invece c'è un periodo difficile
dopo anni di grandi profitti. Ma c'è il rischio di stati di crisi richiesti
uno dopo l'altro. La Gazzetta del Mezzogiorno intenderebbe fare due
richieste di prepensionamenti nell'arco di tre anni).
martedì 3 marzo 2009
Padula
Ecco un'altra scuola di alta formazione alle comunicazioni, si terrà dalle parti della certosa di Padula, uno splendido monumento campano (A3, uscita Padula) che merita una visita. Una nuova iniziativa seminariale. organizzata da istituzioni locali, con il patrocinio di altre istituzioni locali e rivolta alle istituzioni, ovviamente. Il tema è la comunicazione, il marketing e quant'altro. Nobile finalità se non mancasse un'essenziale attore come l'ordine professionale dei giornalisti. C'è per la verità un giornalista in pensione che tiene una relazione tra le altre, ma la grande parte degli interventi è affidata a rispettabilissimi uomini delle istituzioni che parleranno da par loro della materia. Non sto difendendo la corporazione, ma so anche che alcuni di coloro che sono chiamati a tenere le conferenze, anzi il programma le chiama lectio, svolgono - devo dire abusivamente - l'attività giornalistica e dirigono senza averne titolo professionale uffici stampa e comunicazione di enti pubblici.
Noi crediamo che ci sia una legge dello stato da far applicare, la legge 150, e che chi la viola si metta in cattedra e insegni come si fa comunicazione e marketing sia come minimo in contraddizione con se stesso.
Detto questo - visto che si pagano 50 euro per partecipare al corso (che è uno di quei corsi "dal bando ingannevole", secondo me, contro i quali si scaglia il presidente dell'ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli) - invito vivamente tutti a risparmiarsi quei soldi e a spenderli con la propria fidanzata per una cena romantica, dopo una visita alla Certosa di Padula.
Noi crediamo che ci sia una legge dello stato da far applicare, la legge 150, e che chi la viola si metta in cattedra e insegni come si fa comunicazione e marketing sia come minimo in contraddizione con se stesso.
Detto questo - visto che si pagano 50 euro per partecipare al corso (che è uno di quei corsi "dal bando ingannevole", secondo me, contro i quali si scaglia il presidente dell'ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli) - invito vivamente tutti a risparmiarsi quei soldi e a spenderli con la propria fidanzata per una cena romantica, dopo una visita alla Certosa di Padula.
domenica 1 marzo 2009
Palmesano
Enzo Palmesano, il giornalista fatto oggetto di vigliacche intimidazioni dai malavitosi è - come ha suggerito Carlo Verna - sotto scorta mediatica: i colleghi di carta stampata e altri media gli sono vicini tenendo desta l'attenzione sul suo caso.
A lui tutta la nostra ammirazione per il lavoro che svolge.
A lui tutta la nostra ammirazione per il lavoro che svolge.
giovedì 12 febbraio 2009
Un sindacato, non una cafetteria
Il presidente dell'Assostampa Campania Enzo Colimoro comunica: nel decennale "dello sfratto dei giornalisti della Campania dalla Casina del Boschetto in Villa Comunale (novembre 1999)" di voler mobilitare le coscienze per tornare alla villa comunale. Insomma: riprendiamoci il Circolo della Stampa di Napoli, "una sede naturale - argomenta - dove potere fare vivere la cultura e le culture senza alcuna distinzione". Colimoro puntualizza: "I giornalisti, è bene ribadire, furono mandati via per finita locazione e non per morosità come ancora qualcuno si ostina a sostenere senza, evidentemente, conoscere i fatti".
Allora ci hanno sfattati o no? E se non ci stiamo più là dentro qual è la ragione? E' una domanda retorica; io la risposta la so: e se il Comune di Napoli portasse a termine la vicenda giudiziaria potrebbe finire ancora peggio di com'è andata...
A Colimoro - il quale farebbe bene a convocare una bella riunione prima di annunciare iniziative su un tema controverso come quello del circolo della stampa che a disoccupati e precari frega davvero poco (scusate il populismo, frega poco davvero) -, dico quel che mi muove dentro solo l'ipotesi di un nuovo circolo della stampa...
Il mio ricordo di giovane giornalista che quel circolo della stampa frequentava di striscio, era di luogo di separazione tra colleghi e colleghi e finanche tra giornalisti e città. Gli anni Ottanta non vorrei tornassero. Ho visto Montanelli e Biagi in quel circolo e non a discutere con i colleghi giovani ma solo a pranzo. Era un luogo fighetto dove credo che finanche ci facessero matrimoni e party, un business che con la professione non aveva niente a che spartire. Il piano terra elegante e ovattato, cozzava con il piano superiore dove c'era la Cajenna di Trevisan (lo dico con simpatia) e ci aspettava il girone (per noi ragazzi) delle signore che raccoglievano le quote. Un luogo a cui avvicinarsi con l'ironia con cui si guarda un presepe alla buona, fatto in casa.
Colimoro annuncia: "La situazione Circolo della Stampa è approdata anche su Facebook dove è stato aperto un gruppo 'Riprendiamoci il Circolo della Stampa' al quale, in poche ore, hanno dato la loro adesione oltre duecento persone tra colleghi intellettuali e cittadini", il che non mi pare che sia un fatto. E' un fenomeno virtuale che non può superare un confronto nei luoghi deputati... magari anche via Skype.
Quindi quando dice che "L'Assostampa Campania, insieme a tutte le strutture della professione, organizzerà per fine mese una mobilitazione pubblica, aperta a tutti, proprio all'esterno del Circolo per sensibilizzare istituzioni e cittadini regionali affinchè venga restituito alla città di Napoli il Circolo della Stampa in linea l'esigenza di consentire alla città di riappropriarsi di spazi culturali e intellettuali, eccetra eccetera'', rappresenta il suo punto di vista (e quello di Facebook, con tutto il rispetto).
Sui conti dell'Assostampa e del Circolo da due anni stiamo battendo la testa assorbendo le migliori energie del direttivo Assostampa. Non sono convinto che i cattivoni siano Bassolino e quelli del Comune che ci hanno cacciato per fine locazione; ma, come sanno bene i colleghi, la vicenda è assai più complessa e - assieme a quella della gestione del circolo della stampa - ha messo pesantemente in crisi i conti economici di tutta la struttura sindacale campana.
Ecco, mettiamoci a lavorare assicurando ai dipendenti dell'Assostampa un sicuro posto di lavoro e ai colleghi servizi in linea con un sindacato moderno; mettiamoci al lavoro per sistemare il disastrato conto economico. Non abbiamo bisogno di operazioni di facciata o di club house da gestire: siamo un sindacato non una cafetteria.
Allora ci hanno sfattati o no? E se non ci stiamo più là dentro qual è la ragione? E' una domanda retorica; io la risposta la so: e se il Comune di Napoli portasse a termine la vicenda giudiziaria potrebbe finire ancora peggio di com'è andata...
A Colimoro - il quale farebbe bene a convocare una bella riunione prima di annunciare iniziative su un tema controverso come quello del circolo della stampa che a disoccupati e precari frega davvero poco (scusate il populismo, frega poco davvero) -, dico quel che mi muove dentro solo l'ipotesi di un nuovo circolo della stampa...
Il mio ricordo di giovane giornalista che quel circolo della stampa frequentava di striscio, era di luogo di separazione tra colleghi e colleghi e finanche tra giornalisti e città. Gli anni Ottanta non vorrei tornassero. Ho visto Montanelli e Biagi in quel circolo e non a discutere con i colleghi giovani ma solo a pranzo. Era un luogo fighetto dove credo che finanche ci facessero matrimoni e party, un business che con la professione non aveva niente a che spartire. Il piano terra elegante e ovattato, cozzava con il piano superiore dove c'era la Cajenna di Trevisan (lo dico con simpatia) e ci aspettava il girone (per noi ragazzi) delle signore che raccoglievano le quote. Un luogo a cui avvicinarsi con l'ironia con cui si guarda un presepe alla buona, fatto in casa.
Colimoro annuncia: "La situazione Circolo della Stampa è approdata anche su Facebook dove è stato aperto un gruppo 'Riprendiamoci il Circolo della Stampa' al quale, in poche ore, hanno dato la loro adesione oltre duecento persone tra colleghi intellettuali e cittadini", il che non mi pare che sia un fatto. E' un fenomeno virtuale che non può superare un confronto nei luoghi deputati... magari anche via Skype.
Quindi quando dice che "L'Assostampa Campania, insieme a tutte le strutture della professione, organizzerà per fine mese una mobilitazione pubblica, aperta a tutti, proprio all'esterno del Circolo per sensibilizzare istituzioni e cittadini regionali affinchè venga restituito alla città di Napoli il Circolo della Stampa in linea l'esigenza di consentire alla città di riappropriarsi di spazi culturali e intellettuali, eccetra eccetera'', rappresenta il suo punto di vista (e quello di Facebook, con tutto il rispetto).
Sui conti dell'Assostampa e del Circolo da due anni stiamo battendo la testa assorbendo le migliori energie del direttivo Assostampa. Non sono convinto che i cattivoni siano Bassolino e quelli del Comune che ci hanno cacciato per fine locazione; ma, come sanno bene i colleghi, la vicenda è assai più complessa e - assieme a quella della gestione del circolo della stampa - ha messo pesantemente in crisi i conti economici di tutta la struttura sindacale campana.
Ecco, mettiamoci a lavorare assicurando ai dipendenti dell'Assostampa un sicuro posto di lavoro e ai colleghi servizi in linea con un sindacato moderno; mettiamoci al lavoro per sistemare il disastrato conto economico. Non abbiamo bisogno di operazioni di facciata o di club house da gestire: siamo un sindacato non una cafetteria.
venerdì 6 febbraio 2009
a proposito della legge 150
Incontro due colleghi che hanno problemi convergenti e distinti. Il primo si è trovato di fatto a essere a capo dell'ufficio stampa di un ente pubblico senza essere iscritto all'ordine dei giornalisti, e mi chiede come potrà fare per iscriversi all'ordine. Difficile se non comincia una sua collaborazione giornalistica autonoma rispetto all'attività che egli svolge di comunicatore di un ente pubblico. La situazione riguarda anche i suoi collaboratori che sono due e uno solo di essi è pubblicista. Quello che aspira a diventare giornalista pubblicista di fatto non potrà maturare il periodo di collaborazione necessario non avendo il suo "capo" i requisiti. L'altro che invece publicista è, se non collabora (e non è detto che il suo contratto di lavoro glielo permetta) a qualche giornale, potrebbe finanche vedersi cancellato dall'albo non avendo appunto pubblicato negli ultimi anni.
E veniamo al caso di un altro collega che, giornalista professionsita, è stato assunto a tempo indeterminato con mansioni impiegatizie da un ente pubblico presso il quale prestava la sua opera da anni. Il collega avendo acceso anche un contratto di collaborazione ex articolo 2 con una testata giornalistica si vede - per paradosso - impedito dall'azienda pubblica che l'ha finalmente assunto a prestare regolarmente la sua attività giornalistica (evidentemente non può essere dipendente pubblico e di un privato contemporaneamente). A cosa rinuncerà il collega? Ai contributi previdenziali Inps (publici) o a quelli dell'Inpgi (a cui ha diritto per la sua attività giornalistica?). Nel giorno in cui presso la Sala della Loggia al Maschio Angioino c'è la presentazione del libro "Del Comunicare e dell'Informare - L'informazione e la Comunicazione Istituzionale dalla Costituzione italiana alla legge 150/2000", di Pasquale Di Benedetto, presidente Gruppo Uffici Stampa Campania (alla presentazione Enzo Colimoro, presidente Assostampa Campania; Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto FNSI; Gino Falleri, Presidente nazionale GUS; Ottavio Lucarelli, presidente Ordine Giornalisti Campania; Domenico Falco, vicepresidente Ordine Giornalisti Campania), dico: cari colleghi meditate.
E veniamo al caso di un altro collega che, giornalista professionsita, è stato assunto a tempo indeterminato con mansioni impiegatizie da un ente pubblico presso il quale prestava la sua opera da anni. Il collega avendo acceso anche un contratto di collaborazione ex articolo 2 con una testata giornalistica si vede - per paradosso - impedito dall'azienda pubblica che l'ha finalmente assunto a prestare regolarmente la sua attività giornalistica (evidentemente non può essere dipendente pubblico e di un privato contemporaneamente). A cosa rinuncerà il collega? Ai contributi previdenziali Inps (publici) o a quelli dell'Inpgi (a cui ha diritto per la sua attività giornalistica?). Nel giorno in cui presso la Sala della Loggia al Maschio Angioino c'è la presentazione del libro "Del Comunicare e dell'Informare - L'informazione e la Comunicazione Istituzionale dalla Costituzione italiana alla legge 150/2000", di Pasquale Di Benedetto, presidente Gruppo Uffici Stampa Campania (alla presentazione Enzo Colimoro, presidente Assostampa Campania; Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto FNSI; Gino Falleri, Presidente nazionale GUS; Ottavio Lucarelli, presidente Ordine Giornalisti Campania; Domenico Falco, vicepresidente Ordine Giornalisti Campania), dico: cari colleghi meditate.
mercoledì 21 gennaio 2009
Corecom: Festa, farina e forca
"Macerie, solo macerie". Gianni Festa presidente del Corecom Campania, descrive lo sconforto che ha trovato al suo insediamento. "Non ho personale, non posso istruire pratiche in queste condizioni".
E lo sconforto l'ha riportato pari pari al presidente dell'assemblea Sandra Lonardo che ha incontrato insieme ai capigruppo. COn Festa c'erano i componenti del comitato regionale per le comunicazioni: Enzo Todaro che ne è vice presidente, Gianni Russo, Francesco Eriberto D’Ippolito, Vincenzo Marino Cerrato, Giovanni Scala, Pietro Funaro, Giuseppe Giordano, Brunella Cimadomo.
Le difficoltà sono state rappresentate al capogruppo del Pd Pietro Ciarlo, del Pse Gennaro Oliviero, dei Popolari Udeur Fernando Errico, di Sinistra Democratica, Antonio Scala, di Forza Italia, Paolo Romano, dell’Udc Carmine Mocerino, i consiglieri regionali del Pd Donato Pica, di Italia dei Valori Francesco Manzi e Giuseppe Pietro Maisto, il rappresentante dell’opposizione Francesco D’Ercole.
Ed è stata la setssa Lonardo a spiegare che l’incontro (svoltosi il 20 genaio)è una "prima volta", mai "la Conferenza dei Capigruppo ha incontrato i membri eletti del Corecom, secondo quanto disposto dalla legge istitutiva del Corecom campano, approvata sei anni e mezzo fa, nel a luglio del 2002.
E se la Lonardo rivendica a se un merito ("la Regione Campania ha messo fine ad un lungo e non più sostenibile regime di prorogatio del vecchio Corerat. Il Corecom Campania è oggi nella pienezza dei poteri e delle funzioni)", il presidente del Corecom ha evidenziato che “vanno rimossi tutti gli ostacoli che impediscono il conferimento delle deleghe da parte dell’AgCom: questo significa che il Corecom deve poter disporre di personale qualificato e risorse adeguate che auspichiamo il Consiglio voglia garantire”.
Quaate cose da fare per il Corecom, sì, ma con qulai mezzi?
Il Presidente Lonardo haricordato le molteplici e delicate funzioni che il Comitato è chiamato a svolgere: "il pluralismo informativo, la difesa dei diritti dei minori, la disciplina del variegato settore delle telecomunicazioni”.
Fino ad oggi all'enunciazione di principio ha fatto seguito una concessione selvaggia dele frequenze e delle contribuzioni, inchieste su assuznioni sospette che hanno consentito ad editori senza scrupoli di lucrare prebende, un mercato delle antenne che ha soffocato la vera libertà d'antenna...
“Legalità e trasparenza sono i valori e i principi ai quali sarà informata tutta l’attività del Comitato – annuncia Festa – a cominciare da una proposta di legge che disciplini il sistema delle comunicazioni in Campania per mettere ordine e ripristinarne il valore educativo”.
Eccola qui, la legge di sistema; che riformi il sistema, ma non solo sulla carta...
Dai Gianni, ce la puoi fare...
E lo sconforto l'ha riportato pari pari al presidente dell'assemblea Sandra Lonardo che ha incontrato insieme ai capigruppo. COn Festa c'erano i componenti del comitato regionale per le comunicazioni: Enzo Todaro che ne è vice presidente, Gianni Russo, Francesco Eriberto D’Ippolito, Vincenzo Marino Cerrato, Giovanni Scala, Pietro Funaro, Giuseppe Giordano, Brunella Cimadomo.
Le difficoltà sono state rappresentate al capogruppo del Pd Pietro Ciarlo, del Pse Gennaro Oliviero, dei Popolari Udeur Fernando Errico, di Sinistra Democratica, Antonio Scala, di Forza Italia, Paolo Romano, dell’Udc Carmine Mocerino, i consiglieri regionali del Pd Donato Pica, di Italia dei Valori Francesco Manzi e Giuseppe Pietro Maisto, il rappresentante dell’opposizione Francesco D’Ercole.
Ed è stata la setssa Lonardo a spiegare che l’incontro (svoltosi il 20 genaio)è una "prima volta", mai "la Conferenza dei Capigruppo ha incontrato i membri eletti del Corecom, secondo quanto disposto dalla legge istitutiva del Corecom campano, approvata sei anni e mezzo fa, nel a luglio del 2002.
E se la Lonardo rivendica a se un merito ("la Regione Campania ha messo fine ad un lungo e non più sostenibile regime di prorogatio del vecchio Corerat. Il Corecom Campania è oggi nella pienezza dei poteri e delle funzioni)", il presidente del Corecom ha evidenziato che “vanno rimossi tutti gli ostacoli che impediscono il conferimento delle deleghe da parte dell’AgCom: questo significa che il Corecom deve poter disporre di personale qualificato e risorse adeguate che auspichiamo il Consiglio voglia garantire”.
Quaate cose da fare per il Corecom, sì, ma con qulai mezzi?
Il Presidente Lonardo haricordato le molteplici e delicate funzioni che il Comitato è chiamato a svolgere: "il pluralismo informativo, la difesa dei diritti dei minori, la disciplina del variegato settore delle telecomunicazioni”.
Fino ad oggi all'enunciazione di principio ha fatto seguito una concessione selvaggia dele frequenze e delle contribuzioni, inchieste su assuznioni sospette che hanno consentito ad editori senza scrupoli di lucrare prebende, un mercato delle antenne che ha soffocato la vera libertà d'antenna...
“Legalità e trasparenza sono i valori e i principi ai quali sarà informata tutta l’attività del Comitato – annuncia Festa – a cominciare da una proposta di legge che disciplini il sistema delle comunicazioni in Campania per mettere ordine e ripristinarne il valore educativo”.
Eccola qui, la legge di sistema; che riformi il sistema, ma non solo sulla carta...
Dai Gianni, ce la puoi fare...
lunedì 19 gennaio 2009
Ciao Antonio

Sono stato abbastanza fortunato a conoscere alcuni bravi professionist,artigiani dell'imagine,pacati e attenti ricercatori di brani di verità come Antonio Troncone, uno dei fotogiornalisti da "marciapiede", senza eroismi da ostentare, che qualche volta ha accompagnato anche me ( o io ho accompagnato lui,meglio) in qualche servizio nella jungla napoletana. Un zaluto affettuoso ad un signore della nostra professione che se n'è andato.
mercoledì 14 gennaio 2009
Telefonini e aggressioni, giornalisti sotto attacco
Che siano i giornalisti quelli da mettere sotto tiro?
L'altro giorno a Napoli la Iervolino ha impedito ai colleghi di entrare al palazzo San Giacomo, oggi a Poggioreale nell'aula bunker dove si svolge il processo sulla gestione dei rifiuti i giornalisti hanno dovuto consegnare i cellulari all'ingresso su disposizione della procura generale.
E nelle stesse ore - non c'è poi tanta differenza - i reporter di Metropolis Tv a Pagani (Salerno) venivano pesantemente aggrediti da pseudotifosi prima di una partita.
Ecco lo scenario: "in Campania giornalisti sotto tiro" è ancora uno slogan?
L'altro giorno a Napoli la Iervolino ha impedito ai colleghi di entrare al palazzo San Giacomo, oggi a Poggioreale nell'aula bunker dove si svolge il processo sulla gestione dei rifiuti i giornalisti hanno dovuto consegnare i cellulari all'ingresso su disposizione della procura generale.
E nelle stesse ore - non c'è poi tanta differenza - i reporter di Metropolis Tv a Pagani (Salerno) venivano pesantemente aggrediti da pseudotifosi prima di una partita.
Ecco lo scenario: "in Campania giornalisti sotto tiro" è ancora uno slogan?
giovedì 8 gennaio 2009
calendario
Contratto, a gennaio tocca al governo. Per riformare la 416
Per sbloccare la trattativa fra Fnsi e Fieg scende in campo anche il governo. Berlusconi ha annnunciato l'apertura di un tavolo a Palazzo Chigi per i primi giorni di gennaio. L'idea è quella di accelerare sulla riforma della 416 magari spostando sulla fiscalità generale una parte degli oneri che attualmente pesano sui bilanci Inpgi per quanto riguarda pre-pensionamenti e cassa integrazione. C'è anche una commissione della Fieg che, a quanto risulta, sta delineando vari scenari per la crisi che i giornali si apprestano ad affrontare per il 2009. Gli ultimi dati sulle vendite di novembre sono allarmanti (anche se secondo quanto dichiarato dal direttore nel nostro ultimo incontro, il Mattino ha mantenuto le sue posizioni. Vedremo quello che lunedì dirà l'azienda).
Sempre per tornare a quello che si muove a livello di governo, c'è anche l'intenzione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Banaiuti, di arrivare fra febbraio e marzo alla convocazione degli stati generali sull'editoria. Sarà molto probabilmente quella l'occasione per studiare un'eventuale riforma dell'attuale sistema degli ammortizzatori sociali per i giornalisti.
Ma gli ostacoli per un allargamento della platea dei prepensionamenti non mancano. Qualche giorno fa la Poligrafici Editoriali ha chiuso l'accordo per l'ennesimo stato di crisi. Dovrebbe riguardare circa 50 colleghi. Ma, sempre secondo fonti bene informate, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, non vede di buon occhio una escalation di cassa integrazione e di prepensionamenti. Non a caso nel governo c'è chi pensa a realizzare una sorta di organismo di controllo che vigili sull'erogazione degli ammortizzatori. Il timore, espresso anche dai sindacati, è che molte aziende potrebbero sfruttare l'occasione per effettuare ristrutturazioni selvagge.
Per sbloccare la trattativa fra Fnsi e Fieg scende in campo anche il governo. Berlusconi ha annnunciato l'apertura di un tavolo a Palazzo Chigi per i primi giorni di gennaio. L'idea è quella di accelerare sulla riforma della 416 magari spostando sulla fiscalità generale una parte degli oneri che attualmente pesano sui bilanci Inpgi per quanto riguarda pre-pensionamenti e cassa integrazione. C'è anche una commissione della Fieg che, a quanto risulta, sta delineando vari scenari per la crisi che i giornali si apprestano ad affrontare per il 2009. Gli ultimi dati sulle vendite di novembre sono allarmanti (anche se secondo quanto dichiarato dal direttore nel nostro ultimo incontro, il Mattino ha mantenuto le sue posizioni. Vedremo quello che lunedì dirà l'azienda).
Sempre per tornare a quello che si muove a livello di governo, c'è anche l'intenzione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Banaiuti, di arrivare fra febbraio e marzo alla convocazione degli stati generali sull'editoria. Sarà molto probabilmente quella l'occasione per studiare un'eventuale riforma dell'attuale sistema degli ammortizzatori sociali per i giornalisti.
Ma gli ostacoli per un allargamento della platea dei prepensionamenti non mancano. Qualche giorno fa la Poligrafici Editoriali ha chiuso l'accordo per l'ennesimo stato di crisi. Dovrebbe riguardare circa 50 colleghi. Ma, sempre secondo fonti bene informate, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, non vede di buon occhio una escalation di cassa integrazione e di prepensionamenti. Non a caso nel governo c'è chi pensa a realizzare una sorta di organismo di controllo che vigili sull'erogazione degli ammortizzatori. Il timore, espresso anche dai sindacati, è che molte aziende potrebbero sfruttare l'occasione per effettuare ristrutturazioni selvagge.
mercoledì 7 gennaio 2009
Pignataro: vino, blog e facebook
Luciano Pignataro, giornalista della carta stampata (già cronista di giudiziaria, già capo di una redazione salernitana del Mattino di Napoli), è tra i maggiori esperti italiani di enogastronomia e firma un seguitissimo sito, il www.lucianopignataro.it
- La tua passione per il vino diventa un blog di successo. Ma qual è la diffferenza a scrivere sul Mattino e sul blog dello stesso argomento?
Molto profonda: il quotidiano si rivolge ad un pubblico generico, esige una scrittura semplice e di immediata comprensione. In rete il pubblico ha numeri di gran lunga inferiori, ma è costituito da specialisti e dunque si può avere la possibilità di entrare dentro gli argomenti, più nel merito stando bene attenti a non dilungarsi. Essere a cavallo tra i due strumenti di comunicazione è un grande vantaggio, diciamo che regala una rendita di posizione, perché in rete si ha la possibilità di essere aggiornati in tempo reale e di capire in quale direzione si muove il dibattitto o la tendenza di consumo. La reazione alla barrique, tanto per dire, è una cosa che il web da già per scontata da quattro, cinque anni e che solo adesso le guide specializzate iniziano a recepirla. Al tempo stesso lavorare in un quotidiano ti regala il senso della misura, la rapidità di capire su cosa devi puntare, l'esercizio a farti capire bene quando scrivi, a dribblare i personalismi. In genere il blogger puro tende a parlare ad una cerchia ristretta di interlocutori mentre il giornalista pensa sempre che ogni persona può essere un suo lettore potenziale.
-Immagini che a leggere i blog e gli articoli sul giornale siano gli stessi lettori (a proposito come stai a contatti)?
Se parliamo di vino, o comunque di argomenti specialistici, direi che i lettori sono attenti, anche perché io faccio spesso il gioco di rimbalzo e il giorno dopo metto in rete quanto ho scritto sul giornale. Naturalmente la rete ha una potenza enorme rispetto al giornale stampato perchè sei visibile immediatamente in tutta Italia, anzi, nel mondo. Io ho contatti praticamente da tutti i paesi e spesso Roma è la prima città per numero di accessi. Nel 2008 ho chiuso con poco più di un milione di contatti, 401.000 visitatori unici e con un buon posizionamento nella classifica di Blogbabel (più o meno tra 300 e 400 posto su 15.000 blog e siti, comunque tra i primi dieci italiani di food &beveradge) e nella Top100 Food di Google. Si tratta di sistemi di rilevamenti ancora un po' approssimativi, ma sono gli unici al momento che pososno dare l'idea del peso di un blog o di un sito.
-Storie di imprese, impressioni di assaggio, viaggi nelle aziende: si trova di tutto nel tuo sito e, forse, l'archivio è più "utile" dell'attualità. Lasci le novità per la carta stampata e "integri" così i due mezzi?O internet e giornale vanno ognuno per la propria strada?
I principi del successo sono gli stessi. La gente prima ti legge perché gli è utile, trova qualcosa che gli serve, notizie, recensioni, appuntamenti, numeri di telefono, indirizzi. Poi quando acquisisce la fiducia in te magari gli interessa anche cosa pensi. La polemica fa audience, ma in circoli comunque abbastanza ristretti, al consumatore comune non frega nulla delle numerose dispute che attraversano il mondo della gastronomia. Un po' come accade con la politica. La carta stampata ha più una funzione divulgativa, ormai le news volano tutte in rete ed è importante essere primi a darle. Ora c'è Facebook, i blog-diario arrancano, tutti quelli un po' troppo personalizzati sono in crisi di commenti e si è aperto un altro affascinante fronte nella comunicazione.
- Perchè le grandi imprese editoriali arrivano in ritardo e non fanno utili consistenti (almeno dicono) sulla rete?
C'è stata una generale sottovalutazione della rete da parte dei media tradizionali, soprattutto in Italia. Ma le cose stanno cambiando rapidamente e credo che dovremo abituarci ad uno scenario completamente diverso. Non per buttarla sul tuo terreno, ma penso che il nostro sindacato invece di recitare la parte dei camalli di Genova avrebbe dovuto cavalcare da subito la multimedialità e il cambiamento, farlo diventare una esigenza nostra e non degli editori. Oggi non c'è più distinzione tra fare una foto, scrivere un pezzo e girare un video. Può non piacere, ma le cose stanno così. Gli utili comunque sono in crescita, io stesso ho consigliato a volte di fare pubblicità in web perché quando è specialistica secondo me conviene.
-Come si distingue la pubblicità dall'informazione sul blog?
Esattamente come nei giornali o in tv. In modo netto. Poi ci sono le marchette, ma è un altro discorso. Io mi sono affidato ad un network specializzato in enogastronomia vietando ovviamente di prendere spot sul vino e mi trovo bene, mi consente di ripagare le spese di chi collabora con me.
- La tua passione per il vino diventa un blog di successo. Ma qual è la diffferenza a scrivere sul Mattino e sul blog dello stesso argomento?
Molto profonda: il quotidiano si rivolge ad un pubblico generico, esige una scrittura semplice e di immediata comprensione. In rete il pubblico ha numeri di gran lunga inferiori, ma è costituito da specialisti e dunque si può avere la possibilità di entrare dentro gli argomenti, più nel merito stando bene attenti a non dilungarsi. Essere a cavallo tra i due strumenti di comunicazione è un grande vantaggio, diciamo che regala una rendita di posizione, perché in rete si ha la possibilità di essere aggiornati in tempo reale e di capire in quale direzione si muove il dibattitto o la tendenza di consumo. La reazione alla barrique, tanto per dire, è una cosa che il web da già per scontata da quattro, cinque anni e che solo adesso le guide specializzate iniziano a recepirla. Al tempo stesso lavorare in un quotidiano ti regala il senso della misura, la rapidità di capire su cosa devi puntare, l'esercizio a farti capire bene quando scrivi, a dribblare i personalismi. In genere il blogger puro tende a parlare ad una cerchia ristretta di interlocutori mentre il giornalista pensa sempre che ogni persona può essere un suo lettore potenziale.
-Immagini che a leggere i blog e gli articoli sul giornale siano gli stessi lettori (a proposito come stai a contatti)?
Se parliamo di vino, o comunque di argomenti specialistici, direi che i lettori sono attenti, anche perché io faccio spesso il gioco di rimbalzo e il giorno dopo metto in rete quanto ho scritto sul giornale. Naturalmente la rete ha una potenza enorme rispetto al giornale stampato perchè sei visibile immediatamente in tutta Italia, anzi, nel mondo. Io ho contatti praticamente da tutti i paesi e spesso Roma è la prima città per numero di accessi. Nel 2008 ho chiuso con poco più di un milione di contatti, 401.000 visitatori unici e con un buon posizionamento nella classifica di Blogbabel (più o meno tra 300 e 400 posto su 15.000 blog e siti, comunque tra i primi dieci italiani di food &beveradge) e nella Top100 Food di Google. Si tratta di sistemi di rilevamenti ancora un po' approssimativi, ma sono gli unici al momento che pososno dare l'idea del peso di un blog o di un sito.
-Storie di imprese, impressioni di assaggio, viaggi nelle aziende: si trova di tutto nel tuo sito e, forse, l'archivio è più "utile" dell'attualità. Lasci le novità per la carta stampata e "integri" così i due mezzi?O internet e giornale vanno ognuno per la propria strada?
I principi del successo sono gli stessi. La gente prima ti legge perché gli è utile, trova qualcosa che gli serve, notizie, recensioni, appuntamenti, numeri di telefono, indirizzi. Poi quando acquisisce la fiducia in te magari gli interessa anche cosa pensi. La polemica fa audience, ma in circoli comunque abbastanza ristretti, al consumatore comune non frega nulla delle numerose dispute che attraversano il mondo della gastronomia. Un po' come accade con la politica. La carta stampata ha più una funzione divulgativa, ormai le news volano tutte in rete ed è importante essere primi a darle. Ora c'è Facebook, i blog-diario arrancano, tutti quelli un po' troppo personalizzati sono in crisi di commenti e si è aperto un altro affascinante fronte nella comunicazione.
- Perchè le grandi imprese editoriali arrivano in ritardo e non fanno utili consistenti (almeno dicono) sulla rete?
C'è stata una generale sottovalutazione della rete da parte dei media tradizionali, soprattutto in Italia. Ma le cose stanno cambiando rapidamente e credo che dovremo abituarci ad uno scenario completamente diverso. Non per buttarla sul tuo terreno, ma penso che il nostro sindacato invece di recitare la parte dei camalli di Genova avrebbe dovuto cavalcare da subito la multimedialità e il cambiamento, farlo diventare una esigenza nostra e non degli editori. Oggi non c'è più distinzione tra fare una foto, scrivere un pezzo e girare un video. Può non piacere, ma le cose stanno così. Gli utili comunque sono in crescita, io stesso ho consigliato a volte di fare pubblicità in web perché quando è specialistica secondo me conviene.
-Come si distingue la pubblicità dall'informazione sul blog?
Esattamente come nei giornali o in tv. In modo netto. Poi ci sono le marchette, ma è un altro discorso. Io mi sono affidato ad un network specializzato in enogastronomia vietando ovviamente di prendere spot sul vino e mi trovo bene, mi consente di ripagare le spese di chi collabora con me.
venerdì 2 gennaio 2009
la summa
premetto che i comitati di redazione de grandi giornali hanno la tendenza ad egemonizzare la riflessione sindacale, mettendo in secondo piano non solo l'esperienza dei piccoli giornali e relativi cdr, ma finanche quella della Fnsi. Il Corsera ha fatto una battaglia interna - anche abbastanza esplicita, alla segreteria Fnsi nella fase di approccio con la Fieg per la ripresa delle trattative, nella passata primavera - degna di miglior causa. I risultati conseguiti nei giornali più grandi dal sindacato interno, in materia di contrattazione aziendale, si tende a metterli in mostra come fossero medaglie, mentre si dimentica che la realtà composita delle singole aziende è il valore da tutelare nella contrattazione collettiva.
Detto questo,la lettera che segue, mi pare una buona summa dei problemi del sindacato nei giornali e delle nuove sfide in materia di multimedialità (per tacere del rapporto con gli editori-non-editori).
Paola Pica, Elisabetta Soglio, Claudio Colombo e Pietro Lanzara, membri del
CDR del Corriere della Sera, hanno scritto questa "LETTERA AGLI AZIONISTI
DEL CORRIERE" pubblicata sull'edizione del 31 dicembre.
*******
Come azionisti del patto di sindacato, che controlla il 63,5 per cento diRcs Mediagroup, avete deliberato in Consiglio di amministrazione, il 16 dicembre, di dismettere il piano industriale triennale che avevate approvato nel 2007 e di rinviarne alla seconda metà del 2009 la revisione o
“rimodulazione”. Lo avete deciso nella convinzione che il piano sia ormai superato, a causa della grave crisi economica internazionale, e nella speranza che il quadro del mercato sia più stabile e rassicurante nel medio periodo.
Tuttavia, la crisi dell’Azienda non è dovuta soltanto all’erompere, negli ultimi mesi, di una congiuntura sfavorevole e di una recessione sferzante,che hanno fatto cadere verticalmente la raccolta pubblicitaria.
L’azzardo di acquisizioni rivelatesi per il momento disastrose, come quelle effettuate in Spagna proprio alla vigilia del crollo del mercato dei quotidiani (meno 42 per cento in nove mesi), ha già portato l’indebitamento del gruppo a sfiorare il valore dell’intero patrimonio.
La Rcs sconta ogni giorno l’inadeguatezza di un azionariato che non ha saputo disegnare una prospettiva affidabile per il futuro e che non ha avuto il coraggio di guardare avanti pianificando un “new deal” editoriale basato su investimenti, anche e soprattutto quelli tecnologici, adeguati ai tempi nuovi.
Adesso annunciate l’intenzione di “puntare su un notevole sviluppo della multimedialità”, ma l’Azienda ha latitato per anni e accumulato gravi ritardi per il rifiuto incomprensibile a discuterne con la Redazione e il CdR del Corriere.
Forse anche voi, come gli altri editori, attendete che un annunciato, miope contratto nazionale di lavoro azzeri ogni possibilità di trattativa e di programmazione condivisa. Mentre, al contrario, è evidente che nessuna forma di multimedialità potrà essere introdotta nella nostra testata senza passare attraverso il confronto e l’accordo con la Redazione.
Avete deciso di sostenere il management in “una forte azione di contenimento ad ogni livello dei costi e di recupero di efficienza”.
Ci saremmo aspettati una rigorosa e saggia strategia diretta a tagliare gli sprechi di gestione e di amministrazione così come gli sperperi della produzione e della diffusione gratuita mirata ad alzare il numero presunto dei lettori, a migliorare il livello di prodotti collaterali scelti e
imposti dal marketing in una crescente disaffezione del pubblico, a bloccare i giri di valzer di dirigenti che entrano ed escono giusto in tempo per raccogliere superliquidazioni d’oro.
Invece di salvaguardare l’autorevolezza del Corriere , minata tra l'altro dal preoccupante asservimento del giornale al marketing e ad una pubblicità sempre più invasiva degli spazi, della titolazione, degli articoli; invece di rilanciare i ricavi editoriali, erosi dal calo delle copie vendute, il piano di risparmi prospettato da Azienda e Direzione rischia proprio di penalizzare la qualità e la completezza del servizio ai lettori riducendo gli spazi dell'informazione.
I redattori del Corriere della Sera, riuniti in assemblea, hanno comunque confermato la disponibilità a fare la propria parte con un surplus di impegno e con senso di responsabilità, per il bene del giornale, accettando temporaneamente gli interventi che incidono più direttamente sulla loro attività.
In quanto azionisti, avete anche auspicato “un contesto di maggiore sensibilità istituzionale per il settore dell’editoria”. Una formula elegante per sollecitare più ampie provvidenze a carico della collettività e nuovi aiuti pubblici,da aggiungere ai fondi dei quali già beneficiate.
E’ vero, fra voi azionisti di Rcs non c’è nessun editore puro, che abbia nei giornali e nei media il proprio “core business”. Siete banchieri, imprenditori, finanzieri e capitani d’azienda che hanno altrove i propri principali interessi.
Non ci meraviglia, perciò, che bussiate al governo e ai partiti per farvi aprire le casse dello Stato, ma ci preoccupa e ci inquieta perché questo non vi renderà più liberi ma semmai più obbedienti.
In una fase confusa e delicata, la Redazione continua ad avere chiaro che il Corriere della Sera non è uno strumento nelle mani degli azionisti e vi ricorda ancora una volta che la missione di un giornale è di assicurare un’informazione libera, pluralista e, sempre e ovunque, indipendente.
Detto questo,la lettera che segue, mi pare una buona summa dei problemi del sindacato nei giornali e delle nuove sfide in materia di multimedialità (per tacere del rapporto con gli editori-non-editori).
Paola Pica, Elisabetta Soglio, Claudio Colombo e Pietro Lanzara, membri del
CDR del Corriere della Sera, hanno scritto questa "LETTERA AGLI AZIONISTI
DEL CORRIERE" pubblicata sull'edizione del 31 dicembre.
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Come azionisti del patto di sindacato, che controlla il 63,5 per cento diRcs Mediagroup, avete deliberato in Consiglio di amministrazione, il 16 dicembre, di dismettere il piano industriale triennale che avevate approvato nel 2007 e di rinviarne alla seconda metà del 2009 la revisione o
“rimodulazione”. Lo avete deciso nella convinzione che il piano sia ormai superato, a causa della grave crisi economica internazionale, e nella speranza che il quadro del mercato sia più stabile e rassicurante nel medio periodo.
Tuttavia, la crisi dell’Azienda non è dovuta soltanto all’erompere, negli ultimi mesi, di una congiuntura sfavorevole e di una recessione sferzante,che hanno fatto cadere verticalmente la raccolta pubblicitaria.
L’azzardo di acquisizioni rivelatesi per il momento disastrose, come quelle effettuate in Spagna proprio alla vigilia del crollo del mercato dei quotidiani (meno 42 per cento in nove mesi), ha già portato l’indebitamento del gruppo a sfiorare il valore dell’intero patrimonio.
La Rcs sconta ogni giorno l’inadeguatezza di un azionariato che non ha saputo disegnare una prospettiva affidabile per il futuro e che non ha avuto il coraggio di guardare avanti pianificando un “new deal” editoriale basato su investimenti, anche e soprattutto quelli tecnologici, adeguati ai tempi nuovi.
Adesso annunciate l’intenzione di “puntare su un notevole sviluppo della multimedialità”, ma l’Azienda ha latitato per anni e accumulato gravi ritardi per il rifiuto incomprensibile a discuterne con la Redazione e il CdR del Corriere.
Forse anche voi, come gli altri editori, attendete che un annunciato, miope contratto nazionale di lavoro azzeri ogni possibilità di trattativa e di programmazione condivisa. Mentre, al contrario, è evidente che nessuna forma di multimedialità potrà essere introdotta nella nostra testata senza passare attraverso il confronto e l’accordo con la Redazione.
Avete deciso di sostenere il management in “una forte azione di contenimento ad ogni livello dei costi e di recupero di efficienza”.
Ci saremmo aspettati una rigorosa e saggia strategia diretta a tagliare gli sprechi di gestione e di amministrazione così come gli sperperi della produzione e della diffusione gratuita mirata ad alzare il numero presunto dei lettori, a migliorare il livello di prodotti collaterali scelti e
imposti dal marketing in una crescente disaffezione del pubblico, a bloccare i giri di valzer di dirigenti che entrano ed escono giusto in tempo per raccogliere superliquidazioni d’oro.
Invece di salvaguardare l’autorevolezza del Corriere , minata tra l'altro dal preoccupante asservimento del giornale al marketing e ad una pubblicità sempre più invasiva degli spazi, della titolazione, degli articoli; invece di rilanciare i ricavi editoriali, erosi dal calo delle copie vendute, il piano di risparmi prospettato da Azienda e Direzione rischia proprio di penalizzare la qualità e la completezza del servizio ai lettori riducendo gli spazi dell'informazione.
I redattori del Corriere della Sera, riuniti in assemblea, hanno comunque confermato la disponibilità a fare la propria parte con un surplus di impegno e con senso di responsabilità, per il bene del giornale, accettando temporaneamente gli interventi che incidono più direttamente sulla loro attività.
In quanto azionisti, avete anche auspicato “un contesto di maggiore sensibilità istituzionale per il settore dell’editoria”. Una formula elegante per sollecitare più ampie provvidenze a carico della collettività e nuovi aiuti pubblici,da aggiungere ai fondi dei quali già beneficiate.
E’ vero, fra voi azionisti di Rcs non c’è nessun editore puro, che abbia nei giornali e nei media il proprio “core business”. Siete banchieri, imprenditori, finanzieri e capitani d’azienda che hanno altrove i propri principali interessi.
Non ci meraviglia, perciò, che bussiate al governo e ai partiti per farvi aprire le casse dello Stato, ma ci preoccupa e ci inquieta perché questo non vi renderà più liberi ma semmai più obbedienti.
In una fase confusa e delicata, la Redazione continua ad avere chiaro che il Corriere della Sera non è uno strumento nelle mani degli azionisti e vi ricorda ancora una volta che la missione di un giornale è di assicurare un’informazione libera, pluralista e, sempre e ovunque, indipendente.
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